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Le scommesse si devono pagare?

23 Settembre 2021
Le scommesse si devono pagare?

Debiti di gioco o scommessa: ecco perché non bisogna mai preoccuparsi se il creditore bussa alla porta. 

Chi si chiede se le scommesse si devono pagare non conosce bene come funziona la legge in Italia. 

L’attuale normativa regolamenta le Agenzie di scommesse e i siti online che praticano il gioco d’azzardo tutelando i clienti da truffe e inadempimenti. Si deve però trattare di un soggetto che ha ottenuto l’autorizzazione dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, che ha il compito di controllare il settore, concedendo le autorizzazioni e inibendo l’attività a chi ne è privo. 

Discorso diverso riguarda le scommesse tra privati, il fantacalcio tra amici e tutte le giocate che magari si possono fare al bar o su un tavolo di panno verde. 

La legge italiana – e questo potrà sembrare strano a molti – stabilisce chiaramente che le scommesse non si devono pagare e si tratta di un comportamento perfettamente legale. Magari sotto un profilo morale o sociale potrà apparire riprovevole: chi dà la propria parola e poi non la mantiene viene definito un fanfarone, un imbroglione; a volte, viene stalkerizzato e, nella peggiore delle ipotesi, costretto a pagare con le cattive.

Ma c’è un dato di fatto: per legge nessuno può essere obbligato a rispettare le promesse, siano esse verbali o scritte. Nessun valore ha quindi – almeno per il Codice civile o per quello penale – la scrittura privata con cui Marco si impegna a dare mille euro a Matteo qualora dovesse perdere la scommessa o la stretta di mano con cui Luigi promette a Giovanni di intestargli la casa qualora quest’ultimo dovesse batterlo a carte.

Cerchiamo di capire qual è la base normativa di tale conclusione.

L’articolo 2034 del Codice civile definisce, con una particolare espressione, tutti i debiti derivanti dal gioco e scommesse: li chiama «obbligazioni naturali». “Naturali” perché non discendono da un obbligo di legge ma dalla convenzione sociale, che – come sapete tutti – non può essere oggetto di coercizione da parte di qualsiasi giudice. Il tribunale non può intromettersi in quei tipici impegni di carattere morale come, ad esempio, un regalo di compleanno, la busta per le nozze, il gesto di disimpegno per un piacere ricevuto. Non hanno valore persino le promesse di future donazioni, poiché la donazione è un gesto che deve rimanere sempre spontaneo, frutto di generosità: sicché, non è ammessa alcuna imposizione, neanche se proveniente dallo stesso donante. 

Torniamo alle obbligazioni naturali. Per comprendere la norma del Codice civile sopra richiamata – e che, a prima lettura, potrebbe apparire un po’ contorta – è necessario leggerla al contrario, partendo cioè dall’ultima affermazione. L’articolo dice che i doveri che discendono da impegni morali o sociali, come appunto le scommesse o il gioco d’azzardo, non producono alcun effetto giuridico. Questo significa, in parole povere, che chi non paga una scommessa o una giocata non può essere trascinato in tribunale: il creditore – che poi, pertanto, creditore non è – non può agire contro di lui, non può citarlo in giudizio civile, non può avviare un recupero crediti o un pignoramento, né tantomeno può denunciarlo per averlo fregato facendogli credere che avrebbe rispettato l’impegno.

Non ha senso, a questo punto, neanche parlare di prescrizione dei debiti di gioco visto che, con o senza di essa, questi non possono essere pretesi. 

A ciò si aggiunge un’altra importante conseguenza (che farà piacere ai figli di giocatori incalliti): i debiti derivanti dal gioco e dalle scommesse non si trasferiscono agli eredi. Dunque, chi accetta l’eredità non dovrà pagare per eventuali impegni morali presi dal defunto, neanche se il creditore dovesse sbandierargli sotto il naso un foglio firmato da quest’ultimo.  

A volte, ci si suicida per i debiti di gioco solo perché l’avversario ha usato le minacce contro il giocatore sconfitto o contro i suoi familiari.

Non si può pretendere l’adempimento neanche se il giocatore ha firmato, prima o dopo la nascita del debito, un documento con cui ne promette il pagamento: resterebbe comunque carta straccia. 

C’è un ultimo aspetto da considerare: chi, pur non essendo tenuto a pagare debiti di gioco o scommesse, lo fa ugualmente, in modo spontaneo (cioè senza essere stato costretto con la forza o con l’inganno) e in piena capacità d’intendere e volere non può dopo ripensarci e chiedere la restituzione dei propri soldi. Neanche un giudice sarebbe tenuto ad accordargli tutela. Questo perché – precisa sempre il Codice civile – quanto è stato dato in esecuzione di doveri morali o sociali non può essere chiesto indietro. 

Questo stesso discorso vale anche per chi paga un debito prescritto: se lo fa spontaneamente e in piena capacità mentale non può poi chiedere il rimborso della somma già versata. Quindi, attenzione: fatevi sempre prima due calcoli. Tanto i termini di prescrizione, nella peggiore delle ipotesi, si contano sulle dita di due mani: non possono infatti essere superiori a 10 anni.



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