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L’erede con beneficio d’inventario paga i debiti fiscali?

29 Settembre 2021 | Autore:
L’erede con beneficio d’inventario paga i debiti fiscali?

L’accettazione dell’eredità con questa particolare formula limita la responsabilità verso l’Erario alla quota ricevuta in eredità e non oltre.

Se un tuo genitore, il coniuge o un altro familiare stretto è morto da poco tempo ti interesserà sapere se e a quali condizioni gli eredi rispondono dei debiti fiscali lasciati dal defunto. Probabilmente, sai che per limitare la propria responsabilità verso i creditori è possibile accettare l’eredità con la particolare formula del beneficio d’inventario; ma essa vale anche per i debiti tributari, come le cartelle esattoriali? Che succede se il Fisco continua a inviarle, o se ce ne sono alcune rimaste insolute al momento della morte? L’erede con beneficio d’inventario paga i debiti fiscali della persona alla quale è succeduta oppure è esente?

Devi sapere che la legge prevede una specifica limitazione di responsabilità per le obbligazioni tributarie che vanno saldate solo entro il valore del lascito ricevuto in eredità e non oltre. Quindi, la responsabilità per i debiti fiscali del defunto non può eccedere il valore della quota che ciascun erede ha ottenuto. Vediamo come funziona questo meccanismo e quali benefici offre.

Come si accetta l’eredità?

In caso di morte, gli eredi succedono in tutti i rapporti patrimoniali, attivi e passivi, del defunto: dunque, rispondono anche dei debiti. Per questo motivo il chiamato all’eredità potrebbe avere interesse a non conseguirla: così la legge [1] dispone che l’acquisto dell’eredità non è automatico, ma presuppone l’accettazione da parte dell’erede (che potrebbe anche rinunciare all’eredità in modo da eliminare in radice ogni problema). Solo con l’accettazione l’erede subentra nella titolarità del patrimonio del defunto (interamente o in proporzione alla quota lasciatagli in eredità, per successione legittima o nel testamento).

L’accettazione dell’eredità può avvenire, alternativamente:

  • in modo espresso, quando avviene in un atto pubblico o in una scrittura privata in cui si dichiara di accettare o ci si qualifica come erede [2];
  • in modo tacito, quando il chiamato all’eredità compie un atto che presuppone la sua volontà di accettare e che non avrebbe diritto di compiere se non nella qualità di erede [3]: ad esempio, intimando lo sfratto all’inquilino di un appartamento che gli è stato lasciato in proprietà dai genitori deceduti.

Accettazione dell’eredità con beneficio d’inventario

L’accettazione dell’eredità può essere pura e semplice oppure condizionata: nel primo caso, il patrimonio del defunto si confonde interamente con quello dell’erede, il quale risponderà dei debiti anche oltre il valore dell’attivo ereditario, mentre nel secondo caso la responsabilità è limitata al valore della quota ricevuta. È proprio questa l’ipotesi dell’accettazione con beneficio d’inventario, che evita il rischio di dover pagare debiti ereditari anche oltre il valore dei beni ricevuti dal defunto.

Per accettare l’eredità con beneficio d’inventario occorre una dichiarazione espressa, fatta a un notaio o al cancelliere del tribunale del luogo ove si è aperta la successione [4]. L’atto verrà trascritto nei pubblici registri immobiliari, in modo da poter essere conosciuto dai creditori e dai terzi. La dichiarazione deve essere sempre accompagnata da un inventario, cioè da un elenco che accerta la consistenza del patrimonio ereditario e serve, in particolare, a quantificare l’ammontare dei debiti del defunto.

Eredità accettata con beneficio d’inventario: quale responsabilità per i debiti fiscali?

Abbiamo visto che gli eredi succedono al defunto non solo nella parte attiva del patrimonio, ma anche per i debiti. Per le obbligazioni tributarie del defunto e rimaste pendenti al momento della sua morte i chiamati all’eredità rispondono solo a seguito dell’accettazione e non prima, perché altrimenti non avrebbero la necessaria qualità di erede; però, gli effetti retroagiscono alla data di apertura della successione, che normalmente coincide con quella del decesso.

I debiti fiscali si trasmettono agli eredi in solido, cioè ognuno di essi può essere chiamato dall’Amministrazione finanziaria o dall’Agente di riscossione a dover pagare l’intero, salve le rivalse interne con gli altri coeredi in base alle quote stabilite [5].

Fin qui, avrai capito che gli eredi devono pagare i debiti tributari del defunto. Ma ecco l’importante particolarità: gli eredi che hanno accettato con beneficio d’inventario possono opporre all’Erario la limitazione della responsabilità per i debiti tributari al solo valore della quota che hanno ricevuto in eredità. Perciò, ciascun erede con beneficio d’inventario risponderà dei debiti fiscali del defunto entro questo preciso limite e non oltre. Facciamo un esempio pratico.

Mario ha accettato con beneficio d’inventario l’eredità di suo padre, che gli ha lasciato la propria casa, ma aveva molti debiti fiscali. Se Mario non li paga, l’Agenzia Entrate Riscossione potrà pignorargli la casa e vendere all’asta solo quel bene che ha ricevuto in eredità, non certo i suoi averi personali, come l’abitazione di sua proprietà, l’autovettura o il conto corrente.

Eredità con accettazione beneficiata: qual è la sorte delle cartelle esattoriali?

La Corte di Cassazione [6] ha ribadito che il beneficio d’inventario conferisce agli eredi che hanno accettato l’eredità con tale modalità il diritto di non rispondere dei debiti tributari per un valore superiore a quello dei beni che il defunto gli ha lasciato; questo corrisponde perfettamente ai principi che abbiamo appena visto.

Una recente sentenza della Suprema Corte [7] ha aggiunto che la cartella di pagamento emessa nei confronti degli eredi che hanno accettato con beneficio d’inventario è valida, ma solo nei limiti del lascito che essi hanno ricevuto: oltre tale soglia i successori non sono destinatari della pretesa impositiva del Fisco e, perciò, non sono tenuti a pagare la cartella per l’intero importo. Il Collegio ha precisato che «l’accettazione beneficiata non può comportare l’annullamento delle cartelle di pagamento, ma unicamente comportarne la validità delle stesse nei limiti del patrimonio ereditario oggetto di accettazione beneficiata».

Per ulteriori informazioni sulla ripartizione dei vari tipi di debiti del defunto tra gli eredi leggi “Pagamento debiti ereditari“.


note

[1] Art. 459 Cod. civ.

[2] Art. 475 Cod. civ.

[3] Art. 476 Cod. civ.

[4] Art. 484 Cod. civ.

[5] Art. 65, co.1, D.P.R. n. 600/1973.

[6] Cass. sent. n. 23961/2019.

[7] Cass. ord. n. 25459 del 21.09.2021.


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