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Nucleo familiare: quando non se ne fa più parte?

13 Dicembre 2021 | Autore:
Nucleo familiare: quando non se ne fa più parte?

Il modo per uscire dal «nido» e beneficiare degli sconti fiscali in modo legale. Il rischio di fare i furbi con la falsa residenza.

Molti degli sconti fiscali riconosciuti dalla legge prendono come riferimento il nucleo familiare. In particolare, quando si parla di Isee, il concetto di nucleo familiare diventa determinante: nella dichiarazione sostitutiva unica, necessaria a calcolare l’indicatore della situazione economica equivalente che dà diritto a certi bonus (si pensi, ad esempio, al reddito di cittadinanza), vengono sommati redditi e patrimoni di tutti i componenti. Il che significa che, in alcuni casi, un reddito in più fa superare la soglia massima stabilita e si perde il beneficio. Succede così che qualcuno decide di uscire dal nucleo per crearne un altro in modo da prendere i mitici due piccioni con una fava: entrambi avranno un Isee più basso e potranno ricevere il bonus. Ma volendo o dovendo uscire dal nucleo familiare, quando non se ne fa più parte? Qual è la regola secondo cui un genitore, un figlio, un nonno resta escluso da ogni calcolo?

A scanso di facili equivoci, occorre subito precisare che al nucleo familiare appartengono sia le persone che vivono sotto lo stesso tetto sia quelle che abitano altrove ma che sono a carico di una sola persona del nucleo. Il caso più emblematico è quello del figlio che va in un’altra città a finire gli studi senza spostare la residenza e resta a carico del padre. Il fattore «residenza», quindi, incide per restare dentro o fuori il nucleo familiare? Quando non se ne fa più parte? Vediamo.

Nucleo familiare: chi ne fa parte?

Entrando nel dettaglio di quanto appena accennato, per nucleo familiare si intende l’insieme di persone che abitano nella stessa casa e quelle che, pur vivendo lontane, sono a carico di uno dei componenti del nucleo.

Ai fini Isee, dunque, rientrano le persone conviventi con un vincolo:

  • di matrimonio;
  • di parentela;
  • di affinità;
  • di tutela o da un semplice legame affettivo.

In più, fanno parte del nucleo familiare le persone fiscalmente a carico, anche se non conviventi. Come detto prima, c’è l’esempio del figlio che frequenta l’università altrove e ha preso un appartamento vicino all’ateneo ma non ha spostato la residenza e resta a carico del padre. Lo stesso vale per genitori, fratelli, nonni o chiunque si trovi fiscalmente a carico di un membro del nucleo. Per tutti, però, vale la stessa regola: devono avere un reddito lordo annuo inferiore a 2.840,51 euro do di 4.000 euro se si tratta di figli sotto i 24 anni.

Sono fiscalmente a carico, anche se non conviventi, i figli minori di 26 anni non sposati e senza figli.

Nucleo familiare: chi non ne fa parte?

Viene escluso dal nucleo familiare chi va a vivere per conto suo e sposta la residenza nella nuova abitazione.

Non rientra nemmeno chi ha un reddito superiore ai 2.840,51 euro ed ha già compiuto i 24 anni, oppure un reddito superiore ai 4.000 euro se deve spegnere ancora le 24 candeline.

Così come non fanno parte del nucleo dei genitori i figli non conviventi che hanno compiuto i 26 anni non sposati e senza figli, anche se fiscalmente a carico dei genitori.

Nucleo familiare: come uscirne?

In base a quanto detto, il modo più semplice per non far parte di un nucleo familiare è quello di andare a vivere in un luogo diverso spostando la residenza. Ad esempio, il figlio che va a studiare in un’altra città e ha preso l’appartamento in affitto per essere vicino alla facoltà uscirà dal nucleo se sposta la sua residenza dal Comune in cui abitano i genitori a quello in cui si trova per motivi di studio. Stesso concetto per qualsiasi altro componente del nucleo.

Va detta subito una cosa, però. Questa «manovra» dello spostamento della residenza potrebbe essere fatta per finta in modo da ottenere delle agevolazioni dallo Stato. Ad esempio, per avere il reddito di cittadinanza o uno sconto sulle tasse universitarie, basterebbe «frazionare» il nucleo creandone due più piccoli da uno più ampio. In questo modo, si abbasserebbe l’Isee di ciascun nucleo e si resterebbe sotto la soglia che consente l’accesso al beneficio. Bene: se questo frazionamento è reale, cioè se effettivamente la residenza viene spostata con un vero e proprio trasferimento, non ci sono problemi. Se, invece, fisso la mia residenza nel Comune di Milano dove dico di frequentare l’università e continuo a vivere a Ferrara insieme ai miei genitori, sto commettendo un reato: dichiarare all’anagrafe una residenza falsa, infatti, è penalmente punibile.

Esiste, però, un modo per non far parte del nucleo familiare pur continuando a vivere (o quasi) con genitori, fratelli e sorelle, «affini, collaterali e uomini di fatica», come direbbe Totò, cioè senza cambiare residenza: spaccare la casa in due. Mi spiego meglio.

Poniamo che abiti con la tua famiglia in una casa da 120 metri quadri. La conformazione dell’immobile ti consente di ricavare un monolocale da 40 metri quadri (a trovarli…) diviso dai restanti 80 metri quadri in cui vivono i tuoi genitori. Uno spazio che avrà completa autonomia dal punto di vista dell’ingresso, del riscaldamento e quant’altro. Ovviamente, il tutto deve essere fatto entro i confini della legge da un punto di vista tecnico e catastale. Ma così facendo, se prima abitavi nel nucleo familiare residente in via Roma 1, ora avrai il tuo nucleo familiare pur continuando ad avere la residenza in via Roma 1. Dovrai solo fare un calcolo tutto sommato nemmeno tanto complicato: valutare i costi della ristrutturazione edilizia (sulla quale potresti avere la detrazione fiscale del 50%) che comporterebbe i lavori per i doppi impianti, il secondo ingresso, e quant’altro, e confrontarli con quello che risparmieresti con i bonus a cui avresti diritto.



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