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Come togliere il nome da un conto corrente cointestato senza chiuderlo

28 Settembre 2021
Come togliere il nome da un conto corrente cointestato senza chiuderlo

Recedere da un conto corrente cointestato è possibile e basta una semplice raccomandata inviata alla banca. 

Avere un conto corrente cointestato può essere, da un lato, un vantaggio (per via della possibilità di affidare le operazioni a uno dei cointestatari senza bisogno di una delega) ma dall’altro uno svantaggio. Svantaggio derivante, oltre che dai noti profili fiscali, dal fatto che, per l’eventuale debito accumulato sul conto, sono interamente responsabili in solido tutti i cointestatari, a prescindere da chi ha eseguito i prelievi. 

Di qui il problema: come togliere il nome da un conto corrente cointestato senza chiuderlo? O, detto in altri termini, come recedere da un conto corrente cointestato? Ecco alcuni chiarimenti sul tema.

Cosa succede in caso di conto corrente cointestato?

Il conto corrente cointestato è caratterizzato da ciò che viene chiamata «solidarietà»: solidarietà sia dal lato «attivo» che «passivo». Cerchiamo di chiarire cosa, nella pratica, vuol dire tale concetto.

Solidarietà attiva significa che ogni creditore può chiedere al debitore il pagamento dell’integrale importo da questi vantato. Nel caso di specie, il debitore è la banca: pertanto ogni cointestatario (creditore quindi della banca) può prelevare quanto vuole dal conto cointestato senza che l’addetto alla cassa possa contestare il superamento di eventuali limiti derivanti dai diritti degli altri cointestatari.

L’unica limitazione potrebbe scaturire dall’eventuale presenza, sul contratto con la banca, della clausola «firma congiunta»: in tal caso, per effettuare prelievi è necessaria la presenza di tutti i cointestatari. Si può comunque stabilire il vincolo della firma congiunta solo al superamento di determinate soglie di spesa.   

Solidarietà passiva significa che, in caso di conto corrente in rosso, il creditore (che in questo caso è la banca) può pretendere l’integrale pagamento della somma da ciascun contitolare del conto stesso. 

Conto corrente cointestato a coniugi e familiari

La pratica del conto corrente cointestato è particolarmente frequente nei rapporti familiari. Attenzione però alle intestazioni simulate, volte solo ad eludere il pagamento delle imposte. 

Nel caso di una coppia di coniugi in comunione dei beni che voglia separarsi, il saldo accumulato sul conto – sia esso cointestato o meno – va diviso in quote uguali tra marito e moglie all’atto dello scioglimento della comunione (e quindi già con la sentenza di separazione). A ciascuno dei due, quindi, andrà il 50% del denaro risparmiato, anche se con il solo lavoro dell’altro.

Invece, nella coppia in separazione dei beni, la divisione del conto non può avvenire salvo che si tratti di conto cointestato: solo in questo caso si procede alla divisione per quote uguali (salvo diversi accordi). Attenzione però perché, se si dimostra che la contestazione è stata solo una simulazione (determinata magari da necessità organizzative e gestionali della famiglia) e che il conto è stato alimentato solo da uno dei due, non si procede alla divisione e tutto l’importo finisce nelle tasche del coniuge che ha effettivamente prodotto tale reddito.

In caso di decesso di uno dei cointestatari, l’altro ha la facoltà di effettuare ulteriori prelievi, non potendo la banca impedirglielo (così almeno ha di recente stabilito la Cassazione).

Come togliersi dal conto corrente cointestato?

Partiamo da un presupposto essenziale: il fatto di “togliere il proprio nome” dal conto intestato anche a un altro soggetto non ne comporta la chiusura.

Ciascuno dei cointestatari di un conto corrente bancario può recedere liberamente dallo stesso in qualsiasi momento. 

Per “uscire” dal conto cointestato sarà necessario comunicare all’istituto di credito – a mezzo raccomandata con ricevuta di ritorno o tramite posta elettronica certificata (Pec) – la propria volontà di recedere dal contratto, dandone anche comunicazione agli altri cointestatari. Non è necessario fornire alcuna motivazione e/o giustificazione del motivo per cui si intende recedere; sarà però opportuno indicare un termine di preavviso di almeno 15 giorni.

È chiaro che le cose si complicano qualora chi intende recedere dal contratto con la banca voglia ottenere la liquidazione delle somme di sua spettanza versate sul conto. In questo caso, l’istituto di credito, seppur tenuto alla regola della solidarietà attiva (v. sopra), potrebbe convocare anche l’altro cointestatario per ottenere il suo nulla osta. 


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