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Ammesse come prova le foto postate su Facebook

16 Giugno 2014
Ammesse come prova le foto postate su Facebook

Nessuna privacy quando i contenuti sono visibili alla cerchia di amici e non, invece, rientrano nella chat privata del social network.

Le fotografie e le informazioni pubblicate sul profilo personale del social network Facebook sono utilizzabili come prove documentali nei giudizi civili (per esempio, una causa di separazione, ma anche un giudizio contro il dipendente infedele, ecc.). Così, nel caso in cui vi sia una foto compromettente o un post che faccia intravedere profili di responsabilità del coniuge, ciò potrà essere utilizzato dal giudice per valutare l’eventuale colpevolezza e stabilire il cosiddetto “addebito” tra gli ex coniugi.

È quanto ha avuto modo di chiarire il tribunale di Santa Maria Caputa Vetere [1].

Infatti, a differenza delle informazioni contenute nei messaggi scambiati utilizzando il servizio di messaggistica o di chat, fornito dallo stesso social network Facebook – i quali, invece, vanno assimilati a forme di corrispondenza privata, e come tali devono ricevere la massima tutela sotto il profilo della loro divulgazione (non potendo essere acquisiti, quindi, all’interno del processo) – quelle pubblicate sul proprio profilo personale non possono ricevere tale protezione.

Infatti, tutto ciò che compare sul profilo di un utente, in quanto già di per sé destinato a essere comunicato a più persone, sebbene ristrette e rientranti nell’ambito della cerchia delle “amicizie” del social network, deve essere considerato alla stregua di informazioni conoscibili da terzi.

L’articolo continua qua: “Chat, conversazioni e messaggi su Facebook: mai come prova in tribunale”.


note

[1] Trib. Santa Maria Capua Vetere, sent. del 13.06.2013.


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