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Si può contestare la cartella esattoriale per errori?

27 Settembre 2021
Si può contestare la cartella esattoriale per errori?

Vizi di forma e di sostanza per impugnare una cartella di pagamento e ottenerne l’annullamento: quali sono i migliori?

Si può contestare la cartella esattoriale per errori? Esistono due vie per contestare una cartella esattoriale. La prima è di entrare nel merito della richiesta e, ovviamente, di opporsi ad essa assumendo che le somme non sono dovute. La seconda invece è contestare i vizi di forma, che attengono al rispetto delle regole sulla compilazione della cartella e sulla sua notifica.

Contestare una cartella nel merito è difficile, a volte impossibile. La ragione è semplice: nel momento in cui viene notificata la cartella esattoriale i termini per opporsi alla pretesa della Pubblica Amministrazione sono ormai decorsi. Come noto, infatti, la cartella è solo l’ultimo atto di un procedimento di recupero del credito che inizia con un avviso di accertamento spedito dall’ente titolare del credito (ad esempio Inps, Comune, Regione, Agenzia delle Entrate). Il contribuente ha 60 giorni di tempo per contestare, davanti al giudice, tale intimazione. Decorso il termine, non è più possibile entrare nel merito della pretesa, legittima o meno che sia, sicché il debitore dovrà pagare in ogni caso. Non è quindi possibile riaprire i termini per il ricorso giudiziario al ricevimento dei successivi solleciti, ivi compresa la cartella.

Potrebbe però succedere che il contribuente abbia già pagato o che la cartella si riferisca a un credito ormai caduto in prescrizione oppure annullato in precedenza da un’autorità. Limitatamente a tali ipotesi è possibile l’impugnazione nel merito della cartella esattoriale.

Più ricorrente è l’impugnazione per motivi formali. Qui però sono necessarie alcune precisazioni.

La contestazione di routine nei confronti di gran parte delle cartelle è il difetto di notifica del precedente atto del procedimento (l’omessa notifica dell’avviso di accertamento per impugnare la cartella; l’omessa notifica della cartella per impugnare il pignoramento, il fermo, l’ipoteca o l’intimazione di pagamento successiva). Spetta all’amministrazione dimostrare il contrario, cosa che potrebbe non riuscire quando la documentazione va smarrita.

Un’altra contestazione frequente riguarda la consegna della cartella a soggetto non convivente. A questa si unisce quella relativa alla notifica a un indirizzo sbagliato. Queste soluzioni però non garantiscono alcun successo: il fatto di contestare la cartella presuppone comunque il suo ricevimento e, dunque, l’ammissione tacita che la notifica è andata a buon fine. Tanto basta per sanare ogni vizio [1]. Errori di questo tipo potrebbero essere sollevati solo in sede di impugnazione del successivo atto del procedimento.

Sempre per rimanere in tema di vizi di forma, la Cassazione ha decretato la nullità della cartella laddove il sistema di calcolo degli interessi non sia trasparente. L’esattore deve distinguere il capitale dagli interessi e specificare l’aliquota applicata per ciascun anno, in modo che il debitore possa verificare che i conteggi siano corretti.

La cartella deve poi contenere la motivazione, ossia l’indicazione delle ragioni della pretesa: motivazioni che possono anche limitarsi a richiamare un atto già precedentemente notificato (ad esempio, un avviso di accertamento). È però necessario specificare il tributo richiesto e l’anno di riferimento.

Quanto poi alla regolarità formale della struttura della cartella stampata dall’Agente per la riscossione esattoriale, secondo la giurisprudenza [2], è sufficiente che l’atto sia sia predisposto secondo il modello approvato con decreto del ministero delle finanze [3], che nemmeno ne prevede la sottoscrizione: tale conformità basta a rendere l’atto inattaccabile da eventuali vizi di nullità sul piano formale.

La cartella, a tal proposito, non deve per forza essere firmata ma deve comunque contenere l’indicazione del responsabile del procedimento a pena di nullità.

Insomma, i vizi formali rivolti alle cartelle di pagamento non sussistono se le stesse sono confezionate seguendo il prescritto modello ministeriale, sicché alcuna nullità formale può essere rilevata.  


note

[1] Ai sensi dell’art. 156 cod. proc. civ., la nullità della notifica non può mai essere pronunciata se l’atto ha raggiunto lo scopo cui è destinato ossia essere conosciuto dal contribuente permettendone idonea difesa.

[2] Ctp Benevento, sent. n. 110/01/2021 del 9.03.2021.

[3] A norma dell’art. 25 dpr n. 602/1973.

(…) I ricorsi non sono meritevoli di accoglimento: per quanto concerne i denunciati vizi formali delle cartelle di pagamento impugnate, va osservato che, come evidenziato dall’Agenzia delle entrate, le stesse sono redatte sulla base di un modello approvato dal ministero delle finanze, la cui conformità allo stesso esclude nullità dell’atto sul piano formale.

A ciò va aggiunto che il ricorrente contesta le presunte violazioni sotto il profilo della illegittimità della notifica che, tuttavia, è estranea all’atto che ne è oggetto, trattandosi di procedimento disciplinato da regole autonome, anche sotto il profilo della invalidità, trovando applicazione, tra l’altro, la disposizione dell’art. 160 cpc, che rinvia agli artt. 156, 157 cpc, norme alle quali può farsi riferimento anche nell’ipotesi qui in esame; valga, al riguardo, quanto evidenziato dalla Comm. Trib. Prov. Puglia Lecce Sez. IV Sent. 18/03/2019, secondo cui «In tema di notificazioni, riguardo alla notifica degli avvisi di accertamento e degli altri atti che per legge devono essere notificati al contribuente, trova applicazione l’art. 160 cpc, in forza del quale, tramite il rinvio all’art. 156 cpc, la nullità della notifica non può mai essere pronunciata se l’atto ha raggiunto lo scopo cui è destinato». (…)

Tanto premesso, per quanto concerne il difetto di motivazione delle cartelle impugnate, va rilevato che la doglianza non riguarda le cartelle in quanto tali, ma le contestazioni e l’irrogazione delle relative sanzioni, che concernono l’operato dell’Agenzia delle entrate, investito dai rimanenti motivi di impugnazione.

Orbene, sul punto, l’Ufficio ha precisato che il recupero, a titolo risarcitorio, delle imposte, degli interessi e delle sanzioni ha avuto luogo a seguito di controllo ex art. 36-ter, che, come prescritto dall’art. 26, comma 3-ter, del dm n. 164 del 1999, «è comunicato in via telematica al Caf e al Raf o al professionista con l’indicazione dei motivi che hanno dato luogo alla rettifica dei dati contenuti nella dichiarazione per consentire anche la segnalazione di eventuali dati ed elementi non considerati o valutati erroneamente in sede di controllo nel visto di conformità entro 60 gg. successivi al ricevimento della comunicazione».

Effettivamente nelle cartelle impugnate vi è il riferimento alle comunicazioni degli esiti del controllo formale effettuato ai sensi dell’art. 36 ter dpr n. 600 del 1973 (…).

Ne consegue che il ricorrente, che non ha lamentato il mancato ricevimento di dette comunicazioni, avrebbe dovuto impugnare le stesse, nei termini di legge e non le cartelle successivamente notificategli, con conseguente inammissibilità del ricorso. (…)


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