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Figli contesi tra genitori: come cambia il processo

24 Settembre 2021 | Autore:
Figli contesi tra genitori: come cambia il processo

Stop all’utilizzo della sindrome di alienazione parentale (Pas); ascolto del minore che rifiuta il padre o la madre; tempi più rapidi se c’è violenza domestica.

«Quello che conta non è la verità, ma ciò che si crede», diceva un’attrice americana in un processo contro l’ex marito, il regista Woody Allen, da lei accusato di abusi sulla figlia minore. Alla fine venne fuori che l’accusa era falsa. A volte, i processi funzionano così: i figli diventano uno strumento di ritorsione o vendetta e vengono contesi tra i genitori separati che ne rivendicano l’affidamento esclusivo per toglierli all’altro. Talvolta, vengono manipolati dalla madre contro il padre, o viceversa, per ottenere questo risultato. Con la riforma del processo civile varata dal Senato, presto, non sarà più così. In questo articolo, ti spieghiamo come cambia il processo quando ci sono figli contesi tra i genitori.

Oggi, in molte cause di separazione e divorzio che richiedono una decisione sull’affidamento dei figli, viene usata come arma la sindrome di alienazione parentale, detta anche Pas. Secondo questa teoria, il minore rifiuta il padre perché la madre gli ha inculcato l’odio verso di lui. Perciò, si chiede al giudice di escluderla, affidando il figlio al padre. A volte, questa tecnica funziona, con l’effetto paradossale che eventuali violenze o abusi commessi sul minore passano in secondo piano. Ma, d’ora in poi, tutto questo non sarà più possibile: la riforma del processo civile bandisce la Pas come strumento di accertamento dei fatti. La teoria non potrà essere più utilizzata per fondare le decisioni del giudice sull’affido esclusivo dei figli a un genitore anziché all’altro.

Ecco dunque come cambia il processo che riguarda i figli contesi tra i genitori. Ma, al di là della Pas, ci sono anche altri aspetti importanti che incideranno sul modo in cui si svolgeranno queste cause davanti al giudice. Vediamoli.

La riforma del processo civile

La parte più qualificante della riforma del processo civile, ora in fase di approvazione definitiva, è proprio quella del diritto di famiglia: i vari riti e forme processuali oggi esistenti verranno unificati in un unico polo decisionale, il nuovo tribunale della famiglia, che si occuperà di separazioni, divorzi e affidi dei figli, acquisendo molte competenze oggi affidate al tribunale per i minorenni.

Inoltre, è prevista una riduzione dei tempi processuali nei casi accertati di violenza in danno di minori o di un coniuge da parte dell’altro, e viene valorizzata la figura del curatore speciale a tutela del minore, nominato dal giudice quando i genitori non sono in grado di provvedere ai suoi interessi.

Alienazione parentale: cos’è e cosa comporta?

La sindrome di alienazione parentale (Pas) è una suggestiva teoria secondo cui le madri “malevole” manipolerebbero ad arte i figli per allontanarli dal padre. Elaborata da uno psichiatra americano negli anni Ottanta, la Pas ha suscitato molte controversie. Attualmente, è respinta dall’ambiente scientifico e, recentemente, è stata anche rigettata dalla giurisprudenza italiana con una importante decisione della Corte di Cassazione, che abbiamo esposto nell’articolo “Alienazione parentale: quando fa perdere l’affido dei figli?“.

Nonostante ciò, molti genitori separati non si rassegnano e continuano ad andare in giudizio, muniti di deduzioni che la sostengono e, talvolta, anche di perizie di parte che la attestano. In realtà, il rischio vero, che rende i giudici diffidenti verso l’accoglimento di queste tesi, è che i bambini possano essere strumentalizzati da un genitore per metterli contro l’altro.

Il meccanismo dell’uso processuale distorto della Pas è stato spiegato in Aula dalla senatrice Valeria Valente, autrice della proposta poi inserita nel disegno di legge e approvata: «Una donna subisce violenza per anni e a un certo punto, anche per tutelare i figli, decide di porre fine civilmente a quella relazione. L’uomo si sente attaccato e reagisce con lo strumento più forte, l’uso dei figli. Quando il figlio rifiuta di vedere il padre, questo su suggerimento dell’avvocato accusa la madre di alienazione parentale, e alla donna vengono sottratti i figli, che lei voleva tutelare dalla violenza».

Il figlio che rifiuta un genitore va ascoltato nel processo

Per evitare questi fenomeni la riforma processuale punta ad una maggiore oggettività: se nella causa di separazione, di divorzio o di affidamento familiare emerge che un figlio rifiuta un altro genitore, il giudice dovrà accertarne le cause e sentire personalmente il minore in un’apposita audizione. Così l’ascolto diretto del minore diventerà centrale per capire le reali ragioni del rifiuto, accertare la sussistenza di eventuali violenze fisiche e psicologiche nei suoi confronti e, infine, assumere le decisioni conseguenti riguardo l’affido all’uno o all’altro genitore o, nei casi estremi, a persone esterne al nucleo familiare.

Per arrivare a questa delicata decisione, il giudice potrà nominare a supporto un consulente tecnico, come uno psicologo specialista dell’età evolutiva o uno psichiatra, che però, in base alla nuova legge, non potrà esporre un convincimento libero, ma dovrà attenersi «ai protocolli e alle metodologie riconosciuti dalla comunità scientifica, senza effettuare valutazioni su caratteristiche e profili di personalità estranee agli stessi».

Madre malevola: quanto conta nel processo?

A seguito dell’entrata in vigore della riforma, a possibilità di riconoscere la Pas (talvolta chiamata anche: sindrome della “madre malevola“) sarà estremamente limitata, perché per capire se uno dei genitori ha davvero messo il figlio contro l’altro non ci si potrà più basare su elementi deduttivi e di incerta interpretazione. Di fatto, la sindrome di alienazione parentale viene bandita dal processo, e non potrà avere alcuna influenza sulle decisioni del giudice. D’altronde, già attualmente, la Pas non è riconosciuta dagli esperti, e, in base all’orientamento della Cassazione, non è considerata un elemento sufficiente per sottrarre il figlio alla madre e affidarlo esclusivamente al padre.

Violenze familiari: cosa comportano per l’affido dei figli?

Se nel processo risultano o emergono episodi di violenza familiare, come maltrattamenti o abusi sessuali, di essi si dovrà tenere sempre conto nelle decisioni giudiziali sull’affidamento dei figli e per determinare i futuri incontri dei minori con il genitore violento, prevedendo, se necessario, che essi avvengano alla presenza dei servizi sociali. Dunque, il criterio della bigenitorialità – che privilegia, quando è possibile, l’affidamento condiviso – può cedere quando viene compromesso «il superiore interesse del minore» che deve essere il polo di riferimento per tutte le decisioni che lo riguardano.

Le nuove norme puntano anche a favorire la rapidità dei processi per le donne e i minori che sono veramente vittime di violenza: per garantire tempestività di intervento, ci sarà un dialogo tra il giudice civile e quello penale per lo scambio di comunicazioni. Così il primo dei due che rileva un possibile episodio di violenza domestica (ad esempio, se emerge in una causa civile di separazione, oppure se è stata presentata una denuncia penale) dovrà immediatamente informare il collega, per far scattare le misure di protezione del minore.



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