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Ecomafie: rapporto Legambiente 2014

15 Giugno 2014
Ecomafie: rapporto Legambiente 2014

Legambiente ha presentato il rapporto sulle ecomafie 2014: le conferme di un business in costante evoluzione.

Legambiente ha, da pochi giorni, reso noto l’annuale report sulle attività criminali nel settore ambientale, miniera d’oro delle cosche italiane.

 

Una prima lettura dei dati sembrerebbe confortante: le ecomafie rallentano sotto i colpi della crisi e, nel 2013, perdono 1,5 miliardi di euro di fatturato rispetto all’anno precedente. Diminuiscono anche i reati accertati (29.274) del -14%.

Queste però sono le uniche notizie positive in un mercato sempre floridissimo, se è vero che i 14,9 miliardi di euro portati a casa rappresentano comunque una cifra sconcertante, che dà il polso di come la criminalità riesca a monetizzare sui reati ambientali. Quasi il 50% di essi, nel 2013, è stato commesso nelle 4 regioni a trazione criminale (Campania, Puglia, Calabria e Sicilia).

La terra dei fuochi guida la classifica delle regioni in cui si è registrato il maggior numero di infrazioni, ben il 16% del totale nazionale; la Campania è inoltre al primo posto per il numero di persone denunciate (4.072), per numero di arresti (51) e di beni posti sotto sequestro (1.339).

Non deve ingannare il calo del numero delle infrazioni che va valutato alla luce della trasformazione qualitativa dell’azione criminale: non interessano più gli incendi boschivi. Al contrario marciano a pieno regime i reati nel settore agroalimentare – nel 2013 sono raddoppiati rispetto al 2012 – e quelli legati al ciclo dei rifiuti (+ 14,3%). Aumenta anche il gradimento verso il campo delle energie rinnovabili e del racket di animali (+ 6,6% tra bracconaggio, pesca di frodo, commercio illegale, combattimenti clandestini).

È una lotta tra guardia e ladri a chi si evolve prima, tra chi aggiorna il proprio business e chi cerca di impedire nuove opportunità di illecito guadagno.

Il controllo del territorio passa attraverso il controllo dei suoi amministratori. Un tempo la tendenza era quella di intimidire gli uomini delle istituzioni; ora è quella di entrare dalla porta principale, piazzando nelle stanze dei bottoni uomini di fiducia o approfittando del ventre molle dello Stato con lo strumento della corruzione. E così, nel 2013, sono state ben 16 le amministrazioni locali sciolte per infiltrazioni mafiose.

In questo modo, la criminalità ha il controllo sulla gestione della spazzatura e degli appalti, sulla pianificazione urbanistica, sul patrimonio boschivo e sulle acque, finanche sui beni culturali.

La soluzione per combattere le ecomafie appare la bonifica, prima ancora che dei luoghi, delle istituzioni che, schiacciate in una morsa di connivenza, corruzione, e anche di paura, non solo non offrono un contrasto adeguato, ma anzi agevolano il romanzo criminale.


note

Autore immagine: 123rf com


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