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Quali sono i migliori buoni fruttiferi postali su cui investire?

13 Dicembre 2021 | Autore:
Quali sono i migliori buoni fruttiferi postali su cui investire?

Titoli emessi dalle Poste italiane: quali sono i più convenienti? Tutti i tassi di rendimento e le caratteristiche principali dei buoni postali.

Un tempo, erano un vero e proprio mito, sinonimo di investimento sicuro e profitto. Col tempo, a causa del calo vertiginoso dei rendimenti, il loro successo si è ridimensionato, anche se godono ancora di buona fama. Di cosa stiamo parlando? Dei buoni postali, ovviamente. Nonostante molti credano che sia più conveniente conservare i propri risparmi sotto il materasso, con questo articolo cercheremo di capire quali sono i migliori buoni fruttiferi postali su cui investire.

Sin da subito, va fatta una doverosa premessa: se qualcuno pensa di arricchirsi investendo in buoni delle Poste Italiane, sbaglia di grosso. A causa del pesante taglio dei rendimenti operato già da diversi anni, questi titoli rappresentano essenzialmente uno strumento per mettere al sicuro i risparmi piuttosto che per farli fruttare rapidamente. Tuttavia, esistono alcuni prodotti ancora validi dal punto di vista del rendimento. Se l’argomento ti interessa e vuoi saperne di più, prosegui nella lettura: vedremo insieme quali sono i migliori buoni fruttiferi postali su cui investire.

Buoni fruttiferi postali: cosa sono?

I buoni fruttiferi postali (per brevità, Bfp) sono titoli di risparmio emessi dalla Cassa depositi e prestiti, società per azioni a partecipazione statale controllata dal ministero dell’Economia e delle Finanze.

I buoni postali sono garantiti direttamente dallo Stato e vengono collocati presso gli uffici delle Poste Italiane. Tutto ciò significa che i buoni fruttiferi postali:

  • possono essere sottoscritti solamente presso Poste Italiane;
  • sono sicuri perché sono sempre rimborsati al loro valore nominale. In altre parole, il capitale versato viene sempre restituito (salvo prescrizione del titolo).

Buoni postali: caratteristiche

A prescindere dal tipo di titolo sottoscritto, i buoni fruttiferi emessi dalle Poste Italiane hanno queste caratteristiche:

  • non hanno alcun costo di sottoscrizione, nel senso che la loro emissione è gratuita;
  • possono essere rilasciati anche in forma dematerializzata, cioè senza la consegna del classico buono cartaceo;
  • sono soggetti a una tassazione agevolata del 12,50% sugli interessi maturati;
  • il capitale investito è rimborsabile in qualsiasi momento.

Buoni fruttiferi postali: quanti tipi?

Le Poste Italiane offrono una serie davvero variegata di buoni fruttiferi. Allo stato, i titoli postali che possono essere sottoscritti sono i seguenti:

  • Buono 3×4;
  • Buono 4×4;
  • Buono ordinario;
  • Buono 4 anni risparmio semplice;
  • Buono dedicato ai minori;
  • Buono obiettivo 65.

Poiché il nostro scopo è quello di capire quali sono i migliori buoni fruttiferi postali su cui investire, di seguito analizzeremo solamente quelli con il rendimento più alto.

Buono postale 4×4: come funziona?

Come anticipato in premessa, i buoni con il rendimento più alto sono quelli a lungo termine, cioè quelli che prevedono un rimborso solamente dopo molti anni.

Ecco perché uno dei migliori buoni fruttiferi postali su cui investire è il Buono 4×4, così chiamato perché la sua scadenza definitiva è prevista solamente 16 anni dopo la sua emissione. Ciò non significa, però, che nel frattempo il denaro non sia movimentabile.

Uno dei vantaggi del Buono 4×4 è che è possibile ottenere il rimborso del capitale investito, maggiorato degli interessi nel frattempo maturati, non solo alla scadenza (cioè, dopo 16 anni), ma anche dopo 4, 8 e 12 anni. In pratica, gli interessi maturano al completamento di ogni quadriennio.

In altre parole, le condizioni contrattuali del Buono 4×4 prevedono tre finestre, cioè tre periodi di tempo, decorsi i quali all’investitore è consentito di accedere al rimborso e agli interessi.

Dunque, se la persona che ha sottoscritto il Buono 4×4 ha bisogno di denaro e, dopo soli 4 anni, vuole riscuotere il titolo, avrà diritto al rimborso integrale del capitale, maggiorato degli interessi maturati in quei quattro anni. Lo stesso accade se il rimborso avviene dopo 8 oppure dopo 12 anni: si avrà sempre diritto al rimborso del capitale inizialmente investito e degli interessi fino a quel momento maturati.

Nulla impedisce al titolare del buono di poter ottenere il rimborso del buono prima dei quattro anni. In questo caso, però, egli avrà diritto solamente al capitale, senza alcun interesse.

Perché conviene investire su un buono fruttifero postale 4×4? Perché le condizioni prevedono rendimenti fissi crescenti, che culminano in un rendimento dello 0,75 alla scadenza, cioè al raggiungimento del 16° anno.

Per essere ancora più precisi, il rendimento effettivo annuo lordo è così suddiviso:

  • rendimento effettivo annuo lordo – 0,20% dopo 4 anni;
  • rendimento effettivo annuo lordo – 0,30% dopo 8 anni;
  • rendimento effettivo annuo lordo – 0,40% dopo 12 anni;
  • rendimento effettivo annuo lordo – 0,75% dopo 16 anni.

Come ricordato in precedenza, sugli interessi maturati c’è una tassazione pari al 12,50%.

Buono postale 3×4: caratteristiche

Molto simile al titolo visto nel precedente paragrafo è il Buono 3×4. Come suggerisce il nome, si tratta di un investimento a medio-lungo termine, visto che la scadenza è prevista a 12 anni dall’emissione.

Poiché il Buono 3×4 rappresenta un investimento più breve rispetto a quello di 16 anni del Buono 4×4, i rendimenti sono leggermente inferiori: allo scadere del titolo, infatti, è previsto un rendimento effettivo annuo lordo pari allo 0,50%.

Come per il precedente titolo analizzato, anche per il Buono 3×4 sono previste delle scadenze intermedie di cui il sottoscrittore può approfittare per ottenere il rimborso del capitale e degli interessi sino a quel momento maturati.

Per la precisione, il titolare del Buono 3×4 può ottenere il rimborso del capitale in qualsiasi momento e, dopo 3, 6 e 9 anni, anche il riconoscimento degli interessi maturati.

In pratica, chi chiede il rimborso del Buono 3×4 prima dei tre anni, avrà diritto solo al capitale; chi lo chiede successivamente, avrà diritto anche agli interessi sino a quel momento maturati.

Se Tizio chiede il rimborso del suo Buono 3×4 dopo 3 anni, avrà diritto alla restituzione del capitale iniziale maggiorato degli interessi (meno la tassazione del 12,50%). Se chiede il rimborso dopo 5 anni, avrà diritto alla stessa somma, in quanto lo scaglione successivo per un ulteriore incremento degli interessi è previsto al sesto anno. Gli interessi, infatti, maturano al compimento di ogni triennio.

Per essere ancor più precisi, il rendimento effettivo annuo lordo dei Buoni 3×4 è il seguente:

  • 0,10% dopo il terzo anno;
  • 0,20% dopo il sesto;
  • 0,30% dopo il nono;
  • 0,50% dopo il dodicesimo.

Buono ordinario: come funziona?

Il Buono ordinario consiste in un investimento a lungo termine, visto che la sua scadenza è ventennale.

Sebbene abbia un rendimento complessivo inferiore ai buoni visti in precedenza (cioè al 4×4 e al 3×4), il Buono ordinario presenta notevoli vantaggi:

  • è rimborsabile in qualsiasi momento;
  • ha rendimenti fissi crescenti;
  • gli interessi sono riconosciuti già dopo 1 anno dalla sottoscrizione, e successivamente, ogni bimestre.

Quella da ultimo citata è sicuramente la caratteristica principale del Buono ordinario: trascorso un anno, al momento del rimborso, sono sempre riconosciuti gli interessi, i quali maturano ogni due mesi.

Dunque, chi sottoscrive un Buono ordinario può chiedere il rimborso anche solo dopo un anno e ottenere già degli interessi (seppur minimi). Se, ad esempio, la riscossione avviene dopo un anno e mezzo, si avrà diritto al capitale e agli interessi maturati negli ultimi tre bimestri.

Il vero punto debole del Buono ordinario è la misura del rendimento. Il rendimento annuo lordo alla scadenza (cioè, dopo venti anni) è pari appena allo 0,30%. Di seguito, la tabella del rendimento effettivo annuo lordo alla fine di ciascun periodo di possesso:

alla fine del 1°anno0,05%nell’11° anno0,22%
nel 2°anno0,05%nel 12° anno0,23%
nel 3°anno0,05%nel 13° anno0,25%
nel 4°anno0,05%nel 14° anno0,26%
nel 5°anno0,10%nel 15° anno0,27%
nel 6°anno0,13%nel 16° anno0,27%
nel 7°anno0,16%nel 17° anno0,28%
nel 8°anno0,17%nel 18° anno0,29%
nel 9°anno0,19%nel 19° anno0,29%
nel 10°anno0,20%nel 20° anno0,30%

Buono dedicato ai minori: cos’è e come funziona?

Trattando dei migliori buoni fruttiferi postali su cui investire non è possibile dimenticare il Buono dedicato ai minori. Si tratta del titolo con il rendimento più alto, visto che gli interessi maturano fino alla maggiore età del beneficiario, raggiungendo un tetto massimo del 2,50%.

Per la precisione, il rendimento annuo lordo è crescente, così come illustrato nel seguente elenco:

  • da un anno e sei mesi fino a 3 anni, il rendimento è dello 0,50%;
  • a 4 anni, è dello 0,75%;
  • a 5 anni è dell’1%;
  • dai 6 ai 7 anni è dell’1,25%;
  • dagli 8 agli 11 anni è dell’1,50%;
  • dai 12 ai 15 anni è del 2%;
  • dai 16 ai 18 è del 2,50%.

È chiaro, dunque, che questo tipo di buono è molto vantaggioso se sottoscritto sin dai primi mesi di vita del minore: più trascorre il tempo, più aumentano gli interessi.

Buoni postali fruttiferi: quali sono i migliori?

Tutti i buoni fruttiferi postali hanno un rendimento molto basso. Nessuno di essi, dunque, consentirà al proprio titolare di arricchirsi; al massimo, si potrà guadagnare un gruzzoletto aggiuntivo, che comunque male non fa.

Dei titoli postali analizzati possiamo dire che, con ogni probabilità, il migliore è il Buono 3×4: si tratta di un investimento a medio-lungo termine che, alla scadenza (cioè, al 12° anno), frutta più di ogni altro buono. E, infatti, mentre dopo dodici anni il rendimento del Buono 3×4 è pari allo 0,50%, quello del Buono 4×4 è dello 0,40%, mentre quello del Buono ordinario solamente dello 0,23%.

Discorso a parte va fatto per il Buono dedicato ai minori: qui i tassi di interesse sono decisamente più alti. Il limite di questo titolo, ovviamente, sta nel fatto che può essere sottoscritto solamente a favore di un minorenne. In un caso del genere, non ci sono dubbi: se si intende preparare per il proprio figlio o nipote un piccolo tesoretto da poter utilizzare in futuro, il miglior titolo è il Buono dedicato ai minori.

Scadenza e prescrizione buoni postali: differenza

Detto dei buoni fruttiferi postali su cui investire, spendiamo due parole sulla differenza tra scadenza e prescrizione di questi titoli.

Mentre la scadenza indica il termine ultimo entro cui il titolo produce interessi, la prescrizione, che matura solamente a partire dalla scadenza, fa venir meno il diritto ad ottenere qualsiasi rimborso, sia di capitale che di interesse.

In pratica, mentre la scadenza segna il termine a partire dal quale il buono postale non è più fruttifero (non produce interessi), la prescrizione comporta l’estinzione completa del diritto a ottenere qualsiasi tipo di rimborso. Ad esempio, il Buono 3×4 scade dopo dodici anni; solamente da questo momento in poi decorre il termine di prescrizione.

Buoni postali: dopo quanto tempo si prescrivono?

I buoni fruttiferi postali si prescrivono dieci anni dopo la loro scadenza. Dunque, per sapere con esattezza quando il buono postale di cui si è in possesso cade in prescrizione, con conseguente impossibilità di ottenere ogni tipo di rimborso, bisogna verificare innanzitutto dopo quanto tempo dalla sottoscrizione del titolo è prevista la scadenza; dopodiché, a questo periodo vanno aggiunti dieci anni, ottenendo così il tempo della prescrizione.

Ad esempio, il Buono ordinario scade dopo venti anni dalla sottoscrizione e si prescrive dopo trenta (20 anni per la scadenza + 10 per la prescrizione).

Quali buoni non si prescrivono?

buoni fruttiferi dematerializzati non cadono mai in prescrizione poiché alla scadenza vengono automaticamente rimborsati mediante accredito a favore del conto corrente postale o libretto del sottoscrittore.

I buoni dematerializzati sono stati concepiti come una sorta di estensione del proprio libretto postale o del conto BancoPosta. Una parte dei soldi che sono già depositati vengono “staccati” e inseriti in un buono, avente autonoma scadenza e tasso di interesse.

Giunto alla scadenza, il buono dematerializzato si estingue ma i soldi non vanno perduti: essi vengono nuovamente accreditati sul conto del sottoscrittore.



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