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Malattia sul lavoro, prova più difficile. Non basta la possibilità

15 Giugno 2014
Malattia sul lavoro, prova più difficile. Non basta la possibilità

Per la Cassazione è richiesto l’alto grado di probabilità per documentare la malattia professionale.

Quando una malattia può dirsi “professionale” e dare il diritto all’infortunato di chiedere il risarcimento?

Esistono una serie di malattie (cosiddette “tabellate”) che rientrano, di diritto, nella copertura dell’Inail. Si tratta di circa 100 categorie di mali e il risarcimento è pressoché automatico in quanto, al momento in cui si manifestano, esse si presumono effetto dell’attività lavorativa (a riguardo leggi la nostra guida completa sull’argomento: “Malattia e infortunio sul lavoro”).

Tuttavia il lavoratore che abbia contratto una malattia non indicata nella tabella può ugualmente chiedere il risarcimento, purché – in questo caso – dimostri, in modo assai rigoroso, il nesso di causa-effetto tra la malattia (in questo caso detta “non tebellata”) e il luogo di lavoro.

In altre parole, il dipendente deve fornire (all’Inail e, in caso di diniego, al giudice) la prova che la malattia è stata determinata proprio dall’ambiente in cui svolge l’attività e non da altre circostanze.

Ed è proprio in questo quadro, quello cioè delle cosiddette malattie non tabellate, che si inserisce una recente e importante sentenza della Cassazione [1]. Nella pronuncia si chiarisce che la prova del nesso causale tra malattia e nocività dell’ambiente lavorativo – prova che, come detto, grava sul lavoratore – deve raggiungere una ragionevole certezza. Non ci si può accontentare, dunque, solo della mera possibilità dell’origine professionale.

In termini più pratici, ci deve essere un elevato grado di probabilità – e non di semplice eventualità – che la malattia sia stata causata dall’ambiente lavorativo insalubre. Il che si traduce in una maggiore difficoltà di prova per il lavoratore.

Per raggiungere questa “ragionevole certezza”, il dipendente non dovrà accontentarsi di mere affermazioni di principio o prove generiche come potrebbero essere quelle rivolte a dimostrare che era soggetto a straordinari, a orario notturni o a turni no-stop.

Per esempio: per dimostrare che l’infarto è stato determinato dall’ambiente di lavoro, l’interessato dovrebbe provare non semplicemente lo stress cui è stato sottoposto, ma anche che la malattia si è palesata proprio in azienda, durante una situazione di particolare pressione emotiva o carico di lavoro, a lungo lamentato.


note

[1] Cass. sent. n. 13342/14 del 12.06.14.

Autore immagine: 123rf com


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