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Successione quote S.a.s.

11 Dicembre 2021 | Autore:
Successione quote S.a.s.

Tra i soci accomandanti e i soci accomandatari esiste differenza in relazione sia al trasferimento mortis causa delle quote agli eredi sia alla cessione inter vivos.

La società in accomandita semplice, anche conosciuta con la sigla S.a.s., è una società di persone, caratterizzata da una particolare struttura interna. I soci si distinguono in due categorie, ovvero quella dei soci accomandanti e quella dei soci accomandatari. Tale differenza si riflette anche sulle norme che regolano la vita della società e sui diritti delle due categorie. Ad esempio, la successione delle quote nella S.a.s. avviene in maniera diversa a seconda se a morire è un socio accomandante o un socio accomandatario.

In merito, il Codice civile dispone che solo la quota del socio accomandante è liberamente trasmissibile “mortis causa”; quindi, l’erede dell’accomandante subentra di diritto nella posizione di quest’ultimo [1]. Inoltre, salvo diversa previsione dell’atto costitutivo, la quota può essere ceduta con effetto verso la società, con il consenso dei soci che rappresentano la maggioranza del capitale [2].

In caso di morte dell’accomandatario, invece, si applicano le limitazioni previste per la trasferibilità delle quote di tutti i soci illimitatamente responsabili [3]. Il Codice civile, infatti, non contiene alcuna disposizione esplicita per quanto attiene alla trasmissione mortis causa della quota del socio accomandatario. Pertanto, la relativa disciplina può essere desunta da quella prevista per la società semplice in virtù del doppio richiamo operato dagli articoli 2315 e 2293 del Codice civile.

Soci accomandanti e soci accomandatari: che differenza c’è?

Prima di esaminare nel dettaglio la questione relativa alla successione delle quote nella società in accomandita semplice, è opportuno ricordare che sono:

  • soci accomandanti quelli che conferiscono solo i beni ma non partecipano alla gestione sociale; quindi, non amministrano né assumono responsabilità verso i terzi per le obbligazioni sociali se non limitatamente alla quota conferita;
  • soci accomandatari quelli che conferiscono i beni e partecipano alla gestione sociale; inoltre, amministrano la società e assumono una responsabilità personale, solidale ed illimitata verso i terzi, rispondendo per le obbligazioni sociali anche con il patrimonio personale, sebbene in via sussidiaria. In altre parole, i creditori sociali devono preventivamente aggredire il patrimonio sociale e solo se quest’ultimo risulta in tutto o in parte incapiente, possono escutere il patrimonio personale dei soci accomandatari.

Successione quote s.a.s.: come avviene?

Come si è detto in precedenza, nella società in accomandita semplice se muore un socio accomandante la sua quota di partecipazione viene trasferita agli eredi e con essa lo status di socio.

In proposito, la dottrina ha osservato che tale previsione si configura come un’agevolazione alla prosecuzione dell’attività sociale anche in caso di morte del socio, evitando così lo scioglimento o una diminuzione del patrimonio derivante dalla liquidazione della quota.

Invece, se muore un socio accomandatario, gli altri soci devono liquidare la quota agli eredi, salvo preferiscano sciogliere la società ovvero continuarla con gli eredi stessi e questi vi acconsentano.

Gli eredi, quindi, non subentrano nella posizione del defunto nell’ambito della società e non assumono la qualità di soci accomandatari a titolo di successione mortis causa.

La differenza tra la posizione del socio accomandante e quella del socio accomandatario in relazione alla successione delle quote è facilmente spiegabile: per il primo non c’è necessità di adottare alcuna cautela in quanto il rapporto fiduciario, legato al potere di gestione tipico degli accomandatari, è meno rilevante. In altre parole, il socio accomandante ha un’influenza marginale nella vita della società rispetto al socio accomandatario in ragione della sua limitata partecipazione alle perdite e della sua non partecipazione all’amministrazione della società.

Cosa succede se vi è una pluralità di eredi?

Secondo parte della dottrina se vi sono più eredi e manca un’apposita disposizione del contratto sociale circa l’indivisibilità della quota, la stessa va frazionata tra i singoli eredi.

Invece, altra parte della dottrina ritiene che la quota del socio defunto vada trasmessa in regime di comunione agli eredi, che la gestiranno attraverso un rappresentante comune all’uopo nominato.

Questi due orientamenti sono divergenti: il primo prevede un ingresso automatico di tutti gli eredi nella società mentre per il secondo, per consentire agli eredi di divenire soci, bisogna modificare il contratto sociale con il voto unanime di tutti i soci oppure con una maggioranza semplice.

Trasferimento quote s.a.s. per atto tra vivi: come si effettua?

In relazione al trasferimento per atto tra vivi, la quota dell’accomandante si può trasferire purché vi sia l’approvazione di tanti soci che rappresentino la maggioranza del capitale sottoscritto, salvo che lo statuto preveda diversamente. Qualora la predetta maggioranza non venga raggiunta, la cessione della quota rimane valida tra le parti ma il trasferimento è inefficace nei confronti della società. Di conseguenza, il cessionario non può esercitare i diritti sociali, la cui titolarità rimane in capo al cedente.

Il trasferimento della quota di accomandatario per atto tra vivi importa, invece, la modificazione del contratto sociale. Pertanto, se l’atto costitutivo non prevede diversamente, la cessione della quota dell’accomandatario deve ottenere il consenso unanime dei soci.


note

[1] Art. 2322, co. 1, cod. civ.

[2] Art. 2322, co. 2, cod. civ.

[3] Art. 2284 cod. civ.


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