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Dove è permesso fumare?

11 Dicembre 2021 | Autore:
Dove è permesso fumare?

I luoghi in cui è lecito accendere una sigaretta e quelli in cui, pur essendo all’aperto, la legge impone il divieto di fumo.

Sembra passata una vita da quando la legge ha vietato il fumo nei locali al chiuso. Eppure, chi proprio non riesce a fare a meno di accendere ogni tanto una sigaretta non si dà pace: cerca la scorciatoia, l’eccezione. Controlla bene negli aeroporti, nelle stazioni, negli uffici, negli ospedali se per grazia di Dio c’è da qualche parte un cartello con su scritto «sala fumatori» o «spazio fumatori». I più irriducibili si chiudono addirittura in bagno, si imboscano in un angolino. Giusto quei due tiri per mettere nel sangue la dose di nicotina sufficiente a restare buoni per un po’. Qualche concessione in alcuni luoghi aperti al pubblico c’è: dov’è permesso fumare?

Alcune regole valgono ovunque, altre no. Si prenda come esempio gli aeroporti: ad esempio, a Milano (Malpensa, Linate) c’è qualche area riservata ai fumatori. A Bergamo pure. A Napoli no: l’ultima sigaretta deve essere accesa fuori dal terminal, perché oltre ai controlli, la voglia di fumare deve essere repressa fino a destinazione.

La soluzione migliore (e più sana) è quella più scontata: smettere di fumare. Il che quasi mai è semplice. Non impossibile ma nemmeno facile. Chi non ce la fa e si arrende alla sigaretta, dove può fumare? Gli spazi a sua disposizione sono davvero scarsi, ma vediamo quali sono e dov’è vietato accendere una sigaretta.

Dove si può fumare?

Ricordando sempre che, come si legge nei pacchetti di sigarette, «il fumo uccide», ci sono dei luoghi in cui la legge non può vietare di accendere «una bionda». Va detto, innanzitutto, che il primo recente divieto di fumo è stato imposto nel 1995 con la legge 584 che stabilì lo stop alle sigarette in alcuni spazi pubblici: corsie degli ospedali, treni, aule scolastiche ed altro ancora. Fino al 1995, dunque, il professore poteva accendere la sigaretta mentre faceva lezione e lo stesso poteva fare il medico fuori dalle stanze dei pazienti o il pendolare seduto in carrozza mentre andava al lavoro in treno.

Poi, arrivò la legge Sirchia, nel 2003, che diede il vero giro di vite contro il fumo vietando le sigarette in tutti gli spazi chiusi per evitare gli effetti del fumo passivo.

Tuttavia, restano dei luoghi dove il fumatore può soddisfare la propria voglia di nicotina senza violare la legge. Uno di questi, ovviamente, è casa sua. Ognuno può fare nella propria abitazione quello che vuole finché non dà fastidio ai vicini. Sta alla sua coscienza non accendere la sigaretta davanti alla moglie incinta o ai figli piccoli.

Si può anche fumare sul balcone di casa. Il vicino avrà poco da dire, visto che sul balcone, in quanto proprietà privata, uno può fare quello che gli pare. Alla peggio, se trova così insopportabile la puzza di sigaretta, può provare a inviare all’accanito fumatore una raccomandata in cui gli diffida dal fumare continuamente sul terrazzo. In alternativa, non resta che rivolgersi al Giudice di pace.

Non è, invece, consentito fumare negli spazi comuni chiusi del condominio, come l’ascensore o le scale, dove ci dovrà essere comunque l’apposito cartello di divieto.

Per quanto riguarda stazioni e aeroporti, come abbiamo accennato all’inizio, la regola non vale per tutti. In generale, è permesso fumare nelle banchine dei treni (a meno di precise disposizioni al riguardo) nelle apposite aree segnalate con il cartello che autorizza il fumo in uno spazio aperto e ben delimitato. Spazio che, però, non si trova ovunque. Prima di accendere una sigaretta, quindi, è bene controllare che ci sia un luogo riservato ai fumatori. È vietato fumare, invece, in tutti i luoghi chiusi come le sale d’attesa, i gate, i corridoi, i negozi, ecc.

È consentito fumare per strada, anche se in qualche città già si pensa ad eliminare la possibilità di accendere una sigaretta in determinate zone come nelle strade o nelle piazze affollate. Ci possono essere, però, dei punti in cui il fumo è vietato perché pericoloso per l’incolumità dei cittadini.

Si può fumare nella propria auto, purché a bordo non ci siano donne in gravidanza e figli minorenni.

Negli alberghi, il fumo è consentito solo nelle zone aperte (compreso il balcone della stanza) e nelle camere appositamente previste per i fumatori. Vietato, dunque, alla reception, nei corridoi, nel ristorante interno e negli altri spazi chiusi. Si può fumare nei bar o nei ristoranti all’aperto solo se la distanza tra i posti a sedere è di almeno 4 metri, altrimenti il vicino di tavolo potrebbe imporre al fumatore di spegnere la sigaretta. Nelle fiere gastronomiche, dove il cibo viene venduto o servito per il consumo, si può fumare ad una distanza di oltre 10 metri.

Dove non si può fumare?

La legge vieta in linea generale di fumare in tutti gli spazi al chiuso. Al lavoro, ad esempio, il divieto di fumo riguarda sia gli spazi pubblici sia quelli privati, come uno studio professionale accessibile al personale (ad esempio, ad una segretaria) o ai clienti. Il datore può adibire (ma non è tenuto) alcuni spazi riservati ai fumatori.

All’aperto, in alcune città, esiste il divieto di fumo nei parchi giochi, nei giardini pubblici o in altri luoghi in cui ci possa essere una situazione pericolosa, ad esempio il rischio di incendio. Non è consentito fumare all’aperto nemmeno:

  • davanti all’ingresso o all’uscita pedonale di un ristorante o di un bar;
  • all’esterno, nei cortili e nei giardini di una scuola;
  • nelle pertinenze esterne degli ospedali e delle case di cura pediatriche, nonché in quelle dei singoli reparti di pediatria, ginecologia, ostetricia e neonatologia.


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