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Contratto di assicurazione poco chiaro

28 Settembre 2021
Contratto di assicurazione poco chiaro

Come tutelarsi dalle condizioni generali di polizza redatte dall’assicurazione quando limitano il rischio o escludono il diritto al risarcimento del danno in caso di sinistro. 

Non di rado ci si scontra con contratti di assicurazione poco chiari, redatti in modo confusionario, con clausole complesse, lunghe e a volte dal contenuto tecnico. Sono pochi coloro che si avventurano nella lettura e interpretazione delle condizioni generali di polizza; gli altri, invece, preferiscono fidarsi delle spiegazioni fornite a voce dal proprio agente. 

I problemi sorgono però quando, al verificarsi del sinistro, viene richiesto il risarcimento: ecco che allora spuntano fuori magicamente una serie di postille che, in modo sibillino, sembrerebbero escludere – almeno secondo l’interpretazione dell’assicurazione – il diritto all’indennizzo. 

Cosa fare in questi casi? Come tutelarsi da un contratto di assicurazione poco chiaro? Alcune indicazioni vengono fornite dalla Cassazione con una recente ordinanza [1].

Il Codice civile e l’interpretazione del contratto di assicurazione 

La Corte individua tre basi normative per contrastare la tendenza delle assicurazioni a stilare documenti ermetici. 

La prima è costituita dalle regole sull’interpretazione del contratto disposte dal Codice civile. E, in coda a tali regole, c’è l’articolo 1370 Cod. civ. in base al quale, quando non è possibile dare un senso certo al contratto, le clausole inserite nelle condizioni generali o in moduli o formulari prestampati da uno dei contraenti s’interpretano, nel dubbio, a favore dell’altro.

Il senso della norma è abbastanza chiaro e semplice: si vuole evitare che la parte che ha predisposto la scrittura privata possa (dolosamente o anche incolpevolmente) usare un gergo tecnico o comunque poco chiaro, frustrando le esigenze di trasparenza e correttezza della controparte. A tal fine, dunque, è necessario che, nel dubbio tra due o più interpretazioni, prevalga quella a favore di chi ha “subìto” il contratto ossia se l’è visto presentare già bell’e compilato, senza la possibilità di modificarlo ma con la sola alternativa tra l’accettazione e il rifiuto. Il che è in linea anche con la tutela del consumatore che il nostro ordinamento, in attuazione delle indicazioni comunitarie, vuol sempre predisporre.

Questa regola vale, chiaramente, anche nei confronti delle assicurazioni, abili come pochi a stilare condizioni generali complicate e generiche. Proprio con riferimento ai contratti di assicurazione, la Cassazione ribadisce la necessità che siano scritti in termini «chiari e comprensibili». In caso contrario, il giudice deve interpretare il testo contrattuale verso il senso di maggior protezione nei confronti del cliente, anche laddove vi sarebbe la possibilità di dare un’altra e diversa chiave di lettura a favore della compagnia.

La via della semplicità e della chiarezza e, soprattutto, della linearità del testo è dunque l’unica da perseguire da parte delle compagnie, per evitare contenziosi dispendiosi e potenzialmente perdenti.

Il Codice delle assicurazioni e l’interpretazione della polizza

La seconda base normativa con cui tutelarsi dai contratti assicurativi oscuri è costituita dal Codice delle assicurazioni (Cap) che impone al contratto di assicurazione di essere scritto in modo chiaro ed esauriente. 

Il problema si pone soprattutto in relazione alle clausole di delimitazione del rischio o di esclusione della copertura al verificarsi di determinate circostanze. Si tratta di clausole spesso insidiose e foriere di contestazioni tra le parti all’atto della liquidazione. Proprio per questo, tali clausole devono essere evidenziate, nel testo con caratteri di particolare evidenza, affinché non sfuggano alla dovuta attenzione del cliente.

La Direttiva Ue Idd e la tutela del cliente dall’assicurazione 

La terza disciplina a cui il cliente può richiamarsi, per tutelarsi da un’eventuale interpretazione strumentale delle condizioni generali di contratto, è quella dettata dall’Unione Europea con la Direttiva Idd (Insurance distribution directive) sulla distribuzione dei prodotti assicurativi vita e danni, nonché con i successivi regolamenti di attuazione. Regolamenti che hanno imposto alle compagnie di redigere i contratti «utilizzando un linguaggio semplice e chiaro».

Quando si dice che i contratti di assicurazione devono essere chiari bisogna fare una precisazione: “chiarezza” non significa necessariamente “semplicità”. Un testo può essere estremamente chiaro ma complesso da comprendere per chi non è un tecnico del settore. Il che vuol dire che alcune garanzie assicurative basiche devono essere spiegate e descritte con un linguaggio “facile” e afferrabile anche da un lettore qualsiasi e mediamente acculturato, anche se l’oggettiva complessità tecnica della materia assicurativa non si presta ad eccessive semplificazioni.

La vicenda

Nel caso di specie, si dibatteva su una polizza della responsabilità civile, in cui la garanzia veniva esclusa per i danni causati al coniuge, ai genitori e ai figli degli assicurati, nonché agli altri parenti e affini con loro conviventi e agli addetti ai servizi domestici. Si trattava di comprendere se il requisito della «convivenza», che faceva scattare l’esclusione della garanzia, fosse riferito a tutti i soggetti indicati o solo a parenti e affini.

Nella fattispecie, il danno era stato subìto da un genitore non convivente. La compagnia negò l’indennizzo affermando che i parenti stretti erano esclusi sempre e comunque, a prescindere dal requisito della convivenza, che invece riguardava gli altri parenti e gli affini. La Corte, pur ritenendo tale interpretazione ammissibile, ne ha seguita un’altra, tal da limitare l’esclusione solo ai soggetti conviventi. Evidente la forzatura, nel senso più protettivo. 

I precedenti della Cassazione contro le assicurazioni

Non è la prima volta che la Cassazione corre in soccorso dei clienti delle compagnie di assicurazione. Già in altri precedenti, i giudici supremi hanno accordato tutela al cittadino censurando le clausole scritte in modo da generare equivoci. Secondo la Corte [3], ogni qualvolta una clausola può avere più significati, la stessa non può che essere interpretata attraverso i criteri previsti dal Codice civile e, in particolare, quello dell’interpretazione contro il predisponente. In caso di dubbio, dunque, vale l’interpretazione più favorevole per il cliente.


note

[1] Cass. ord. n. 25849/21 del 23.09.2021.

[2] Art. 166, comma 2 del Cod. assicurazioni private. 

[3] Cass. ord. n. 668/2016 e 10825/2020.

Autore immagine: depositphotos.com


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