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Tassazione trust

28 Settembre 2021
Tassazione trust

Quali tasse si pagano sul trust? L’Agenzia delle Entrate supera il precedente orientamento ed esclude l’applicazione dell’imposta sulle donazioni.

Il trust nasce per tutelare il patrimonio personale da eventuali debiti collegati ad attività commerciali o professionali e, più nello specifico, dal rischio di pignoramenti. Diventa quindi uno strumento di difesa del patrimonio personale particolarmente vantaggioso in caso di fallimento o di indebitamento eccessivo, sia nei confronti dei privati sia nei confronti del Fisco.

I costi per istituire un trust sono superiori a quelli previsti per il fondo patrimoniale: ciò perché, oltre all’atto notarile, bisogna pagare il trustee ossia colui che, intestandosi i beni di un’altra persona, li gestirà nell’interesse di quest’ultima. È proprio questo trasferimento della proprietà che rende intoccabili i beni inseriti nel trust dopo cinque anni dall’atto. Cinque anni è infatti il termine concesso ai creditori per esperire l’«azione revocatoria» e rendere inefficace, nei loro confronti, il trust del debitore.

Nella bilancia “costi-benefici” si inserisce anche il problema fiscale. Quante tasse si pagano sul trust? Tale aspetto, non di minimo conto, potrebbe costituire l’ago della bilancia nella scelta di questo strumento.

Proprio in merito alla tassazione del trust, le numerose sentenze della Cassazione (oltre 100) hanno finalmente portato l’Agenzia delle Entrate a cambiare interpretazione ritenendo il trust non tassabile. Ma per arrivare a questo risultato sono stati necessari diversi anni.

Inizialmente, nelle circolari dell’agenzia delle Entrate n. 48/E del 6 agosto 2007 e n. 3/E del 22 gennaio 2008, l’atto di dotazione del trust era stato inteso come un presupposto di applicazione dell’imposta di donazione.

Anche la Cassazione inizialmente aderì a questo orientamento [1], ma dal 2016 iniziò a mutare orientamento [2] abbracciando gradatamente un’altra tesi: l’incremento patrimoniale che il trustee ottiene con l’atto di dotazione del trust non potrebbe essere qualificato come una vera e propria donazione. E ciò perché il passaggio di proprietà del bene in favore di quest’ultimo non è definitivo, ma transitorio. Quindi, non è possibile applicare l’imposta sulle donazioni. La legge va interpretata nel senso che l’imposta di donazione va applicata solo quando l’attuazione del vincolo di destinazione produce un incremento stabile (a titolo gratuito) del patrimonio.

Tale interpretazione venne definitivamente consacrata nel 2018 [3]. In questa occasione, la Cassazione ammise infatti che non avrebbe dovuto applicarsi l’imposta di donazione. 

L’Agenzia delle Entrate ignorò però queste indicazioni e continuò a riscuotere l’imposta sulle donazioni. Il tutto fin quando, con una sentenza della Cassazione del 2019 [4], l’atto di dotazione di qualsiasi tipo di trust venne dichiarato non tassabile con l’imposta di donazione, in quanto si intese non più considerarlo in termini di manifestazione di capacità contributiva: quando la legge sull’imposta di donazione menziona i vincoli di destinazione, si deve leggere la norma nel senso di applicare l’imposta di donazione non in ogni caso, ma solo quando l’attuazione del vincolo di destinazione produce un incremento stabile (a titolo gratuito) del patrimonio di un dato soggetto.

Di lì in avanti, fino ai giorni nostri, vi fu tutta una serie di sentenze pressoché identiche [5]. L’Agenzia delle Entrate ha così dovuto alzare le mani e annunciare il superamento delle circolari 48/E/2007 e 3/E/2008.


note

[1] Cass. ord. n. 3735/2015, 3737/2015, 3886/2015 e 5322/2015; Cass. sent. n. 4482/2016.

[2] Cass. sent. n. 21614/1016.

[3] Cass. sent. n. 13626/2018 e ord. n. 31445/2018 e 734/2019.

[4] Cass. sent. n. 1131/2019 

[5] Cass. sent. n. 15453/2019, 15455/19, 15456/19, 16700/19, 16701/19, 16705/19, 19167/19, 19319/19, 22754/19 e ord. n. 19310/2019.


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