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Se la società in liquidazione decade dalla rateazione

15 Maggio 2015 | Autore:
Se la società in liquidazione decade dalla rateazione

Sono liquidatore di una Srl, ho ricevuto sollecito di pagamento per una cartella esattoriale notificata a giugno 2014 a seguito di un avviso bonario per mancato pagamento iva del 2010. Il precedente amministratore otteneva rateizzazione dall’agenzia delle entrate provvedendo a versare la prima rata con ritardo di un giorno. Per tale ritardo e pur avendo versato 7 rate l’agenzia emetteva cartella esattoriale di cui sopra facendo decadere la rateizzazione. È possibile proporre ricorso in commissione tributaria contro il Sollecito di pagamento arrivato nei giorni scorsi? Con la messa in liquidazione della società Equitalia non concede la rateizzazione.

 

Innanzitutto, è bene rivedere, sinteticamente, la procedura che consente al contribuente di ottenere la rateazione del debito tributario autoliquidato (ovvero calcolato ed indicato nel modello unico/iva dallo stesso contribuente).

Qualora il contribuente, a seguito di autoliquidazione delle imposte nel modello unico, non provvede poi, al successivo pagamento delle stesse nei termini previsti, l’Agenzia delle Entrate invia al domicilio fiscale indicato nel modello dichiarativo, comunicazione di irregolarità (avviso bonario) che permette al contribuente, di regolarizzare la propria posizione fiscale, accedendo, eventualmente, alla rateazione totale del debito, beneficiando delle sanzioni ridotte oltre alla corresponsione degli interessi come per legge.

Nell’ipotesi in cui, il contribuente, decida di beneficiare della rateazione, dovrà effettuare i relativi pagamenti alle scadenze riportate nel piano di ammortamento. Nel caso di omesso pagamento della prima rata nei 30 giorni successivi alla comunicazione, si verificherà, automaticamente, la decadenza del beneficio rateale, con la conseguente iscrizione a ruolo dell’intero importo indicato nell’avviso bonario.

Nel caso prospettato, avendo il liquidatore provveduto al pagamento della prima rata in ritardo (anche solo di un giorno) è decaduto automaticamente dal beneficio della rateazione concessa dall’Agenzia delle Entrate.

Su tale ipotesi di decadenza, la Giurisprudenza di merito, si è più volta espressa favorevolmente per il contribuente, affermando che, l’espressione “mancato pagamento” utilizzata dalla legge [1] non ricomprendere  l’ipotesi in cui il pagamento sia avvenuto con un lieve ritardo [2].

D’altronde, la norma richiede che l’inadempimento si sia prolungato nel tempo in modo grave, travalicando la scadenza della successiva rata ovvero, qualora si tratti dell’ultima rata, il termine tra le varie rate fissato nel piano di riparto.

Questa esegesi sembra sia stata accolta dalla stessa Amministrazione finanziaria nella circolare del 28 giugno 2001, n. 65, ove si invitano gli uffici ad un uso avveduto della discrezionalità, distinguendo tra manovre dilatorie, da sanzionare con la decadenza dalla procedura, ed anomalie di lieve entità – come un lieve ritardo nei versamenti –, da valutare alla stregua del principio della conservazione degli atti: nella circolare citata, resa in materia di accertamento con adesione, si legge infatti che, “in presenza di anomalie di minore entità (ad esempio, lieve carenza e tardività dei versamenti eseguiti, ovvero tardività nella prestazione della garanzia), nonché in presenza di valide giustificazioni offerte dal contribuente nei casi di più marcata gravità […], l’Ufficio può valutare il permanere o meno del concreto ed attuale interesse pubblico al perfezionamento dell’adesione e quindi alla produzione degli effetti giuridici dell’atto sottoscritto. Tale valutazione, fondata sul principio di conservazione degli atti amministrativi, deve essere esercitata su elementi di riscontro oggettivi ed avendo preminente riguardo ai termini di decadenza dell’azione accertatrice, in relazione ai tempi tecnici occorrenti alle attività da porre in essere per l’eventuale perfezionamento dell’adesione”.

Per far valere le ragioni sopra indicate, avrebbe dovuto impugnare il primo atto successivo alla comunicazione di irregolarità, ovvero la cartella di pagamento, ovviamente, entro i termini previsti per legge (sessanta giorni dalla notificazione). Decorso tale termine, la pretesa tributaria, viene a cristallizzarsi, con l’impossibilità di impugnare qualsiasi atto successivo, senza vedersi dichiarata l’inammissibilità del ricorso, per tardività dell’ impugnazione.

Pertanto, per quanto sopra detto, nel suo caso specifico, non potrà impugnare il sollecito di pagamento.

note

[1] Art. 3-bis, comma 4, D.Lgs. 462/97.

[2] Cfr. CTR di Venezia n.1039/24/2014, depositata il 18/6/2014 – C.t.p. di Genova, sez. X, sentenza 26/01/2012, n. 35 – C.t.p. di Treviso, Sez, VIII, sentenza 19/12/2013, n. 162.


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