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L’ex malato può chiedere l’aumento dell’assegno divorzile?

11 Dicembre 2021
L’ex malato può chiedere l’aumento dell’assegno divorzile?

Il contributo economico a favore dell’ex coniuge può essere aumentato in ragione della sua malattia.

Tua moglie ti ha lasciato perché non era più innamorata di te. In realtà, è stato un fulmine a ciel sereno. Non ti sei mai accorto di nulla, anzi pensavi che tutto filasse liscio. Adesso, a stento, ti alzi la mattina per andare a lavorare. Per giunta, hai scoperto di recente di essere affetto da una rara malattia degenerativa. Per questo motivo, lei ti corrisponde una piccola somma mensile dato che stai attraversando un momento di difficoltà economica. In questo articolo vedremo se l’ex malato può chiedere l’aumento dell’assegno divorzile.

Devi sapere che con lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio (a seconda che le nozze siano state celebrate in Comune oppure in chiesa), il giudice può riconoscere una somma di denaro (periodica o una tantum) alla parte che viene a trovarsi in stato di bisogno, ossia non è in grado di provvedere a se stessa. L’importo di tale misura, secondo l’orientamento giurisprudenziale prevalente, può essere aumentato in considerazione delle gravi condizioni di salute del soggetto beneficiario. Ma procediamo con ordine.

Assegno divorzile: a chi spetta?

L’assegno divorzile è un contributo economico che spetta dopo la fine del matrimonio, quindi all’ex coniuge che, per vari motivi, non è in grado di mantenersi da solo. Ti faccio un esempio.

Luisa e Marco sono stati sposati per 20 anni. Durante il matrimonio, lei ha rinunciato alla carriera lavorativa per dedicarsi alla cura della casa e dei figli. Ora, però, la coppia ha divorziato e Luisa è senza lavoro. All’udienza, il giudice pone a carico di Marco l’obbligo di versare all’ex moglie un assegno di 450 euro mensili.

Come puoi notare nell’esempio, Luisa percepisce l’assegno divorzile perché disoccupata. Quindi, a differenza del mantenimento che tende a garantire al coniuge ancora sposato il medesimo tenore di vita goduto durante il matrimonio, la misura in questione ha un fine assistenziale e viene riconosciuta solamente in presenza di determinati presupposti che vedremo a breve.

Assegno divorzile: come viene corrisposto?

Le modalità di corresponsione dell’assegno divorzile sono libere, nel senso che i coniugi possono raggiungere un accordo per decidere se lo stesso deve essere versato in un’unica soluzione (una tantum) oppure periodicamente, cioè ogni mese.

Se si opta per la prima modalità (l’assegno una tantum), che può consistere anche nel trasferimento di un immobile oppure di un diritto reale di proprietà, il beneficiario non rischia di non ricevere l’importo. Quindi, non c’è il pericolo di dover attivare una procedura esecutiva nei confronti del soggetto obbligato in caso di mancato pagamento. Tuttavia, è bene sapere che una simile scelta comporta degli svantaggi. Ad esempio, non sarà possibile avanzare altre pretese economiche in futuro e si perde sia il diritto alla pensione di reversibilità (in caso di decesso dell’ex coniuge) che alla quota del trattamento di fine rapporto.

Assegno divorzile: quando spetta?

L’assegno di divorzio non è automatico, ma spetta solamente dopo aver valutato, caso per caso, i seguenti elementi:

  • la causa che ha decretato la fine del matrimonio;
  • l’età di chi richiede l’assegno e le ragioni che non gli permettono di avere un’indipendenza economica;
  • i redditi di marito e moglie;
  • la durata del rapporto coniugale;
  • il contributo personale ed economico fornito dagli ex coniugi sia alla conduzione della vita familiare che alla formazione del patrimonio comune e personale

L’ex malato può chiedere l’aumento dell’assegno divorzile?

Come abbiamo visto, per il riconoscimento dell’assegno di divorzio non sono di per sé sufficienti né lo squilibro reddituale tra gli ex coniugi né il peggioramento delle condizioni del richiedente rispetto al tenore di vita goduto in precedenza. Ciò che rileva a tal fine è, invece, la mancanza di indipendenza o autosufficienza economica di una delle parti, vale a dire l’assenza di mezzi adeguati (o l’impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive) per condurre una vita dignitosa.

Ebbene, la Corte di Cassazione [1] ha riconosciuto l’aumento della misura in questione a favore di un ex marito che, a causa di una patologia invalidante, era stato costretto a lasciare il lavoro di dirigente ed utilizzare le due pensioni di cui era titolare per pagare le cure mediche e l’affitto dell’appartamento in cui viveva. Tale decisione è stata adottata solo dopo aver valutato attentamente lo stato di salute del marito, beneficiario del contributo, e le ottime condizioni economiche della moglie, sulla quale gravava l’assegno.

Assegno divorzile: dura per sempre?

L’assegno divorzile, così come il mantenimento adottato in sede di separazione, non è un provvedimento eterno e immutabile. In altre parole, la misura in questione può essere modificata o revocata in qualsiasi momento se si verificano delle variazioni delle condizioni reddituali e patrimoniali degli ex coniugi.

Se Paolo vince 300 milioni alla lotteria, è chiaro che l’importo che versa ogni mese alla moglie Giovanna potrebbe essere aumentato, in quanto le sue condizioni economiche sono notevolmente migliorate. Se, invece, Giovanna viene assunta a tempo indeterminato, Paolo potrà ottenere la revoca dell’assegno.

Sia in caso di revisione dell’importo che in caso di revoca dell’assegno divorzile è necessario rivolgersi al giudice, a meno che non si verifichi il decesso di una delle due parti oppure un nuovo matrimonio del beneficiario. In queste ultime due ipotesi, infatti, il diritto all’assegno divorzile cessa automaticamente.


note

[1] Cass. ord. n. 22537/2021 del 09.08.2021.

Autore immagine: pixabay.com


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