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Prepensionamento, scivolo più corto: quando finisce

28 Settembre 2021 | Autore:
Prepensionamento, scivolo più corto: quando finisce

Indennità di accompagnamento alla pensione: rideterminazione del periodo di spettanza della prestazione e dei contributi correlati.

Complice la crisi, non sono poche le aziende che utilizzano le indennità di prepensionamento per la gestione degli esuberi: si tratta di prestazioni economiche a sostegno del reddito, a carico dell’impresa, solitamente d’importo vicino al trattamento pensionistico spettante al dipendente, che accompagnano il lavoratore sino al perfezionamento dei requisiti per la pensione.

Per i datori di lavoro che hanno a carico queste indennità, l’Inps ha appena reso noto [1] che il periodo di accompagnamento alla pensione, o scivolo, potrebbe risultare più breve rispetto al previsto, con un conseguente taglio dei costi. Ci si domanda allora, in merito al prepensionamento con scivolo più corto, quando finisce il periodo di indennità a sostegno del reddito.

In merito all’isopensione, la durata massima è pari a 7 anni (per il triennio 2021- 2023): ricordiamo che l’indennità spetta ai lavoratori in esubero delle aziende che hanno mediamente oltre 15 dipendenti, interessati da eccedenze di personale e coinvolti in accordi specifici tra l’azienda e le associazioni sindacali maggiormente rappresentative.

La durata massima è invece di 5 anni per l’assegno straordinario, aperto soltanto alle aziende iscritte a determinati fondi di solidarietà, nonché per il contratto di espansione, attualmente aperto soltanto alle aziende con almeno 100 dipendenti.

In parole semplici, può beneficiare dell’indennità di scivolo- ed eventualmente della contribuzione correlata per tutto il periodo di prepensionamento- chi matura i requisiti per la pensione di vecchiaia o anticipata ordinaria entro un massimo di 5 anni, o di 7 anni, dall’uscita dal lavoro.

La decorrenza della pensione è certificata sulla base delle stime della speranza di vita effettuata al momento dell’accesso al prepensionamento: può dunque capitare che la stima non coincida con quella determinata in sede di liquidazione della pensione, che tiene conto, invece, degli effettivi incrementi. In questi casi, il lavoratore può pensionarsi prima e cessare in anticipo di percepire l’indennità e la contribuzione derivanti dall’isopensione, o dall’assegno straordinario? Vediamo.

Pensione, prepensionamento e speranza di vita

La legge Fornero [2], in merito ai requisiti per il pensionamento, ha applicato dal 2013 il sistema degli incrementi della speranza di vita già previsto dalla cosiddetta legge Sacconi [3].

Ecco come funziona, per grandi linee, il meccanismo degli adeguamenti dei requisiti per la pensione alla speranza di vita:

  • la cadenza relativa agli adeguamenti è ogni 2 anni (nel periodo compreso tra il 2013 e il 2018, gli adeguamenti hanno avuto una cadenza triennale, diventata biennale dall’anno 2019);
  • gli incrementi vengono stimati in prospettiva dall’Istat e pubblicati ogni anno nel rapporto della Ragioneria Generale dello Stato, relativo alle tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico e sociosanitario;
  • è sulla base di queste stime che l’Inps calcola le future decorrenze di pensione indicate nelle certificazioni di esodo;
  • gli incrementi definitivi della speranza di vita sono pubblicati in un apposito decreto direttoriale del ministero dell’Economia e delle Finanze, di concerto con il ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali: il decreto viene pubblicato almeno 12 mesi prima della data di ciascun aggiornamento.

Pertanto, poiché in fase di certificazione vengono utilizzati dati non definitivi, la decorrenza certificata in via prospettica può non coincidere con la decorrenza effettiva, in fase di liquidazione della pensione.

Nel caso dell’isopensione:

  • la liquidazione della pensione al termine del periodo di esodo viene effettuata sulla base della normativa in vigore alla data di decorrenza del trattamento pensionistico stesso;
  • qualora i requisiti effettivi per la pensione siano superiori agli incrementi dell’aspettativa di vita stimati, l’erogazione dell’isopensione prosegue per l’ulteriore necessario periodo, fermo restando il limite massimo di 4 anni, 7 anni per il triennio 2021-2023, a carico del datore di lavoro;
  • qualora invece i requisiti effettivi per la pensione siano inferiori agli incrementi dell’aspettativa di vita stimati, come effettivamente è avvenuto per il biennio 2021-2022, con incremento pari a zero, le possibilità per il lavoratore sono differenti.

Maturazione anticipata del diritto a pensione

Relativamente al biennio 2021-2022, per coloro che hanno avuto accesso alle prestazioni di accompagnamento alla pensione entro il 1° gennaio 2019:

  • i requisiti contributivi per la pensione anticipata risultano, in base alle precedenti valutazioni, stimati pari a 42 anni e 6 mesi per le donne e a 43 anni e 6 mesi per gli uomini: l’indennità di prepensionamento spetta invece, a causa del congelamento della speranza di vita media, sino alla maturazione di 42 anni e 3 mesi di contributi per le donne e 43 anni e 3 mesi per gli uomini; i lavoratori interessati hanno diritto di percepire l’indennità di prepensionamento sino alla maturazione dei requisiti esposti; se lo desiderano, possono comunque accedere alla pensione anticipata alle condizioni attuali (42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini, un anno in meno per le donne, più 3 mesi di finestra), o a una diversa tipologia di pensione (quota 100, cumulo, totalizzazione, opzione donna, etc.), anche se il periodo di scivolo non è ancora finito;
  • la maturazione del requisito anagrafico per la pensione di vecchiaia è invece fissata a 67 anni, mentre originariamente era stata certificata in via prospettica a 67 anni e 3 mesi.

Qualora il lavoratore beneficiario dello scivolo inoltri la domanda di pensione anticipata ordinaria chiedendo specificatamente di volersi avvalere dei requisiti di accesso previsti dalla nuova normativa:

  • l’assegno di prepensionamento è erogato anche nei tre mesi di finestra successivi alla maturazione del diritto alla prestazione pensionistica;
  • il versamento della contribuzione correlata è invece dovuto fino al raggiungimento dei requisiti contributivi.

Isopensione

Per i titolari di isopensione con decorrenza entro il 1° gennaio 2019, l’indennità è dovuta:

  • fino alla data di maturazione del requisito anagrafico di 67 anni, qualora la prima pensione raggiungibile sia quella di vecchiaia;
  • fino alla maturazione del requisito contributivo di 42 anni e 3 mesi per le donne o 43 anni e 3 mesi per gli uomini, qualora la prima pensione raggiungibile sia quella anticipata;
  • la contribuzione correlata è dovuta fino alla data di maturazione dei già menzionati requisiti.

Domanda di pensione in ritardo

Qualora il beneficiario di isopensione presenti la domanda di pensione in ritardo, non avendo considerato l’incremento pari a zero della speranza di vita:

  • se la pensione richiesta è quella anticipata, la decorrenza del trattamento pensionistico è la prima utile in base alla data di presentazione della domanda;
  • tuttavia, il datore di lavoro può assicurare, esclusivamente per le domande di pensione anticipata presentate entro ottobre 2021, la permanenza in esodo e il conseguente pagamento dell’indennità, non oltre il mese di scadenza dell’isopensione, come calcolata in via prospettica al momento dell’accesso; la contribuzione correlata è comunque dovuta fino alla maturazione dei requisiti contributivi di 42 anni e 3 mesi per le donne e di 43 anni e 3 mesi per gli uomini;
  • se la pensione richiesta è quella di vecchiaia, la decorrenza è comunque fissata al compimento dei 67 anni, anche se l’istanza è presentata successivamente.

Assegno straordinario

Con riferimento ai titolari, entro il 1° gennaio 2019, di assegni straordinari dei Fondi di solidarietà, l’Inps invierà a breve nuove istruzioni.

In assenza delle determinazioni, l’istituto conferma la facoltà del lavoratore in esodo di usufruire dell’assegno straordinario fino alla scadenza inizialmente stabilita.

Nel caso di anticipo della scadenza, le somme non dovute al beneficiario e finanziate con la provvista mensile anticipata saranno restituite al datore di lavoro.


note

[1] Circ. Inps 142/2021.

[2] Art. 24 co. 13 DL 201/2011.

[3] Art. 13 DL 78/2010.

Autore immagine: pixabay.com


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