Diritto e Fisco | Articoli

Come si mantiene economicamente la Chiesa?

8 Dicembre 2021 | Autore:
Come si mantiene economicamente la Chiesa?

Chi paga gli stipendi, le missioni ed il lavoro di migliaia di preti, vescovi e cardinali in tutto il mondo? Bastano le offerte? E quanto guadagna il Papa?

La Divina Provvidenza assiste, rincuora, non abbandona mai chi a Lei si rivolge. Ma non fa bonifici. Non esiste in Vaticano la possibilità di ricevere un giroconto direttamente dall’Aldilà: occorre che, nella vita terrena, i fedeli diano il loro contributo per mantenere in piedi la complicata ed immensa macchina della Chiesa cattolica. Ma come si mantiene economicamente la Chiesa? Possibile che la più grande organizzazione al mondo (interessa un miliardo e 345 milioni di cattolici in tutto il pianeta, secondo le ultime statistiche vaticane pubblicate nel 2021) stia in piedi solo con le offerte delle messe, con qualche elargizione sporadica o con l’8xmille della dichiarazione dei redditi?

Lo Stato della Città del Vaticano, poco più di 40 km quadrati e circa 450 abitanti, con una forma di governo teocratica, ha la propria banca (lo Ior, Istituto opere religiose) e batte la propria moneta, anche se, per effetto dell’unione doganale e monetaria con l’Italia, adotta l’euro. Assume una forma di Stato patrimoniale, il che significa che non esiste la proprietà privata: tutto ciò che c’è all’interno delle mura vaticane fa capo alla Santa Sede. La domanda, però, è come fa il Vaticano a conservare gli immobili, a pagare il clero, a finanziare tutte le sue opere in giro per il mondo. Vediamo come si mantiene economicamente la Chiesa.

I Patti Lateranensi del 1929

Il primo importante «polmone economico» della Chiesa cattolica arriva nel 1929, con la convenzione finanziaria tra lo Stato vaticano e il Regno d’Italia inclusa nei Patti Lateranensi firmati dall’allora segretario di Stato della Santa Sede, cardinale Pietro Gasparri, e Benito Mussolini in qualità di presidente del Consiglio. Un accordo mediante il quale l’Italia si riconosceva debitore alla Chiesa per aver annesso l’antico Stato vaticano e per aver incamerato i beni ecclesiastici sparsi sul territorio nazionale con le cosiddette «leggi eversive dell’asse ecclesiastico».

La convenzione prevedeva per lo Stato italiano l’obbligo di versare alla Santa Sede 750 milioni di lire (di allora, altro che briciole) e «a consegnare contemporaneamente alla medesima tanto Consolidato italiano 5% al portatore (col cupone scadente al 30 giugno) del valore nominale di lire italiane 1.000.000.000 (un miliardo)».

Le attuali forme di finanziamento della Chiesa

La somma promessa dall’Italia alla Santa Sede era, comunque, un riconoscimento «una tantum». Da quel momento in poi, infatti, la Chiesa cattolica si mantiene in forma quasi esclusiva con investimenti internazionali mobili e immobili, le offerte dei fedeli, le rendite, col patrimonio in suo possesso e da ciò che fruttano le 4.649 diocesi riunite nelle 110 Conferenze episcopali sparse in tutto il mondo.

Parte importante delle offerte che finiscono nelle casse della Chiesa provengono dal cosiddetto Obolo di San Pietro. Si tratta, come spiega lo stesso Vaticano, «dell’aiuto economico che i fedeli offrono al Santo Padre, come segno di adesione alla sollecitudine del Successore di Pietro per le molteplici necessità della Chiesa universale e per le opere di carità in favore dei più bisognosi». L’Obolo viene gestito dalla Segreteria di Stato vaticana ed è incluso nel bilancio della Santa Sede. Si consideri, però, che la «sostanza» di queste donazioni è in netta diminuzione negli ultimi anni: il dato più recente, relativo al bilancio presentato a febbraio 2021, parla di entrate pari a 47,3 milioni di euro e di erogazioni a favore di terzi beneficiari pari a 17 milioni, per un saldo netto di 30,3 milioni di euro.

A proposito di bilancio, sempre relativo al 2021, ultimo disponibile, è previsto un deficit di quasi 50 milioni di euro tra le entrate totali di 260,4 milioni e le uscite pari a 310,1 milioni di euro. Il che vuol dire che, senza le offerte dell’Obolo di San Pietro, la Chiesa oggi avrebbe un «buco» di circa 80 milioni di euro. Si tenga conto che la Santa Sede paga ogni anno lo stipendio a circa 5.000 dipendenti. Il 68% delle entrate se ne va in sostegno alla missione apostolica, cioè alle 125 missioni diplomatiche residenti in giro per il mondo, alla comunicazione del Papa e alle altre attività di missione. Il 17% viene speso per la gestione del patrimonio e altri asset e il restante 15% per l’amministrazione e le attività di servizio. Il deficit, tenendo conto dell’attuale trend delle donazioni, viene coperto con le riserve della Santa Sede.

Quanto guadagna il Papa?

Abbiamo appena citato gli stipendi. Probabilmente, qualcuno pensa che quello del Papa sia a livelli stratosferici, visto quanto guadagna di norma un Capo di Stato. E il Pontefice lo è, a tutti gli effetti, anche se con qualche differenza rispetto a re e presidenti, diciamo così, più «terreni»: non deve preoccuparsi di venire rieletto né verrà mai cacciato via se non da «sorella morte corporale», per citare San Francesco. Insomma, l’unico che può rimuovere un Papa dal Soglio pontificio (a meno che si dimetta, come fece nel 2013 Benedetto XVI) è il suo Datore di lavoro. Tutti (il Santo Padre per primo) si augurano che succeda il più tardi possibile.

Ma torniamo ai soldi. Quanto guadagna un Papa? Lo decide lui stesso. Va da sé che in Vaticano non esistono i sindacati né la possibilità di sottoscrivere un contratto nazionale di categoria per un solo dipendente. Oltretutto, la firma del Datore di lavoro sarebbe abbastanza improbabile.

Per citare gli ultimi Pontefici, secondo l’allora capo della sala stampa vaticana Joaquin Navarro Valls, papa Giovanni Paolo II non prese mai un soldo nei quasi 27 anni in cui è stato il successore di Pietro. Uno stipendio l’ha avuto, invece, il suo successore Benedetto XVI. Già da cardinale, quando era Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede e Decano del collegio cardinalizio, Joseph Ratzinger percepiva 2.500 euro al mese, a cui bisognava aggiungere i diritti d’autore per i suoi numerosi libri pubblicati (tre personali e quattro esortazioni apostoliche prima di essere eletto Papa). In qualità di Papa Emerito, Ratzinger guadagnerebbe oggi la stessa cifra.

Dopo la sua elezione nel 2013, papa Francesco ha riazzerato tutto: Jorge Mario Bergoglio non prende alcuno stipendio ed ha imposto fin dal primo giorno la sua linea di sobrietà, risparmio, trasparenza e carità. Ha la facoltà, come tutti i pontefici, di attingere dall’Obolo di San Pietro per le sue necessità. Ma ha abolito il tradizionale bonus di circa 1.000 euro in più al mese per i dipendenti della Santa Sede durante la sede vacante e l’elezione papale. E ha tagliato i gettoni di presenza dei cinque cardinali membri della Commissione di vigilanza dello Ior, pari a 25mila euro all’anno.

Non fanno parte del suo patrimonio personale (stessa regola valida per i suoi predecessori) i regali che il Papa riceve durante le udienze con capi di Stato o di Governo o con personaggi noti. Quei doni vengono sono diretti, in questo caso, non a Jorge Mario Bergoglio ma a ciò che il Papa rappresenta, quindi al Capo di Stato Vaticano o della Chiesa cattolica. Ed è nelle mani di queste due istituzioni che restano.

I regali più preziosi si possono trovare nella sagrestia di San Pietro o nelle biblioteche o musei vaticani. Altri vengono riciclati o rivenduti. Per quanto non lo preveda il galateo, Francesco ha già provato a mettere in vendita arazzi, servizi in porcellana, in oro o in argento, stilografiche o quadri vincolando il ricavato all’assistenza ai poveri.



Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube