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Stalking: quando si rischia il carcere?

23 Settembre 2021 | Autore:
Stalking: quando si rischia il carcere?

La riforma del processo penale prevede l’obbligo di arresto in flagranza di chi non rispetta il divieto di avvicinarsi alla vittima dei suoi atti persecutori.

Mandare un messaggio via WhatsApp al giorno può essere cortesia. Mandarne un centinaio può essere un incubo per chi li riceve. Andare a trovare una persona ogni tanto può essere un gesto carino. Attaccarsi al suo citofono dalla mattina alla sera dà sicuramente fastidio. Ci sono dei comportamenti difficilmente giustificabili che fanno pensare ad un vero e proprio atto persecutorio. E se la finalità perseguita è poco o per niente gradita a chi si vede sobbarcato di messaggi e di continue citofonate, al punto di costringerlo a cambiare le proprie abitudini di vita, è un attimo sconfinare nello stalking. Quando si rischia il carcere?

La recente riforma del processo penale approvata dal Parlamento ha fatto un ulteriore giro di vite a tutela delle vittime degli stalker. In sostanza, chi violava il divieto di avvicinarsi a una persona restava libero, almeno la prima volta. Con l’evidente rischio di reiterazione del reato. Ora non è più così: se ti viene detto di stare alla larga da chi ti ha denunciato per stalking e ignori questo provvedimento, vai dritto in cella. È quello che si chiama «arresto obbligatorio in flagranza». Vediamo, allora, quando si rischia il carcere.

Stalking e molestie: sono lo stesso reato?

Prima di arrivare alle novità contenute nella riforma del processo penale che riguardano il reato di stalking, è il caso di fare una doverosa premessa. Spesso si tende a confondere il molestatore con lo stalker. Dirai – e come ti si potrebbe dare torto – che entrambi sono soggetti da evitare. Tuttavia, almeno a priori, uno è meno insidioso dell’altro.

Il reato di molestia viene commesso da chi, «per petulanza o altro biasimevole motivo», disturba un’altra persona:

  • in un luogo pubblico o aperto al pubblico (per strada, in piscina, al cinema, ecc.);
  • col mezzo del telefono (con telefonate o messaggi) o via e-mail.

Il molestatore, dunque, dimostra un atteggiamento di arrogante invadenza e di intromissione continua e inopportuna nella altrui sfera di libertà, anche attraverso un paio di telefonate giornaliere non gradite e fastidiose per chi le riceve. È il caso, ad esempio, di chi ti chiama alle 3 di notte per ricordarti che gli devi dei soldi o di chi ti disturba ogni giorno al lavoro per chiederti di uscire la sera appena stacchi pur sapendo già che gli dirai di no.

Lo stalker è diverso. Lui non si risparmia, non si arrende ai tuoi rifiuti, anzi: ogni tuo tentativo di stargli alla larga diventa per lui un motivo per rincarare la dose e mettere in atto un comportamento minaccioso. Passa dalla molestia allo stalking nel momento in cui la sua condotta è reiterata nel tempo e provoca in te e nella tua vita delle conseguenze negative: uno stato di permanente ansia e di paura per la tua incolumità e per quelli a te cari, l’urgente bisogno di cambiare abitudini per evitare a tutti i costi di incontrare quella persona, ecc.

Stalking diventa, così, sinonimo di atti persecutori. Affinché la condotta dello stalker diventi reato, però, ci vuole – oltre agli effetti già citati sulla vittima – che la condotta sia costante e ripetuta nel tempo, cioè che non sia sporadica. Altrimenti, come abbiamo visto prima, si deve parlare di molestie. Inoltre, deve essere appurato che la vittima non soffra di ansia o di paura per motivi non legati allo stalking ma a particolari patologie che nulla hanno a che fare con il comportamento di una determinata persona.

Stalking: come si viene puniti?

Lo stalking (o reato di atti persecutori che dir si voglia) viene punito con la reclusione da un anno a sei anni e sei mesi. Nella migliore delle ipotesi, perché la pena aumenta quando la vittima è:

  • il coniuge, anche separato o divorziato;
  • una persona a cui si è stati legati da relazione affettiva (fidanzato/a, convivente, ecc.);
  • minore di 18 anni;
  • donna in stato di gravidanza;
  • persona affetta da disabilità.

Si aggrava la situazione anche quando si commette il fatto con un’arma o nascondendo la propria identità.

La vittima deve sporgere querela entro sei mesi da quando si verificano i fatti. Il giudice può decidere per lo stalker il divieto di avvicinamento entro una certa distanza o di frequentare determinati luoghi in cui la vittima è solita trovarsi (il lavoro, la sua abitazione, la palestra in cui si allena regolarmente, ecc.).

Che succede se lo stalker viola questo divieto? Fino alla riforma del processo penale approvata recentemente dal Parlamento, il soggetto restava in libertà. Va da sé che la vittima dei suoi atti persecutori manteneva il suo stato d’ansia: rischiava di trovarselo comunque sotto casa o all’uscita dall’ufficio, di ricevere decine di messaggi e di telefonate.

Ora non è più così. La riforma prevede l’arresto obbligatorio in flagranza, per chi viola il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla vittima. Significa, in parole estremamente semplici, questo: o rispetti il divieto di avvicinarti a quella persona, o se ti becco ti metto dentro. Non ci sono mezze misure.



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4 Commenti

  1. Il mio ex compagno ha iniziato a pedinarmi, a farmi telefonate anonime, a controllare ripetutamente i miei social (lo so perché ho notato che guarda sempre le storie su Fb o Instagram e combinazione se mi trovo in un posto c’è anche lui)….Sono sinceramente seccata e angosciata. Vorrei evitare di denunciarlo perché mi dispiace metterlo nei guai però lui non capisce e mi sta mettendo ansia

  2. Sono uscita con un ragazzo che ho conosciuto in una compagnia di amicizie comuni. Così lui mi ha invitato a prendere qualcosa al bar da soli ed io ho accettato perché carino e gentile. Tutta una farsa… Non l’avessi mai fatto. Lui ha iniziato a scrivermi ossessivamente e a chiamarmi ogni giorno e quando mi vedeva online mi chiedeva perché non lo stessi rispondendo. Una persecuzione. Un giorno, gli ho chiesto di rivederci per chiarire e lui si è presentato con un mazzo di fiori. Io ero scocciata e quindi ho distrutto quei fiori e gli ho detto di non farsi mai più rivedere altrimenti avrei sporto denuncia. Da lì, per fortuna, è sparito

  3. Certi uomini, ma anche certe donne, non conoscono bene la soglia da non oltrepassare quando si parla di corteggiamento. Se vedi che dall’altra parte c’è un freno e un timore di non voler illudere né incentivare un certo comportamento, devi fermarti. Inutile insistere, perché poi si finisce per diventare oppressivi e si cade nell’illecito

  4. Non so fino a che punto il divieto di avvicinamento alla vittima sia valido. Se ad uno stalker scatta un pensiero pericoloso e folle non c’è divieto che tenga. Il pazzo si scaglia verso la vittima e le toglie la vita. Quanti casi abbiamo sentito di donne che hanno denunciato e non sono mai state protette abbastanza dopo la querela? Bisogna attivarsi in modo più concreto

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