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Accordi di divorzio e bonus prima casa

28 Settembre 2021 | Autore:
Accordi di divorzio e bonus prima casa

Il beneficio fiscale spetta o si perde e decade se l’ex coniuge beneficiario dell’assegnazione ha già un altro immobile ad uso abitativo o se lo vende prima dei 5 anni?

I distacchi coniugali meno spiacevoli sono quelli che si concludono ormai senza più l’amore, ma almeno d’accordo tra i due. Chi riesce a trovare un’intesa con l’ex, quando è possibile raggiungerla, si trova avvantaggiato sotto diversi aspetti: ad esempio, i trasferimenti immobiliari sono esentasse. Ma cosa succede in caso di accordi di divorzio al bonus prima casa, cioè alle agevolazioni fiscali che spettano per l’acquisto dell’abitazione principale?

Talvolta, il Fisco assume una posizione rigida e ritiene che questi patti siano stati realizzati per eludere il pagamento delle imposte: così dichiara la decadenza dal beneficio e applica pesanti sanzioni. La giurisprudenza, invece, adotta una linea estensiva e ritiene che ai coniugi divorziati le agevolazioni sulla prima casa spettano sempre, anche quando l’immobile è stato ceduto prima dei cinque anni previsti dalla legge, o nel caso in cui il coniuge che ha beneficiato dell’assegnazione dell’ex casa familiare non è riuscito a vendere entro un anno l’abitazione che aveva già acquistato usufruendo del bonus.

Vediamo quindi cosa succede al bonus prima casa in caso di accordi di divorzio che prevedono trasferimenti immobiliari tra gli ex coniugi e come è possibile mantenere i benefici fiscali già concessi.

Accordi di divorzio: cosa sono e a cosa servono?

Gli accordi di divorzio sono le intese raggiunte dai coniugi che hanno deciso di porre fine al loro matrimonio per regolamentare i loro futuri rapporti. Oltre alle condizioni per l’affidamento dei figli, gli accordi di divorzio possono prevedere l’attribuzione di diritti patrimoniali, e così stabilire le modalità di divisione dei beni comuni, l’assegnazione della casa familiare e il mantenimento del coniuge più debole.

Il giudice non interviene sul contenuto degli accordi presi consensualmente dai coniugi, ma esercita un controllo esterno, per verificare che le condizioni non violano i diritti indisponibili o i doveri inderogabili previsti dalla legge nei casi di scioglimento del matrimonio [1].

Accordi di divorzio e trasferimenti immobiliari

Gli accordi di divorzio sono utili per il trasferimento di diritti immobiliari, come la proprietà dell’ex casa familiare o dell’abitazione per le vacanze, eliminando la permanenza di fastidiose quote di comproprietà tra gli ex coniugi. In questi casi, l’accordo trasferisce il diritto quando è omologato dal giudice, autenticato da un pubblico ufficiale (di solito, il notaio) e viene trascritto nei registri di pubblicità immobiliare. È una notevole semplificazione, che evita di dover redigere atti appositi.

Di recente, la procedura è stata resa ancora più snella grazie alla possibilità di eseguire il passaggio di proprietà anche senza l’intervento del notaio, quando l’accordo di separazione o di divorzio è munito dell’attestazione del cancelliere del tribunale e le parti hanno reso le dichiarazioni imposte dalla legge sulla proprietà e sui dati catastali dei beni immobili da trasferire: in proposito, leggi l’articolo “Come trasferire immobili con la separazione o con il divorzio“.

Accordi di divorzio: tassazione

La tassazione degli accordi di divorzio, al pari della tassazione dell’accordo di separazione, è particolarmente favorevole: la legge prevede l’esenzione totale da ogni tassa ed imposta di bollo, di registro, ipotecaria e catastale [2]. La finalità della norma agevolativa, come ha affermato la Corte Costituzionale [3], è quella di favorire il raggiungimento degli accordi tra gli ex coniugi, anche quando la proprietà dei beni da trasferire non è in comunione, ma ricade esclusivamente su uno dei due.

Perciò anche il trasferimento dell’ex casa coniugale in adempimento degli accordi di divorzio non è soggetto all’imposta di registro, come ha ribadito una recente ordinanza della Cassazione [4].

Coniugi divorziati: spettano le agevolazioni prima casa?

In caso di trasferimento dell’immobile adibito a casa coniugale realizzato in virtù degli accordi di divorzio o di separazione, la giurisprudenza [5] afferma da tempo che non si verifica la decadenza dalle agevolazioni sulla prima casa, poiché l’atto «pur non essendo essenziale per addivenire alla separazione o al divorzio, è diretto a sistemare globalmente i rapporti fra coniugi, nella prospettiva di una definizione tendenzialmente stabile della crisi, salva la contestazione da parte della Amministrazione, onorata della relativa prova, della finalità elusiva» delle operazioni realizzate, come quando il trasferimento dei beni immobili non è funzionale al riassetto dei rapporti patrimoniali tra gli ex coniugi ma è stato dettato da motivi diversi.

Accordi di divorzio e vendita infraquinquennale dell’immobile

La Corte di Cassazione [6] ha anche escluso la decadenza dalle agevolazioni prima casa  nel caso in cui l’immobile venga ceduto a terzi prima del compimento dei cinque anni dalla data dell’acquisto agevolato, se ciò avviene in adempimento degli obblighi derivanti da un accordo di divorzio o di separazione.

Questo principio costituisce un’importante deroga all’ordinaria causa di revoca dei benefici fiscali concessi in caso di vendita infraquinquennale: in tali casi, l’unico modo per evitare la decadenza è il riacquisto entro un anno di un altro immobile da destinare ad abitazione principale. Per i coniugi che hanno realizzato un accordo di divorzio, invece, questo limite non opera, come riconosciuto anche dall’Agenzia delle Entrate [7] ed affermato da alcune recentissime pronunce della Commissione tributaria regionale del Lazio [8], le quali hanno specificato che il diritto all’agevolazione fiscale non viene meno neppure nel caso in cui il contribuente non riesca a vendere entro un anno il precedente immobile acquistato con i benefici.

Per altre informazioni leggi la nostra guida completa “Come non perdere le agevolazioni prima casa“.


note

[1] Art. 160 Cod. civ.

[2] Art. 19 Legge n.74/1987.

[3] C. Cost. sent. n. 154/1999.

[4] Cass. ord. n. 4144/21 del 17.02.2021.

[5] Cass. sent. n. 5156/2016 e n. 13340/2016.

[6] Cass. ord. n. 7966/2019.

[7] Agenzia Entrate, circ. n. 80/E/2019.

[8] Ctr Lazio, sent. n. 162/2021 e n. 4258/2021.


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