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Fatture non contabilizzate: cosa si rischia?

28 Settembre 2021 | Autore:
Fatture non contabilizzate: cosa si rischia?

Quali sono le sanzioni amministrative e penali previste in caso di documenti fiscali emessi e consegnati, ma non registrati e non riportati in dichiarazione?

La tua impresa ha emesso una fattura che però è sfuggita alla registrazione e, perciò, non è stata annotata in contabilità. Di conseguenza, l’importo fatturato (e probabilmente incassato) non compare neppure nella dichiarazione Iva e in quella dei redditi. Dopo qualche tempo, la Guardia di Finanza esegue un controllo al tuo cliente e la rinviene: grazie a quella copia si può affermare che quella fattura esiste davvero. È una buona notizia per te? No di certo. Ma perché? Cosa si rischia per le fatture non contabilizzate?

Le conseguenze della mancata contabilizzazione di fatture a fini fiscali sono piuttosto serie. Ci sono pesanti sanzioni amministrative ed è anche possibile essere incriminati per il reato di distruzione e occultamento di scritture contabili, a prescindere dall’importo. Se poi si superano le soglie di punibilità c’è anche il reato di omessa dichiarazione. Devi sapere che, per tutte le operazioni fiscalmente imponibili, l’emissione della fattura è solo il primo di una serie di adempimenti concatenati, che passano dalla sua registrazione in contabilità e arrivano fino alle dichiarazioni dei redditi e Iva.

Con la fattura elettronica obbligatoria dal 2019, la fattura emessa viene automaticamente acquisita dal sistema informatico dell’Agenzia delle Entrate, perciò non si può sfuggire alla registrazione e ai passaggi conseguenti. I termini di accertamento per le annualità precedenti sono ancora aperti; dunque, è bene sapere cosa si rischia in caso di fatture non contabilizzate.

Fattura: obbligo di emissione, registrazione e conservazione

La normativa fiscale [1] dispone che «per ciascuna operazione imponibile il soggetto che effettua la cessione del bene o la prestazione del servizio emette fattura, anche sotto forma di nota, conto, parcella e simili, o, ferma restando la sua responsabilità, assicura che la stessa sia emessa, per suo conto, dal cessionario o dal committente ovvero da un terzo». La fattura, cartacea o elettronica, si considera emessa «all’atto della sua consegna, spedizione, trasmissione o messa a disposizione del cessionario o committente».

Le fatture devono essere registrate entro il giorno 15 del mese successivo a quello di effettuazione delle operazioni [2] indicando il numero progressivo, la data di emissione, l’ammontare imponibile e il valore dell’imposta, oltre ai dati identificativi del cessionario del bene o del servizio. I contribuenti che liquidano l’Iva su base trimestrale possono annotare le fatture entro la fine del mese successivo a ciascun trimestre [3].

La legge [4] consente che le fatture create in formato elettronico e quelle cartacee possono essere conservate anche elettronicamente, per dieci anni a partire dal 31 dicembre dell’anno in cui l’operazione fatturata è stata effettuata.

Mancata registrazione di fatture emesse: sanzioni

L’omessa fatturazione e la mancata registrazione di fatture emesse (le due condotte sono equiparate ai fini sanzionatori) sono considerate comportamenti molto gravi in quanto sintomatici di evasione fiscale e, talvolta, anche di altre condotte fraudolente, come il riciclaggio.

A livello amministrativo, per la mancata emissione o registrazione di una fattura si applica una sanzione pecuniaria dal 90% al 180% dell’imponibile non registrato (o completamente evaso, in caso di mancata emissione). La stessa sanzione si applica ai casi di sottofatturazione (quando nel documento si indicano un imponibile o un’imposta minore di quella effettiva), proporzionalmente all’ammontare evaso. Ecco un esempio di sottofatturazione con applicazione di sanzioni.

L’impresa edile Alfa esegue un lavoro di ristrutturazione di un fabbricato e si fa pagare 100mila euro. Emette la fattura ma riporta, falsamente, un corrispettivo di soli 60mila euro, in modo da intascare la differenza in nero senza versare le imposte dovute. La sanzione pecuniaria si applicherà sui 40mila euro evasi.

Fatture non contabilizzate: quali reati?

Non contabilizzare le fatture emesse integra il reato di distruzione e occultamento di scritture contabili [5], punito con reclusione da tre a sette anni. Questo delitto, a differenza della maggior parte degli altri reati tributari (con i quali comunque può concorrere; si pensi al caso di omessa dichiarazione o di dichiarazione infedele), sussiste a prescindere da una soglia di punibilità: significa che basta una sola fattura, di qualsiasi importo, a integrare la condotta illecita, come ha affermato la Corte di Cassazione [6]. Infatti, poiché le fatture in formato cartaceo fino al 2019 dovevano essere emesse in duplice copia, il rinvenimento di un esemplare presso il destinatario costituisce valida prova che la mancanza del documento fiscale presso l’emittente sia dovuta a distruzione oppure a occultamento volontario da parte sua (ferma restando la possibilità di fornire prova contraria per dimostrare che la condotta è stata incolpevole).

A volte, però, la giurisprudenza stempera un’applicazione così rigida della norma. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione [7] ha affermato che, nel caso di rinvenimento di fatture non contabilizzate, il reato va provato con riferimento all’Iva effettivamente evasa. Nel caso deciso, non erano emersi pagamenti collegati a quelle fatture, ma ci si era limitati soltanto ai controlli incrociati svolti dalla Guardia di Finanza su clienti e fornitori dell’azienda verificata, dai quali risultava che le fatture non erano state dichiarate dall’emittente. Gli Ermellini, però, hanno ritenuto necessario ai fini della prova anche un controllo sui conti correnti della società: la Corte stigmatizza «l’assenza di verifiche e all’esistenza o meno di movimentazioni finanziarie, e in particolare di accrediti corrispondenti alle fatture reperite presso terzi», altrimenti non poteva essere misurata «l’entità concreta dell’evasione Iva».

Tieni presente che, ai fini della punibilità dell’autore della condotta, è essenziale che la distruzione o l’occultamento delle fatture sia avvenuto:

  • al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto (se manca questa forma di dolo, l’imprenditore non sarà punibile);
  • la condotta pregiudichi al Fisco la ricostruzione dei redditi e del volume d’affari (non occorre che l’impedimento sia assoluto, ma è sufficiente che vi sia un ostacolo significativo).

Contabilizzare fatture false: cosa si rischia?

Quando le fatture sono false, oggettivamente o soggettivamente (nel primo caso sono emesse per un’operazione mai avvenuta, nel secondo caso i soggetti riportati sono diversi da quelli reali), è previsto uno specifico reato [8] anche a carico dell’utilizzatore di questi documenti. In questi casi, viene sanzionato proprio il fatto di aver simulato, attraverso quelle fatture, un’operazione inesistente, al fine di consentire l’evasione fiscale altrui e, in particolare, del soggetto che ha annotato nella propria contabilità i dati, per dedurre fittiziamente i corrispondenti costi. Per questi profili leggi l’apposito articolo “Falsa fatturazione: cosa si rischia?“.


note

[1] Art. 21 D.P.R. n. 633/1972.

[2] Art. 23 D.P.R. n. 633/1972.

[3] Art. 1, co. 1102, L. n. 178 del 30.12.2020.

[4] Art. 39 D.P.R. n. 633/1972.

[5] Art. 10 D.Lgs. n. 74/2000.

[6] Cass. sent. n. 39322 del 25.09.2019.

[7] Cass. sent. n. 25399 del 24.09.2021.

[8] Art. 8 D.Lgs. n. 74/2000.


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