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Se la cartella Equitalia è caduta in prescrizione: come difendersi

15 Giugno 2014
Se la cartella Equitalia è caduta in prescrizione: come difendersi

Sanzioni amministrative e multe stradali; imposte sui redditi e Irpef: tutti i termini di prescrizione per le pretese dell’Amministrazione.

Anche i crediti dello Stato, riscossi per mano dell’Agente della Riscossione (Equitalia), possono cadere in prescrizione, ossia non possono essere più pretesi nei confronti del contribuente – che, quindi, non è tenuto a pagarli – dopo un determinato periodo. La nostra legge, infatti, al fine di garantire la certezza dei rapporti giuridici, consente ai creditori – siano essi pubblici o privati – di far valere le proprie pretese entro un limite massimo di tempo, oltre il quale il debitore si considera liberato da ogni obbligo. Ecco perché una delle prime cose da fare quando si riceve una cartella esattoriale è verificare, con attenzione, le date.

I termini di prescrizione sono diversi a seconda che la pretesa di Equitalia si riferisca a

  • sanzioni amministrative
  • tributi e tasse.

Prescrizione delle sanzioni amministrative

1. Il procedimento relativo alle multe inizia con l’invio al conducente di un verbale di accertamento. Esso va notificato al responsabile entro 90 giorni (360 giorni se residente all’estero) dalla data d’accertamento della violazione. I 90 giorni decorrono dall’accertamento. Se il 90° giorno è festivo, il termine scade il primo giorno feriale successivo.

Se la notifica arriva dopo tale termine, nulla è dovuto dal cittadino.

2. Successivamente, e comunque non oltre cinque anni dalla notifica del verbale, al contribuente va notificato un ulteriore atto, detto Ordinanza ingiunzione, salvo che il debitore non proponga impugnazione.

Nel caso di contravvenzioni per violazione del codice della strada, l`ordinanza ingiunzione viene emessa solo qualora il conducente abbia proposto ricorso al Prefetto e quest’ultimo lo abbia rigettato (in tal caso l’ordinanza ingiunzione va emessa entro 210 giorni dal ricevimento del ricorso).

3. Il terzo step è la notifica della cartella esattoriale.

Essa va notificata, da parte di Equitalia, entro i cinque anni successivi alla notifica dell`ordinanza ingiunzione, oppure del verbale di accertamento di violazione del codice della strada.

In alternativa, l’ente titolare del tributo può emettere direttamente – senza incaricare Equitalia, una ingiunzione di pagamento.

Se anche questo termine di cinque anni non viene rispettato la pretesa va in prescrizione e non può essere più imposto alcun pagamento al contribuente. Tuttavia, c’è sempre la possibilità che l’amministrazione abbia inviato un atto “interruttivo della prescrizione”, come per esempio una diffida di pagamento o un avviso di mora (la sostanza è identica). Tale notifica interrompe il termine di prescrizione che ritorna a decorrere da capo a partire da tale notifica (ed è sempre di cinque anni).

Il termine di prescrizione non è più di cinque anni, ma di dieci anni se Equitalia, anziché agire in forza della cartella esattoriale, sia ricorsa al giudice e, quindi, il suo titolo sia una sentenza o un decreto ingiuntivo.

Quale difesa in caso di prescrizione della cartella?

Per far valere la prescrizione della pretesa della P.A. non è necessario attendere che Equitalia avvii atti esecutivi (pignoramento) o cautelari (fermo, ipoteca). Anzi, è consigliabile muoversi prima. In che modo?

La strada classica – e, presumibilmente, quella che vi suggerirà ogni avvocato – è quella del ricorso al giudice per ottenere l’annullamento della cartella.

Ma non è l’unica. Prima di tale fase, si può sempre tentare – senza bisogno di legali – con l’istanza di autotutela, ossia un ricorso presentato alla stessa Equitalia con cui si chiede di sgravare la cartella in quanto non dovuta.

Attenzione: la presentazione dell’istanza di autotutela non sospende i termini per presentare il ricorso al giudice che, pertanto, non potrà più essere fatto valere se, nel frattempo, perdurando il silenzio di Equitalia, i trenta giorni indicati nella cartella per l’azione sono scaduti.

A tal fine è utile richiamarsi alla recente normativa sulle “cartelle pazze” in base alla quale, se Equitalia non risponde entro 220 giorni, il ricorso si considera accolto.

Sul punto rinviamo alla nostra guida: “Come difendersi dalle cartelle Equitalia nulle o prescritte”.

Ovviamente, la strada più sicura resta sempre quella del ricorso al giudice, che è terzo e imparziale e, in più, consente sempre un appello.

Se l’importo richiesto da Equitalia è inferiore a € 1.100,00 il contribuente può, inoltre, presentare il ricorso al Giudice di Pace senza l’assistenza di un avvocato.

Se l’importo richiesto da Equitalia è superiore a € 1.100,00 è necessaria l’assistenza di un avvocato ma il Giudice di pace, dopo aver visto la copia della lettera con istanza di sgravio, potrà porre le spese processuali a carico di Equitalia. Anzi, secondo un recente orientamento, è anche possibile chiedere la condanna al risarcimento danni per lite temeraria (leggi: “Se il fermo o il pignoramento è illegittimo non accontentarti di chiederne l’annullamento”).

Prescrizione delle imposte sui redditi

Anche per la riscossione delle imposte sui redditi esistono dei termini di prescrizione scaduti i quali alcun pagamento può essere imposto al contribuente. A tal fine vi rinviamo alle nostre due guide:

Fino a quando Equitalia può riscuotere le imposte sui redditi?  

Imposte sul reddito: fino a quando Equitalia può procedere alla riscossione?  

Prescrizione delle tasse: fino a quando il Fisco può pretendere i pagamenti


note

Autore immagine: 123rf com


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