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Oltraggio a pubblico ufficiale: cosa bisogna sapere

24 Settembre 2021
Oltraggio a pubblico ufficiale: cosa bisogna sapere

Offese a poliziotti, carabinieri, vigili, medici, insegnanti e altri pubblici ufficiali: quando scatta il reato e quando invece le critiche sono lecite. 

Affinché si abbia oltraggio a pubblico ufficiale non basta offendere o deridere un poliziotto, un carabiniere, un medico dell’ospedale, un insegnante, un dipendente del Comune e via dicendo: è necessario farlo mentre questo sta svolgendo le proprie funzioni e proprio a causa di tali funzioni. E, soprattutto, occorre la presenza di almeno due persone estranee alla vicenda: persone che potrebbero anche essere semplici passanti in grado di ascoltare le parole dette all’indirizzo della vittima. 

Risultato: non ci può essere oltraggio a pubblico ufficiale nel caso in cui le parti si trovino al riparo di orecchie indiscrete. 

L’argomento merita un approfondimento. Ecco allora cosa bisogna sapere sull’oltraggio a pubblico ufficiale.

Oltraggio a pubblico ufficiale: quali condizioni?

Per potersi consumare il reato di oltraggio a pubblico ufficiale sono necessarie una serie di condizioni:

  1. la frase offensiva;
  2. il luogo pubblico o aperto al pubblico;
  3. la presenza di più persone;
  4. l’esercizio delle proprie funzioni da parte del pubblico ufficiale. 

La mancanza anche di uno solo dei predetti presupposti fa venir meno il reato di oltraggio, ben potendosi però configurare un diverso illecito. Ad esempio, potrebbe scattare l’ingiuria che, tuttavia, non costituisce più reato ma un semplice illecito civile, a fronte del quale è dovuto un risarcimento alla vittima e una “multa” allo Stato (subordinatamente all’avvio di un processo civile).

Vediamo, più nel dettaglio, le condizioni appena elencate che configurano il reato di oltraggio a pubblico ufficiale. 

La frase offensiva

La frase deve essere proferita all’indirizzo del pubblico ufficiale ed in sua presenza. Diversamente, si configurerebbe il diverso reato di diffamazione (si pensi a un post su un social network) o, se il destinatario è un poliziotto, un carabiniere o un giudice, quello di vilipendio. 

Le parole devono travalicare il normale e legittimo diritto di critica riconosciuto dalla Costituzione. Dire a un poliziotto che non ha ben visto una manovra di sorpasso non è oltraggio. Dargli però del “cieco” o “venduto” è reato.  

L’offesa può consistere anche in un gesto (ad esempio uno sputo o un dito medio) o in parole che, prese in sé per sé, non sono parolacce (si pensi alla frase «Sei un incompetente», «Sei di parte», «Sei venduto», ecc.). Ciò che rileva è l’offesa alla divisa e all’integrità della stessa. 

Il luogo pubblico

Non è reato di oltraggio offendere il pubblico ufficiale in un luogo privato come, ad esempio, la propria dimora (si pensi alle offese ai carabinieri nel corso di una perquisizione domestica o all’ufficiale giudiziario sopraggiunto a casa del debitore per effettuare il pignoramento). 

Per “luogo pubblico” si intende quel luogo continuativamente libero, di diritto e di fatto, a tutti o a un numero indeterminato di persone senza alcuna limitazione di accesso o di orario (ad esempio una piazza). Invece, per “luogo aperto al pubblico” si intende quello ove vi è un accesso limitato a determinati momenti, o a specifiche categorie di soggetti aventi determinati requisiti, oppure è sottoposto all’osservanza di definite condizioni, poste da chi esercita un diritto sul luogo in questione (il parcheggio di un supermercato, un cinema, ecc.).

La presenza di più persone

Perché sussista il reato deve esserci necessariamente la presenza di almeno due persone. Possono considerarsi «presenti» ai fini dell’incriminazione anche altri pubblici ufficiali a cui non siano rivolte le frasi oltraggiose, non essendo richiesto dalla norma che le persone presenti siano necessariamente civili.  

La presenza dei terzi può essere ravvisabile anche nelle immediate circostanze: l’importante è che questi possano sentire le espressioni ingiuriose. Come anticipato sopra, la frase ingiuriosa deve offendere congiuntamente «l’onore e il prestigio del pubblico ufficiale» e ciò succede solo se l’azione si svolge in un luogo pubblico o aperto al pubblico e in presenza di più persone [1]. 

Non è richiesto che la frase oltraggiosa sia effettivamente percepita dal destinatario, essendo sufficiente che esso, viste le condizioni del tempo e di luogo, avesse la possibilità di percepire l’offesa. 

Il delitto di oltraggio a pubblico ufficiale non può integrarsi quando l’espressione offensiva dell’onore viene rivolta alla pluralità di pubblici ufficiali intenti al compimento di «un atto di ufficio».  

L’esercizio delle proprie funzioni

Il reato di oltraggio a pubblico ufficiale scatta solo se la vittima sta compiendo un atto del proprio ufficio e proprio a causa di ciò. Così, non scatta il reato se l’offesa viene proferita nei confronti di un poliziotto che ha terminato il proprio turno e che quindi è in borghese, così come non è possibile se, pur essendo in divisa, sta svolgendo altre attività. Così prendere in giro un vigile che, nel mangiare un gelato nella pausa di pranzo, ha sporcato la divisa non fa scattare l’oltraggio. 

Ridere di un poliziotto perché assomiglia a un topo non è oltraggio perché non è a causa delle sue funzioni che lo si sta deridendo.

La minaccia a pubblico ufficiale

Dall’oltraggio bisogna tenere distinto il più grave reato di minaccia a un pubblico ufficiale (previsto dall’articolo 336 Cod. pen.) che scatta nei confronti di chi usa violenza o minaccia a un pubblico ufficiale o ad un incaricato di un pubblico servizio, per costringerlo a fare un atto contrario ai propri doveri, o a non fare un atto che invece gli è dovuto. Si pensi a chi tenta di impedire l’atto di ufficio del finanziere, con la piena consapevolezza della qualifica pubblicistica di quest’ultimo, avendo egli esibito il proprio tesserino della Guardia di finanza. 


note

[1] Cass. sent. n. 30136/21.

Autore immagine: depositphotos.com


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