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Marito picchia la moglie una sola volta: cosa rischia?

26 Settembre 2021
Marito picchia la moglie una sola volta: cosa rischia?

Maltrattamenti in famiglia: basta un solo episodio per l’addebito? È possibile andare via di casa?

Il reato di maltrattamenti in famiglia scatta solo in presenza di una condotta abituale violenta o vessatoria. Se tanto è vero, cosa rischia il marito che picchia la moglie una sola volta? La questione va affrontata sia sotto il profilo civilistico che penale: a quest’ultimo proposito, infatti, non c’è dubbio che picchiare una persona, seppur in una sporadica occasione, e tanto più se si tratta del coniuge, integra un reato. Ma procediamo con ordine.

Maltrattamenti in famiglia 

Il reato di maltrattamenti in famiglia, come anticipato, richiede una condotta abituale che deve concretizzarsi in svariati episodi di violenza per un lasso di tempo apprezzabile. Non basta quindi una sola occasione, né due soltanto, per poter integrare tale gravissimo illecito penale. Gli atti di vessazione insomma non possono essere sporadici o saltuari.

Questo però non toglie che, anche in presenza di un singolo episodio violento, non si possa querelare il colpevole, ma per un reato diverso da quello di maltrattamenti in famiglia e di cui parleremo meglio qui di seguito.

Marito picchia la moglie una sola volta: si può denunciare?

Il singolo episodio di violenza può integrare un diverso reato a seconda dell’entità delle lesioni lasciate alla vittima. Se si tratta di uno schiaffo, uno spintone, una tirata di capelli o qualsiasi altro comportamento tale comunque da lasciare nella vittima solo una sensazione dolorosa, non anche delle ferite, allora si configura il reato di percosse, punito con la reclusione fino a sei mesi o la multa fino a 309 euro. La moglie può quindi procedere a querelare l’uomo purché lo faccia entro 3 mesi dall’episodio.

Sicuramente, si tratta di un reato minore che potrebbe dar luogo, proprio per l’occasionalità della condotta, al perdono giudiziale per via della «particolare tenuità del fatto». 

Viceversa, se la violenza genera delle ferite, riscontrate anche dal pronto soccorso, è possibile parlare del più grave reato di lesioni, punito invece con la reclusione fino a tre anni.

Marito picchia la moglie: risvolti risarcitori

Sia che la condotta del marito arrivi a integrare il reato di maltrattamenti che i meno gravi reati di percosse o di lesioni, essa può sempre dar luogo a una richiesta di risarcimento del danno. Risarcimento che può essere chiesto o nello stesso processo penale, tramite la cosiddetta «costituzione di parte civile», oppure con un autonomo giudizio civile volto a quantificare l’entità delle lesioni, sia sotto un profilo patrimoniale che morale.

Marito picchia la moglie: separazione con addebito e abbandono della casa

L’ultima conseguenza della condotta violenta del marito ai danni della moglie riguarda gli aspetti legati all’eventuale separazione: la vittima può chiedere lo scioglimento del matrimonio con addebito ai danni dell’ex. Cosa significa? Che l’uomo non potrà chiedere il mantenimento alla moglie (neanche se dovesse essere disoccupato e privo di entrate), né rivendicare, qualora quest’ultima dovesse morire prima del divorzio, diritti ereditari sul suo patrimonio.

La violenza, anche isolata, viola gli obblighi di rispetto su cui si fonda il matrimonio. E non c’è dubbio che, al di là delle conseguenze fisiche lasciate sulla moglie – quindi anche nel caso di una semplice percossa isolata – quest’ultima possa chiedere la separazione e il divorzio con addebito [1].

E non solo. La violenza giustifica anche l’allontanamento dalla casa familiare senza che ciò possa essere considerato un motivo di responsabilità. La donna che è stata picchiata anche una sola volta può chiudere la porta dietro di sé e lasciare il marito, senza perciò temere la perdita del mantenimento.

Secondo una recente sentenza del tribunale di Salerno [1], è sufficiente anche un solo episodio di violenza nei confronti dell’ex davanti al figlio per far scattare l’addebito della separazione. La gravità dell’episodio può disgregare definitivamente la famiglia determinando l’allontanamento dall’abitazione familiare della madre con la prole. 

Secondo il giudice, le violenze fisiche costituiscono violazioni talmente gravi e inaccettabili dei doveri nascenti dal matrimonio da fondare non solo la pronuncia di separazione personale ma anche la dichiarazione della sua addebitabilità all’autore. 

In proposito, il giudice ha richiamato il principio secondo cui «la prova delle violenze fisiche esonera il giudice del merito dal dovere di comparare con esse, ai fini dell’adozione delle relative pronunce, il comportamento del coniuge che sia vittima delle violenze e rende irrilevante persino la posteriorità temporale delle violenze rispetto al manifestarsi della crisi coniugale». 

Ha spiegato infine il tribunale campano, che «la pronuncia di addebito richiesta da un coniuge per le violenze perpetrate dall’altro non è esclusa qualora risulti provato un unico episodio di percosse, trattandosi di un comportamento idoneo comunque a sconvolgere definitivamente l’equilibrio relazionale della coppia, perché lesivo della pari dignità di ogni persona».

Non è tutto: quando le lesioni sono aggravate, la moglie può anche procedere direttamente con il divorzio senza prima dover per forza chiedere la separazione. Leggi a riguardo “Come funziona il divorzio senza separazione“.


note

[1] Trib. Salerno, sent. n. 2676/20.

Autore immagine: depositphotos.com


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