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Addebiti non autorizzati sul conto e truffe: come difendersi

15 Giugno 2014
Addebiti non autorizzati sul conto e truffe: come difendersi

Guida su come ottenere il risarcimento e il chargeback dalla banca in caso di prelievi fraudolenti sul tuo conto corrente.

Se, dall’estratto del tuo conto corrente, ti sei accorto che c’è stato un addebito di cui non sai nulla e, molto probabilmente, qualche sconosciuto ha effettuato, a tuo carico, un prelievo non autorizzato con successivo bonifico su altro conto o, magari, ha chiesto una ricarica di carta prepagata, hai un solo modo per difenderti. Leggendo questo articolo ti forniremo le istruzioni da seguire, anche alla luce di una recentissima sentenza del giudice di Pace di Bergamo [1], nella quale si chiarisce la tutela che la legge offre al cittadino truffato.

I primi passi

La prima cosa da fare è segnalare l’episodio tanto alla banca quando ai carabinieri, sporgendo apposita querela.

Una copia della querela dovrà essere esibita anche all’istituto di credito.

Fatto ciò, è possibile avviare la procedura di chargeback, ossia la richiesta di indennizzo alla vostra stessa banca per il recupero delle somme fraudolentemente prelevate.

Se la banca non dovesse adempiere alla richiesta, potete sempre far ricorso all’ABF oppure alla magistratura civile (giudice di pace, per le richieste di indennizzo fino a 5mila euro; tribunale, per quelle di valore superiore).

La responsabilità

Nell’eventuale causa, il regime delle prove è a vostro favore. Infatti – come chiarisce la citata sentenza del giudice di pace di Bergamo – qualora il cliente neghi di aver autorizzato un’operazione di pagamento, lamentando l’intrusione fraudolenta di terzi nel proprio conto corrente online, spetta alla banca dimostrare (cosiddetta “inversione dell’onere della prova”) che l’illecito è avvenuto per colpa o dolo del cliente medesimo, ossia che quest’ultimo – per esempio – non ha custodito correttamente le proprie credenziali di accesso all’home banking.

In altre parole, il solo fatto che un hacker o qualsiasi altro malintenzionato sia riuscito a sottrarre somme dal vostro conto corrente, non è sufficiente per affermare la vostra responsabilità per non aver usato la dovuta diligenza nel proteggere i risparmi.

È vero, infatti, che la legge [2] impone al cliente della banca di far buon uso dei propri sistemi di pagamento e di comunicare immediatamente alla banca lo smarrimento, il furto o l’uso non autorizzato del medesimo.

Dall’altro lato, però, è anche vero che l’istituto di credito ha l’obbligo di assicurare che i disposizioni di pagamento non siano accessibili a terzi malintenzionati.

Peraltro, il fatto che il cliente di un servizio di home banking abbia custodito diligentemente le proprie credenziali di accesso al proprio conto non esclude, comunque, la possibilità di intrusioni indebite da parte di terzi, intrusioni che, appunto, possono essere determinate da un insufficiente grado di protezione del servizio offerto dalla banca, a prescindere quindi da comportamenti negligenti del cliente.

Pertanto, dovrà essere l’istituto di credito a dover provare (per via della predetta inversione dell’onere della prova) la negligenza del proprio cliente nella custodia delle proprie credenziali di accesso all’home bancking. Non è, invece, il cliente a dover provare di aver adottato un comportamento diligente e corretto [3].

Se la banca non raggiunge tale prova, deve essere condannata alla rifusione delle somme sottratte al correntista.


note

Autore immagine Arpa

[1] G.d.P. Bergamo, sent. n. 3352/14 del 12.06.2014.

[2] Direttiva CE n. 2007/64/CE art. 7, comma 1.

[3] Trib. Asti, sent. 3.09.2012.


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