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Querela termini

10 Dicembre 2021 | Autore:
Querela termini

Entro quanto tempo bisogna sporgere querela? Qual è la differenza tra remissione processuale ed extraprocessuale?

La legge suddivide i reati in due grandi categorie: quelli procedibili d’ufficio e quelli procedibili a querela di parte. I reati procedibili d’ufficio possono essere denunciati da chiunque in ogni tempo, mentre i reati procedibili a querela possono essere segnalati soltanto dalla persona offesa oppure da un suo rappresentante. Con questo articolo vedremo quali sono i termini per proporre querela.

A differenza della denuncia, la querela può essere sporta entro determinati limiti di tempo, decorsi i quali non si può più procedere contro il reato commesso. I termini per presentare querela non sono uguali per tutti i reati: per alcuni particolarmente gravi come lo stalking e la violenza sessuale, la legge concede alla vittima più tempo per poter esercitare il proprio diritto. Prosegui nella lettura se vuoi sapere quali sono i termini per sporgere querela.

Cos’è la querela?

La querela è la segnalazione di un reato fatta alle forze dell’ordine direttamente dalla vittima.

La querela è una condizione di procedibilità. Cosa significa? Vuol dire che, senza di essa, la giustizia non può attivarsi per perseguire il crimine commesso.

Da questo punto di vista, la querela è come un’autorizzazione: in assenza, la Procura non ha il permesso di poter esercitare l’azione penale.

Chi può sporgere querela?

In linea di massima, la querela può essere sporta solamente dalla vittima, cioè dalla persona che ha subito il reato.

Se la vittima è minore di quattordici anni oppure interdetto, la querela è sporta dal genitore o dal tutore. In assenza, può essere presentata da un curatore speciale nominato dal tribunale. Lo stesso accade se tra vittima e suo legale rappresentante c’è conflitto di interessi: si pensi al minore che voglia denunciare il proprio genitore.

La persona offesa può delegare un avvocato affinché presenti la querela al proprio posto. In questo caso, l’atto andrà comunque sottoscritto dalla vittima, anche se al suo deposito materiale provvederà il legale.

Come si propone una querela?

La querela può essere scritta oppure orale. Nel primo caso, si deposita presso le autorità un documento in carta semplice in cui è riportato il fatto criminoso che si intende denunciare.

La querela deve contenere la manifestazione esplicita, da parte della vittima del reato, di voler procedere contro le persone che hanno commesso il crimine, affinché le stesse sia perseguite come per legge.

Per scrivere una querela non occorre alcuna formalità; la cosa essenziale, però, è che essa sia sottoscritta: una querela anonima non può essere presa in considerazione dalle autorità.

La querela orale, invece, è sporta presentandosi di persona alle autorità competenti: sarà l’ufficiale di turno a raccogliere per iscritto le dichiarazioni e, al termine, a far apporre la firma in calce.

Al termine, l’autorità che ha ricevuto la querela rilascia un’attestazione di ricevuta per avvenuta presentazione dell’atto.

Termini per presentare querela: quali sono?

La vittima di un reato può sporgere querela entro un determinato termine. Per la precisione, la querela può essere validamente presentata entro tre mesi da quando si è avuta conoscenza del crimine. Ciò significa che il termine per sporgere querela (tre mesi) decorre non da quando il fatto è avvenuto, bensì da quando la persona offesa ne ha avuto effettiva contezza.

Se Tizio si accorge solo un anno dopo che sul suo conto corrente sono stati effettuati dei prelievi non autorizzati, egli potrà sporgere querela entro tre mesi da quando ha avuto coscienza del fatto (ad esempio, dal giorno in cui se n’è reso conto leggendo gli estratti conto inviati dalla banca).

Il termine ordinario di tre mesi per presentare querela è prolungato in presenza di alcuni reati, ritenuti particolarmente gravi dalla legge. E così, per sporgere querela per i reati di stalking e di revenge porn c’è tempo sei mesi, mentre per la violenza sessuale il termine è di dodici mesi.

Si può ritirare una querela?

La querela può essere ritirata: fintantoché non sia intervenuta una sentenza definitiva di condanna, la persona offesa può sempre tornare sui suoi passi. Si parla in questi casi di remissione di querela, per tale dovendosi intendere l’atto con cui la vittima decide di ritirare la segnalazione fatta alle autorità, determinando così l’estinzione del reato.

Perché la remissione abbia effetto, occorre che essa sia accettata dalla persona querelata.

La querela è irrevocabile nel caso di violenza sessuale. In questa ipotesi, il procedimento andrà avanti anche se la vittima manifesta la volontà di non procedere oltre.

Remissione processuale ed extraprocessuale: differenze

Per legge, la remissione può essere processuale o extraprocessuale:

  • la remissione processuale è quella fatta direttamente in udienza oppure davanti a un ufficiale di polizia giudiziaria (carabinieri, polizia, ecc.) [1];
  • la remissione extraprocessuale è quella resa al di fuori del giudizio. Può essere espressa oppure tacita; in quest’ultimo caso, essa consiste nel compimento di fatti incompatibili con la volontà di persistere nella querela. Ad esempio, la Cassazione ha ritenuto remissione tacita quella del querelante che aveva negoziato l’assegno consegnatogli a titolo di risarcimento del danno e si era poi reso irreperibile [2].

La differenza tra remissione processuale ed extraprocessuale è molto importante perché, per alcuni reati (come ad esempio lo stalking e il revenge porn) l’unica remissione ammessa dalla legge è quella processuale.


note

[1] Cass., sent. n. 2301 del 16 gennaio 2015.

[2] Cass., sent. n. 4059/2014.

Autore immagine: pixabay.com


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