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Con il matrimonio il cambio residenza è automatico?

8 Dicembre 2021 | Autore:
Con il matrimonio il cambio residenza è automatico?

Il matrimonio non obbliga i coniugi ad avere la stessa residenza.

Spesso, capita che marito e moglie abbiano residenze differenti. Si pensi ad esempio quando, per esigenze di lavoro, i coniugi sono costretti a vivere in città diverse. Con il matrimonio il cambio della residenza non è automatico. Pertanto, sia la moglie sia il marito possono rimanere iscritti nei registri dell’anagrafe del proprio Comune anche dopo essersi sposati.

Nessuna norma giuridica prevede che dall’unione matrimoniale debba necessariamente derivare l’obbligo di risiedere nello stesso luogo e la presenza di due residenze anagrafiche non contrasta con il dovere di coabitazione.

In sostanza, coabitazione e residenza sono cose distinte e separate. La prima si configura come un dovere familiare, dalla cui violazione può derivare una pronuncia di addebito della separazione a carico del coniuge che ha “abbandonato il tetto coniugale”. Invece, la residenza è il luogo in cui la persona ha la dimora abituale [1] e può assumere rilevanza ai fini fiscali.

Matrimonio: la residenza cambia in automatico?

L’articolo 143 del Codice civile dispone espressamente che dal matrimonio deriva l’obbligo reciproco alla coabitazione. I coniugi, quindi, dopo le nozze devono impegnarsi reciprocamente a convivere in maniera durevole presso la stessa residenza. Inoltre, devono concordare tra loro l’indirizzo della vita familiare e fissare la residenza della famiglia secondo le esigenze di entrambi e quelle preminenti della famiglia stessa [2].

Ne consegue che se marito e moglie non dovessero accordarsi sul luogo dove fissare la vita familiare, uno dei due potrà rivolgersi al tribunale. Il giudice, innanzitutto, tenterà di trovare una soluzione che soddisfi entrambi. In caso contrario, adotterà la soluzione ritenuta più opportuna in considerazione delle esigenze di unità e della vita della famiglia.

Per quanto riguarda poi il dovere di coabitazione, l’esplicita previsione legislativa, finalizzata a rendere più concreta l’unità familiare, non comporta, però, che i coniugi debbano necessariamente risiedere nello stesso immobile. In altre parole, il matrimonio non implica in automatico il cambio della residenza e l’obbligo di coabitazione non impedisce che marito e moglie abbiano residenze differenti.

È possibile che per motivi lavorativi o familiari i coniugi debbano mantenere la residenza in posti diversi senza che venga necessariamente meno l’unione familiare. Ne consegue che è consentito l’allontanamento dalla casa coniugale purché detta decisione sia temporanea e concordata da entrambi i coniugi.

Cosa succede se si viola l’obbligo di coabitazione?

Si ha violazione dell’obbligo di coabitazione se la moglie o il marito decide di abbandonare la casa coniugale senza che vi sia una giusta causa e senza intenzione di voler fare ritorno, eventualmente spostando anche la residenza.

In tali ipotesi, il coniuge “abbandonato” può chiedere la separazione con addebito mentre l’altro, se la separazione gli viene addebitata, può perdere i diritti successori e la possibilità di esigere l’assegno di mantenimento.

Viceversa, non si configura una violazione del dovere di convivenza, ad esempio, quando:

  1. un coniuge pone in essere comportamenti incompatibili con la prosecuzione della coabitazione;
  2. sussiste una crisi coniugale e l’allontanamento ne rappresenta una conseguenza;
  3. è stata presentata domanda di separazione, di annullamento, di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio.

Quali sono i profili fiscali della residenza disgiunta?

Dal punto di vista fiscale, la residenza fissata dal contribuente rileva per quanto riguarda il pagamento delle tasse.

In relazione all’ipotesi di residenza disgiunta bisogna considerare che:

  • i benefici conseguiti ai fini della tassazione agevolata, dell’imposta di registro e dell’Iva per l’acquisto della prima casa sono vincolati alla residenza dell’acquirente nel medesimo Comune nel quale insiste l’unità immobiliare e non all’indirizzo dove quest’ultima è ubicata. Quindi, se l’acquirente risiede con il proprio coniuge presso un altro indirizzo nello stesso Comune nel quale si trova l’unità immobiliare acquistata, può usufruire del bonus prima casa anche se non vive nell’immobile. In pratica, l’acquirente non deve cambiare residenza rispetto al coniuge se entrambi risiedono nel Comune nel quale è ubicato l’immobile acquistato;
  • per quanto riguarda l’Irpef, la detrazione degli interessi passivi è subordinata all’utilizzo dell’immobile come abitazione principale, ovvero come dimora abituale, che può anche non coincidere con la residenza anagrafica. Ne consegue che se a seguito del matrimonio uno dei due coniugi va ad abitare nell’immobile di proprietà dell’altro, la detrazione viene persa;
  • in relazione all’Imu, per beneficiare dell’esenzione come abitazione principale occorre che il proprietario e i componenti del suo nucleo familiare vi dimorino abitualmente e vi risiedano anagraficamente [3]. Perciò, se moglie e marito hanno residenza diversa in due abitazioni distinte, nessuno dei due avrà diritto all’esenzione Imu. Invece, se entrambi risiedono nella stessa unità immobiliare che, quindi, è anche la loro dimora abituale, non dovranno pagare l’Imu. L’imposta andrà versata in relazione ad un ulteriore immobile di proprietà della moglie o del marito.

note

[1] Art. 43, co. 2 cod. civ.

[2] Art. 144 cod. civ.

[3] Art. 1, co. 741, L. n. 160/2019, di Bilancio per il 2020.


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