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Nuovo processo penale: tutto ciò che c’è da sapere

23 Settembre 2021 | Autore:
Nuovo processo penale: tutto ciò che c’è da sapere

La riforma Cartabia della giustizia penale: ecco come cambiano i giudizi per la tutela degli indagati e degli imputati.

La riforma della giustizia penale è realtà. Dopo un lungo iter parlamentare, il nuovo processo penale vedrà finalmente la luce, anche se entrerà a pieno regime soltanto nei prossimi anni. Molti i punti principali: dall’improcedibilità che impedirà ai giudizi di durare un’eternità fino alle nuove regole per le indagini preliminari, passando per i riti speciali che consentono di ottenere uno sconto di pena e il diritto all’oblio. Con questo articolo spiegheremo tutto ciò che c’è da sapere sul nuovo processo penale. Si tratta di una riforma a lungo attesa che, si spera, renderà i procedimenti più equi e soprattutto più veloci, grazie anche all’assunzione di nuovo personale nelle cancellerie e, in generale, negli uffici giudiziari.

La riforma a firma del ministro Cartabia si propone di correggere alcune storture del nostro ordinamento, tipo quella che penalizza una persona per il semplice fatto di essere sotto indagine. Prosegui nella lettura se l’argomento ti interessa: vedremo insieme tutto ciò che c’è da sapere sul nuovo processo penale.

La nuova improcedibilità nel processo penale: cos’è?

Innanzitutto, la riforma del processo penale voluta dal ministro Cartabia cerca di mettere un freno alla durata dei procedimenti. Come? Sancendo l’improcedibilità dei giudizi che, in appello e in Cassazione, durano troppo.

La riforma Bonafede entrata in vigore il primo gennaio 2020 aveva di fatto abolito la prescrizione nei gradi di giudizio successivi al primo. In pratica, una volta emessa la sentenza di primo grado, il giudizio in appello e in Cassazione poteva durare anche una vita intera, visto che non c’erano preclusioni di sorta.

Grazie alla riforma del processo penale, i giudizi in appello potranno durare al massimo due anni, mentre quelli in Cassazione solamente uno. Dopodiché, scatta l’improcedibilità e, di fatto, il processo si estingue.

Il giudice, al ricorrere di comprovati motivi (come ad esempio la complessità del caso o il numero degli imputati coinvolti) può stabilire una proroga: in questi casi, il giudizio di appello può durare fino a tre anni, quello in Cassazione fino a un anno e sei mesi. La proroga può essere solamente una e deve sempre essere giustificata. Contro di essa l’imputato può fare ricorso in Cassazione

Solo per i reati di associazione di stampo mafioso, terrorismo, violenza sessuale e associazione criminale finalizzata al traffico di stupefacenti, non c’è un limite al numero di proroghe, che vanno però sempre motivate dal giudice sulla base della complessità del processo.

Il regime dell’improcedibilità appena visto entrerà in vigore solamente a partire dal primo gennaio 2025. Nel frattempo, fino al 31 dicembre 2024, i termini di improcedibilità saranno più lunghi: 3 anni in appello; 1 anno e 6 mesi in Cassazione. Sempre con possibilità di proroga motivata.

I reati puniti con l’ergastolo restano esclusi dalla disciplina dell’improcedibilità. In altre parole, per questo tipo di delitti gravissimi non ci sono limiti di tempo.

Le indagini preliminari nel nuovo processo penale

La riforma del processo penale modifica durata e modalità delle indagini preliminari.

Innanzitutto, il pubblico ministero potrà chiedere il rinvio a giudizio solo quando gli elementi acquisiti

consentono una ”ragionevole previsione di condanna”. Insomma: il pm potrà esercitare l’azione penale solo quando sarà praticamente certo della responsabilità dell’indagato.

Le indagini avranno una durata certa, superata la quale non solo si potrà fare istanza al gip affinché il pm si decida, ma si potrà anche prendere visione degli atti contenenti le investigazioni fino a quel momento svolte.

In altre parole, se le indagini durano troppo, l’avvocato avrà diritto di presentarsi in Procura e prendere visione del fascicolo contenente le investigazioni svolte. Cosa che fino a questo momento era impossibile, in quanto il segreto sugli atti d’indagine era previsto per tutta la durata delle indagini.

Inoltre, sempre a tutela dell’indagato, il nuovo processo penale prevede che la semplice iscrizione all’interno del registro delle notizie di reato non possa avere alcun tipo di effetto pregiudizievole sul piano civile e amministrativo.

Ciò significa che, d’ora in avanti, il soggetto indagato non dovrà temere preclusioni alla propria carriera oppure altri svantaggi legati al solo fatto di essere sotto la lente della Procura.

La nuova udienza preliminare nel processo penale

Con il nuovo processo penale cambia anche l’udienza preliminare. La riforma Cartabia riduce i reati per i quali è prevista l’udienza preliminare, estendendo il numero dei crimini per cui si procede con la citazione diretta a giudizio.

In soldoni, ciò significa che l’imputato si vedrà recapitare il rinvio a giudizio direttamente dalla Procura, senza bisogno di celebrare l’udienza preliminare (per un maggiore approfondimento, si legga “Come cambia la giustizia penale“).

Laddove prevista, il giudice dell’udienza preliminare dovrà pronunciare la sentenza di non luogo a procedere quando gli elementi acquisiti non consentono una ragionevole previsione di condanna.

Appello: i nuovi limiti

Il nuovo processo penale pone dei limiti alla possibilità di proporre appello contro le sentenze: non saranno infatti più appellabili le sentenze di proscioglimento in caso di reati puniti con la sola pena pecuniaria. È il caso, ad esempio, della minaccia semplice.

Patteggiamento e abbreviato nel nuovo processo penale

Il nuovo processo penale prevede più vantaggi per chi sceglie di definire il giudizio con un rito alternativo.

Nel caso di giudizio abbreviato, oltre alla normale riduzione della pena di 1/3 nel caso di condanna, è previsto un ulteriore sconto nell’ipotesi in cui non si faccia appello. In questo caso, la pena finale verrà ancora diminuita di 1/6. Facciamo un esempio.

Tizio, a seguito di abbreviato, è condannato a 3 anni di reclusione, pena così determinata: 3 anni – 1/3 = 2. Decidendo di non proporre appello, la pena finale verrà ulteriormente scontata di 1/6, così da avere: 2 anni – 4 mesi (pari a 1/6 di 2 anni) = 20 mesi.

Per quanto riguarda il patteggiamento, per pene non superiori a due anni, l’accordo tra pm e avvocato potrà estendersi alle pene accessorie e alla loro durata, nonché alla confisca facoltativa e alla determinazione del suo oggetto e ammontare.

Anche la messa alla prova, che consente all’imputato di evitare la condanna prestando volontariamente un lavoro di pubblica utilità, viene esteso ai reati puniti con pena detentiva non superiore a 6 anni.

Il diritto all’oblio nel nuovo processo penale

Grazie al nuovo processo penale, dovranno essere cancellate dal web tutte le notizie dei procedimenti penali instaurati a carico di persone che sono state indagate o imputate e poi risultate innocenti, attraverso la “deindicizzazione” delle notizie di reato in seguito ad assoluzione o proscioglimento.

In pratica, inserendo nome e cognome di una persona che è stata imputata e poi assolta, non si dovrebbe trovare alcuna traccia del procedimento.

Reati procedibili a querela di parte

Secondo la legge italiana, i reati possono dividersi in due tipi: quelli procedibili d’ufficio, per i quali chiunque può sporgere denuncia e le forze dell’ordine possono intervenire autonomamente, e quelli procedibili a querela di parte, per cui la giustizia si attiva solo su segnalazione della vittima.

La riforma del processo penale estende la procedibilità a querela a specifici reati contro la persona e contro il patrimonio con pena non superiore nel minimo a due anni. La procedibilità resta invece d’ufficio se la vittima è incapace per età o infermità.

Non punibilità per particolare tenuità del fatto

Ad oggi, la legge dà la possibilità di non punire chi ha commesso un reato non grave, se il comportamento è stato occasionale e non ci sono danni rilevanti per la vittima.

Questo meccanismo di esclusione della punibilità viene ampliato dalla riforma della giustizia penale, estendendolo a tutti i reati la cui pena non sia superiore nel minimo a due anni, sola o congiunta a pena pecuniaria. Sono comunque sempre esclusi i reati di violenza contro le donne, ritenuti particolarmente gravi.

La violenza di genere nel nuovo processo penale

La riforma del processo penale voluta dal ministro Cartabia estende la portata del cosiddetto Codice rosso, cioè della procedura d’urgenza prevista per le violenze domestiche e di genere. In particolare, verranno inclusi anche i delitti in forma solamente tentata, come ad esempio il tentato omicidio o la tentata violenza sessuale.

È poi previsto l’arresto obbligatorio in flagranza per chi viola il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla vittima, come ad esempio in caso di maltrattamenti o stalking.

La mediazione nel nuovo processo penale

La riforma Cartabia delega il Governo a introdurre misure che favoriscano la mediazione penale, cioè l’incontro tra autore del reato e vittima, affinché il primo possa riparare al torto che ha arrecato e si possa scongiurare il processo (oppure, se è in corso, addivenire a una remissione della querela).



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