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È obbligatorio comunicare la paternità?

11 Dicembre 2021
È obbligatorio comunicare la paternità?

Una madre non può nascondere la gravidanza al padre del bambino, a meno che non ci sia un interesse meritevole di tutela.

Qualche settimana fa, hai scoperto di essere incinta di due mesi. All’inizio, eri così contenta da voler gridare la tua felicità al mondo intero. Subito dopo, però, ti è preso il panico perché il padre del bambino è un uomo violento e non lo vuoi più nella tua vita. Ma è obbligatorio comunicare la paternità?

Devi sapere che i genitori di un figlio nato al di fuori del matrimonio devono provvedere al suo riconoscimento. Si tratta di un adempimento obbligatorio affinché la filiazione assuma anche una valenza giuridica. Tuttavia, una madre non può serbare l’avvenuto concepimento al padre naturale, altrimenti si renderebbe responsabile di un danno ingiunto. Se vuoi saperne di più sull’argomento ti consiglio di proseguire nella lettura di questo articolo.

Figlio di genitori non sposati: cosa prevede la legge?

Prima di capire se sussista o meno un obbligo per la madre di comunicare la paternità, dobbiamo fare alcune considerazioni che ti aiuteranno a inquadrare meglio la questione.

A partire dal 2012, ossia da quando c’è stata la riforma della filiazione [1], tutti i figli sono uguali, a prescindere dal fatto che siano nati da genitori coniugati, conviventi oppure separati. Questo vuol dire, in altre parole, che non esiste più alcuna distinzione tra figli legittimi e naturali.

Tuttavia, rimangono alcune differenze. Ad esempio, il bambino nato al di fuori del matrimonio deve essere riconosciuto dal padre e dalla madre. Tale adempimento, invece, non è necessario per le coppie sposate per la quali vige la presunzione di paternità, nel senso che il marito della donna si considera il padre del figlio concepito durante il matrimonio

Come riconoscere un figlio?

Assodato che il figlio nato da una coppia non sposata deve essere riconosciuto dai genitori, vediamo qual è la procedura da seguire.

Anzitutto, va detto che la madre e il padre, congiuntamente o disgiuntamente, possono effettuare il riconoscimento in qualsiasi momento a condizione che abbiano compiuto almeno 14 anni, non siano interdetti e siano liberi di effettuare una simile scelta (vale a dire non devono essere costretti con violenza).

Il riconoscimento del figlio può avvenire:

  • nell’atto di nascita;
  • in una dichiarazione davanti all’ufficiale dello Stato civile;
  • in presenza del notaio;
  • in un testamento;
  • tramite il giudice tutelare: tale ipotesi si verifica se uno dei genitori si oppone al riconoscimento da parte dell’altro.

Inoltre, è possibile riconoscere un bambino anche prima della nascita. In tal caso, basta recarsi all’ufficio Anagrafe del Comune di residenza con un documento d’identità e il certificato medico che attesti lo stato di gravidanza.

Quali effetti si producono con il riconoscimento del figlio?

Se è stato riconosciuto contemporaneamente da entrambi i genitori, il figlio assume il cognome del padre. In caso contrario, prenderà il cognome di chi lo ha riconosciuto per primo. Se poi viene riconosciuto prima dalla madre, il bambino assume il cognome materno e può aggiungere, anteporre o sostituire quello paterno (se il riconoscimento del padre avviene in un secondo momento). Se nessuno dei due genitori provvede al riconoscimento, allora il piccolo prende il cognome che gli viene dato dall’ufficiale di Stato civile.

Con il riconoscimento, sorge in capo al genitore il potere di adottare tutte le decisioni nell’interesse del figlio (la cosiddetta responsabilità genitoriale) e di provvedere al suo mantenimento, alla sua educazione e istruzione.

Riconoscimento del figlio: può essere impugnato?

Per completezza, va detto che il riconoscimento del figlio può essere impugnato per difetto di veridicità oppure nel caso in cui l’autore sia stato dichiarato interdetto per infermità di mente o sia stato costretto con violenza. Pensa, ad esempio, a Tizio che ha riconosciuto il figlio Caietto, ma in realtà il vero padre è Sempronio.

L’impugnazione può essere proposta, oltre che dall’autore, anche dalla madre, dal figlio stesso e da chiunque abbia interesse nei limiti di tempo previsti dalla legge.

È obbligatorio comunicare la paternità?

Partiamo da un esempio.

Tizio e Caia si sono lasciati dopo 4 anni fidanzamento. La donna, infatti, ha scoperto di essere stata tradita più volte. Subito dopo essersi detti addio, Caia si sottopone ad una visita ginecologica e apprende la notizia di essere incinta. La donna, però, decide di non rivelare la gravidanza a Tizio perché ha intenzione di crescere il figlio da sola.

Ebbene, casi simili all’esempio che ti ho riportato sono molto frequenti. Tuttavia, dobbiamo chiederci se è lecito che una donna nasconda lo stato di gravidanza al presunto padre.

In realtà, non esiste una norma o una legge che obblighi una madre a comunicare la paternità. Secondo la Corte di Cassazione [2], invece, la notizia può essere serbata solamente se sussiste un interesse del figlio meritevole di tutela. Pensa, ad esempio, a un padre violento o estremamente pericoloso.

Negli altri casi, cioè quando non vi è alcuna necessità di tutelare il bambino dalla figura paterna, la madre è tenuta a comunicare la gravidanza non appena ne viene a conoscenza. Ciò in virtù del principio di bigenitorialità che riconosce al figlio il diritto di mantenere un rapporto stabile sia con la madre che con il padre. Di conseguenza, è un dovere materno informare il padre dell’esistenza del bambino.

Infine, va detto che qualora la madre nasconda la gravidanza al padre, quest’ultimo potrebbe anche chiederle un risarcimento del danno. Sempre secondo gli Ermellini, il fatto di nascondere l’avvenuto concepimento arreca un «pregiudizio all’interesse del padre naturale ad affermare la propria identità genitoriale».


note

[1] L. n. 219/2012 del 10.12.2012.

[2] Cass. sent. n. 8459/2020 del 05.05.2020.

Autore immagine: pixabay.com


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