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Redditometro: scatta per un fido o un mutuo?

28 Settembre 2021 | Autore:
Redditometro: scatta per un fido o un mutuo?

Quando il finanziamento bancario consente l’accertamento sintetico dei redditi e come il contribuente può difendersi dimostrando la provenienza delle somme.

Ottenere un finanziamento non fa diventare ricchi; semplicemente, si hanno più soldi in tasca per poter comprare una casa, un’autovettura o altri beni. Questa verità elementare, però, talvolta sfugge al Fisco che, implacabile, chiede conto ai contribuenti delle disponibilità economiche che hanno ottenuto in qualsiasi maniera. Questi accertamenti vengono svolti con il ben noto strumento del redditometro, che cerca di mettere il soggetto controllato con le spalle al muro, inchiodandolo sulla base del possesso di determinati beni o attività finanziarie. Ma il redditometro scatta anche per un fido bancario o un mutuo?

In realtà, le banche concedono soldi ai privati con molta oculatezza. Le istruttorie sono severe e guardano essenzialmente alla capacità di rimborso: ad esempio, la rata di un mutuo per l’acquisto di un immobile di solito non eccede mai il 30% dello stipendio del richiedente. Anche il fido bancario – il cosiddetto scoperto di conto autorizzato – non viene offerto a chiunque, ma è riservato ai clienti “collaudati” e ritenuti affidabili, come imprenditori con un rilevante giro d’affari o persone facoltose. Rimane il fatto che molti consumatori riescono a comprare determinati beni – anche di lusso, come una casa in centro città o una costosa autovettura sportiva – proprio grazie al finanziamento ottenuto: senza di esso non ce l’avrebbero mai fatta.

In questi casi, il redditometro può scattare per un fido bancario o un mutuo, ma il contribuente può fornire la prova del fatto che l’acquisto dei beni “sospetti” è stato reso possibile non impiegando le proprie disponibilità patrimoniali occultate al Fisco, bensì attraverso l’erogazione di denaro fornita dalla banca o da una società finanziaria.

È evidente che il contribuente accertato dovrà fornire all’Agenzia delle Entrate la prova documentale che dimostra il finanziamento ottenuto ed il suo successivo impiego per l’acquisto dei beni che gli vengono contestati. Se l’Amministrazione non sente ragioni, bisogna presentare ricorso al giudice tributario per ottenere l’annullamento dell’atto impositivo. Come vedrai a breve, la giurisprudenza ammette questa possibilità.

Redditometro: cos’è e come funziona?

Il redditometro è uno strumento di accertamento sintetico dei redditi, che vengono desunti dal possesso di determinati beni che il Fisco considera come «elementi di capacità contributiva» [1] (ad esempio, le auto di grossa cilindrata o l’intestazione di diversi immobili di pregio).

In concreto, l’Amministrazione finanziaria opera un calcolo basato su un metodo induttivo per dimostrare l’esistenza di un reddito superiore a quello dichiarato: la rettifica scatta quando emerge uno scostamento superiore ad almeno il 20% per due anni d’imposta.

I principali indicatori di capacità contributiva sono:

  • le disponibilità sui conti correnti e l’ammontare dei depositi investiti in strumenti finanziari di qualsiasi tipo (azioni, obbligazioni, titoli di Stato, buoni postali fruttiferi, ecc.): essi indicano l’ammontare del risparmio e, dunque, la presenza di una ricchezza non spesa;
  • le spese sostenute per l’acquisto di beni e servizi di vario genere, compresi gli investimenti e i trasferimenti di somme ad altri soggetti.

Va sottolineato, però, che dal 2015 in poi non sono più stati emanati i decreti ministeriali che contengono l’elenco analitico degli indicatori di capacità contributiva; la conseguenza è che dal 2016 l’applicazione del redditometro è di fatto congelata e sospesa, e lo sarà sino a quando il ministero dell’Economia e Finanze non emanerà il prossimo decreto.

Redditometro: come si contesta?

L’ammontare desunto dal redditometro è stimato dal Fisco in base a una presunzione relativa che ammette per legge [2] la prova contraria; dunque, il contribuente può contestarlo in vari modi, ad esempio dimostrando che la sua disponibilità economica deriva da redditi esenti (come un risarcimento danni o una donazione entro un milione di euro dai genitori) o soggetti a ritenuta d’imposta a titolo definitivo (una vincita al gioco, un’eredità) o dalla vendita di immobili o altri beni che ha creato liquidità.

L’accertamento fiscale basato sul redditometro non è automatico: prima di emanare l’atto impositivo con il quale recupera i maggiori redditi a tassazione, l’Agenzia delle Entrate invia sempre al contribuente un questionario per chiedergli spiegazioni oppure lo invita a presentarsi presso l’Ufficio per fornire chiarimenti e produrre la documentazione utile a sua difesa. Per approfondire questo argomento leggi “Come evitare i controlli del redditometro“.

Redditometro su fido bancario o mutuo: è valido?

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione [2] afferma che l’erogazione di un fido che consente lo sconfinamento bancario o la concessione di un mutuo non legittima l’accertamento fiscale compiuto attraverso il redditometro: al contrario, gli acquisti di case o di automobili emersi come indicatori di capacità contributiva sono giustificati dal finanziamento ottenuto. Così il contribuente può neutralizzare il redditometro e far cadere l’accertamento basato su di esso, dimostrando di aver ricevuto dalla propria banca la somma di denaro che ha consentito l’acquisto di quei beni.

La Suprema Corte, richiamando altre pronunce analoghe sul tema [3], sottolinea che, in questi casi, «il contribuente che pure non dimostri l’utilizzo di ulteriori redditi per sostenere le spese contestate è comunque tenuto a produrre documenti dai quali emergano elementi sintomatici del fatto che ciò sia accaduto o sia potuto accadere».

Dunque, nello specifico, il contribuente dovrà esibire la documentazione bancaria che dimostra la concessione dell’affidamento in conto corrente per una cifra che consente di comprare un’autovettura costosa (o altri beni di lusso come le imbarcazioni) o che attesta l’avvenuta erogazione di un mutuo ipotecario per comprare un immobile.

Per approfondire leggi “Redditometro: ultime sentenze“.


note

[1] Art. 38 D.P.R. n. 600/1973.

[2] Art. 2728 Cod. civ. e art. 38, co.4, D.P.R. n. 600/1973.

[3] Cass. ord. n. 26130 del 27.09.2021.

[4] Cass. ord. n. 8888/2021, n. 16637/2020, n. 29067/2018.


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