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Incidente stradale: quante cause contro l’assicurazione?

26 Settembre 2021
Incidente stradale: quante cause contro l’assicurazione?

Si può fare una causa per ottenere il risarcimento dei danni all’auto e uno per i danni fisici e le lesioni alla persona?

Quante cause si possono fare contro l’assicurazione in caso di incidente stradale? La fretta è cattiva consigliera: non di rado capita che, in mancanza di una soddisfacente offerta di risarcimento da parte dell’assicurazione, si avvii nei suoi confronti un giudizio quando ancora il danno non è certo o quando non si hanno le idee chiare su cosa chiedere al giudice. Ma la regola del processo civile è improntata sul cosiddetto principio di «ne bis in idem»: non ci possono cioè essere due decisioni sulla stessa questione. Ecco perché, non potendosi rimescolare le carte nel mazzo una volta che sono state messe sul tavolo, sarà bene individuare, con il proprio avvocato, la strategia più corretta da intraprendere, avendo ben chiaro che, in un momento successivo, non potrà più essere cambiata. 

Cerchiamo di spiegarci meglio.

Il principio di immutabilità della domanda 

Prima ancora di spiegare quante cause si possono fare all’assicurazione in caso di incidente stradale, sarà bene illustrare un principio su cui si basa il processo civile: quello della cosiddetta «immutabilità della domanda». In buona sostanza, una volta depositato l’atto introduttivo del giudizio e, con esso, presentate le richieste al giudice, non è possibile, in corso di causa, modificarlo e allargare i termini della controversia (ragione per cui, se l’avvocato ha sbagliato, è del tutto inutile ormai sostituirlo con uno più bravo e attento).

Insomma, l’oggetto del processo viene fotografato con l’atto di citazione, atto che può essere solo meglio specificato ma non integrato con ulteriori domande. 

Per esempio, rimanendo in tema di incidente stradale, qualora l’automobilista chieda all’assicurazione i danni per la rottura della fiancata dell’auto non potrà, in seguito, estendere le richieste anche per dei guasti al motore. 

Il divieto di due giudizi sulla stessa questione

Il secondo principio da tenere in considerazione è che, una volta avviato il giudizio, non è possibile iniziarne un secondo – neanche se il primo si è già concluso – avente ad oggetto gli stessi fatti. 

Questo significa, ad esempio, che non può essere presentata prima l’azione per il risarcimento dei soli danni materiali all’auto per avviare, in un successivo momento, un secondo giudizio per i danni alla persona. Non almeno se ciò non è giustificato dal fatto che questi ultimi non possono essere ancora quantificati per via della lunga convalescenza dell’infortunato. 

Secondo la Cassazione [1], costituisce un abuso dello strumento giudiziale il frazionamento delle domande che ha mere finalità speculative (difatti, per ogni sentenza, il giudice condanna la parte soccombente al pagamento delle spese processuali). Dunque, sarà bene avviare – laddove possibile – un’unica causa contro l’assicurazione: in caso contrario, il secondo giudizio potrebbe essere rigettato dal giudice per il solo fatto che, così facendo, si aggrava la posizione del debitore costretto a pagare le spese di lite in una pluralità di controversie. 

Il tutto a meno che, come anticipato sopra, il danneggiato non dimostri che, al momento in cui si è rivolto al giudice per ottenere il rimborso dei costi per la riparazione dell’auto incidentata, il suo credito per le lesioni personali non potesse essere compiutamente quantificato. Si pensi a una persona che debba essere sottoposta a un intervento e che, al termine di questo, sia costretta a una lunga terapia, all’esito della quale potrà finalmente quantificare l’invalidità permanente subìta.

Resta chiaramente il diritto, per gli eventuali passeggeri (i cosiddetti «terzi trasportati») di avviare un autonomo giudizio, trattandosi di soggetti diversi rispetto all’automobilista. 

Che fare se il giudice sbaglia?

Se si ha motivo di criticare la sentenza del giudice è possibile (entro 30 giorni) fare appello ma non già riaprire il precedente giudizio che, come detto, una volta giudicato è definitivamente chiuso. E se anche l’appello dovesse lasciare insoddisfatti c’è sempre (nei 60 giorni successivi) il ricorso per Cassazione.


note

[1] Cass. ord. n. 25413/21. Così anche Cass. S.U. sent. n. 23726/07.

Autore immagine: depositphotos.com


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