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Coniuge perde il lavoro dopo il divorzio: può chiedere il mantenimento?

23 Settembre 2021
Coniuge perde il lavoro dopo il divorzio: può chiedere il mantenimento?

L’intervenuto stato di disoccupazione dopo la sentenza che decide le condizioni di separazione o divorzio non comporta in automatico il diritto a ottenere l’assegno di mantenimento da parte dell’ex. 

Al momento della separazione o del divorzio, il giudice, nel verificare se sussistono i presupposti per la concessione del mantenimento a favore del coniuge economicamente più debole, verifica il reddito di entrambe le parti e le capacità di questi di rendersi autosufficienti (attitudine al lavoro, condizioni fisiche, età, stato di salute, formazione, ecc.). Ciò significa che, in presenza di moglie e marito con un lavoro e uno stipendio tale da garantire l’indipendenza l’uno dall’altro, non sarà accordato alcun assegno a favore di nessuno dei due. Ma cosa succede se il coniuge perde il lavoro dopo il divorzio: può chiedere il mantenimento? Il successivo stato di disoccupazione potrebbe essere un valido motivo per ritornare dinanzi al giudice e chiedere una sentenza di modifica delle condizioni di separazione o divorzio? 

Sul punto, si è pronunciata la Cassazione: il precedente offre un importante chiarimento [1]. Secondo la Corte, il semplice fatto di aver perso il lavoro dopo che sia stata già emessa la sentenza di separazione o divorzio non è un presupposto automatico per chiedere gli alimenti. Per incassare il mantenimento, infatti, l’ex dovrebbe dimostrare che le sue capacità professionali sono per sempre compromesse.

La ragione di tale pronuncia è facilmente comprensibile e la spiegheremo qui di seguito. 

Presupposto per l’assegno di mantenimento non è solo la disparità economica tra i due coniugi: di per sé, questa non basta. È necessario anche che il reddito del coniuge più “povero” non gli consenta di mantenersi da solo. Si pensi al caso di un marito ricco e di una moglie con un posto di insegnante nella scuola pubblica: a quest’ultima non sarà dovuto l’assegno mensile da parte dell’ex poiché lo stipendio percepito dallo Stato è più che sufficiente ai fini di un tenore di vita decoroso (ovviamente, al netto dei soldi necessari per i figli, che restano invece sempre dovuti).

C’è però un’ulteriore condizione a cui è subordinata la corresponsione degli “alimenti”, senza la quale neanche il coniuge disoccupato potrebbe pretenderli. Il richiedente l’assegno deve dimostrare la sua condizione di «non colpevolezza» per lo stato di indigenza. Insomma, se davvero vuole essere mantenuto, l’ex deve dare la prova di aver fatto di tutto per rendersi autonomo. Come? Mettendo a frutto le proprie capacità fisiche, le conoscenze acquisite con l’eventuale formazione post scolastica, le esperienze professionali e via dicendo. 

Pertanto, una persona giovane ed in piena salute, non potrà facilmente rivendicare il mantenimento; lo stesso dicasi per chi ha una capacità di produrre reddito derivatagli dalle conoscenze tecniche e dagli studi. 

Per questa ragione, lo stato di disoccupazione, a prescindere se anteriore o successivo alla separazione e/o al divorzio, non basta per essere mantenuti: se il decremento reddituale del richiedente l’assegno non risulta aver compromesso le sue capacità economiche e produttive e le competenze professionali spendibili sul mercato del lavoro non c’è motivo per chiedere gli alimenti.


note

[1] Cass. ord. n. 25636 del 22.09.2021.

Autore immagine: depositphotos.com


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