Attenzione al conto corrente cointestato: da oggi si rischia

23 Settembre 2021 | Autore:
Attenzione al conto corrente cointestato: da oggi si rischia

I soldi depositati non si considerano più divisi in parti uguali tra i cointestatari, ma fiscalmente appartengono a chi li utilizza: così diventano tassabili.

È in arrivo una pesante batosta per i contribuenti italiani: chi ha un conto corrente cointestato con il coniuge, o un altro familiare, rischia di dover pagare molte più tasse rispetto a prima. Perché accade questo? Una nuova ordinanza della Cassazione [1] ha stravolto il consolidato principio secondo cui i soldi versati su un conto corrente cointestato sono considerati in comproprietà tra tutti i cointestatari, in parti uguali: ad esempio, in caso di marito e moglie, il 50% ciascuno.

La Corte ritiene, invece, che quei soldi depositati da un cointestatario sul conto corrente comune rimangano di proprietà di chi li ha versati e appartengono a chi poi li utilizza, ad esempio prelevandoli e spendendoli normalmente per le spese quotidiane o per altre esigenze familiari. Così l’impiego di quel denaro diventa tassabile ai fini Irpef: è considerato a tutti gli effetti come reddito imponibile.

Allora, diventa ben possibile subire un accertamento fiscale per ricostruire l’ammontare dei redditi soggetti ad imposta: non sarà difficile, perché il Fisco già dispone dei dati di tutti i movimenti effettuati sui conti correnti. Dunque, d’ora in poi, chi usa le somme presenti sul conto cointestato, anche se ciò avviene per le normali spese familiari, potrebbe essere chiamato a risponderne davanti al Fisco, e a doversi giustificare sulla loro provenienza e sul loro impiego.

Tutto è nato da un accertamento svolto dall’Agenzia delle Entrate a carico di due coniugi: l’Ufficio riteneva che la somma versata dalla moglie e poi prelevata dovesse essere tassata (in quel caso, come proventi illeciti) in capo al marito imprenditore, in quanto il solo fatto che vi sia un conto corrente cointestato non basta a far presumere che vi sia stata una donazione al coniuge del 50% delle cifre di volta in volta versate. I giudici di piazza Cavour hanno dato ragione all’Agenzia, ritenendo che la pur chiara provenienza del denaro da uno solo dei due cointestatari e il riversamento nel conto comune non sono elementi sufficienti per sfuggire alla tassazione Irpef.

Il Collegio nell’ordinanza afferma che: «Il versamento di una somma di denaro da parte di un coniuge su conto corrente cointestato all’altro coniuge non costituisce di per sé atto di liberalità». Insomma, quei soldi rimangono fiscalmente “imputabili” a chi li ha messi sul conto e non si dividono in proprietà comune con l’altro cointestatario. Ma la Corte non dice come deve essere fornita l’ardua prova di una donazione avvenuta per la metà dell’importo versato da uno in favore dell’altro cointestatario. Invece, è ben noto che moltissimi conti siano alimentati da uno solo dei coniugi (di solito, quello che lavora e percepisce lo stipendio) e poi vengono utilizzati da entrambi: tutto avviene in modo automatico, ma da oggi c’è un grosso pensiero in più.

Che fare ora? La pronuncia della Cassazione, pur essendo riferita ad un caso specifico, potrebbe avere effetti dirompenti per tutti. Il cittadino è più indifeso rispetto a prima. L’impatto devastante sta nel fatto che milioni di italiani hanno un conto corrente cointestato con il coniuge o con qualche altro parente (nonni, nipoti, zii, ecc.) e tutti potrebbero essere “vittime” di questa nuova interpretazione. Il rischio concreto è quello di finire nel mirino del Fisco e di dover giustificare, per evitare l’accertamento di maggiori redditi, tutti i versamenti e i prelievi fatti sul conto corrente cointestato, per dimostrarne la provenienza e la destinazione; ma ognuno dei cointestatari dovrà farlo per sé.

Una chiave di lettura – e un possibile “grimaldello” per sfuggire alla trappola di un accertamento fiscale – consiste nel fatto che la Corte di Cassazione parla di somme di cui il coniuge cointestatario si era appropriato «indebitamente», il che non avviene nella grande maggioranza dei pacifici rapporti familiari. Quindi, il nuovo e severo principio che ti abbiamo spiegato potrebbe non essere applicabile in molti casi. Se vuoi saperne di più, leggi anche l’articolo “Conto cointestato con il coniuge: rischi fiscali“.


note

[1] Cass. ord. n. 25684 del 22.09.2021.


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2 Commenti

  1. Solita notizia data in modo distorto creando confusione…….una cosa è il conto cointestato con un coniuge imprenditore dove lo stesso poco o nulla e l’altro coniuge si ritrova entrate oltre le proprie possibilità, un conto è la normalità dei conti cointestato per i quali non c’è nulla da temere….. comunque di ordinanza si tratta e non di sentenza…..

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