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Quando si firma dietro l’assegno?

13 Dicembre 2021 | Autore:
Quando si firma dietro l’assegno?

È possibile «girare» qualsiasi titolo di credito? Si può procedere all’incasso senza avere un conto corrente in banca o in Posta?

L’assegno bancario è uno strumento di pagamento più utilizzato di quanto si pensi. È vero che oggi si tende a fare degli acquisti di un certo importo con la carta di credito o con il Bancomat, complice il fatto che sono delle tessere comode da tenere nel portafoglio. E che il bonifico, specialmente quello online, risolve molti problemi pratici. Ma è altrettanto vero che con l’abbassamento della soglia dei contanti (999,99 euro dal 1° gennaio 2022), avere in tasca o in borsa il libretto degli assegni consente di fare un pagamento comunque tracciabile ed impegna pochi secondi per la compilazione. A chi lo riceve, però, basta presentarlo così com’è allo sportello per incassarlo? Quando si firma dietro l’assegno?

Bisogna ricordare che ci sono diversi tipi di assegni: quello trasferibile e quello non trasferibile. La differenza sta, soprattutto, nell’importo: per legge, il primo non può arrivare a 1.000 euro, mentre se la cifra da riportare è almeno quella, occorrerà staccare il secondo, cioè quello non trasferibile. Inoltre, il primo può essere «girato» ad una terza persona, mentre il secondo può essere presentato in banca solo dalla persona a cui è intestato. In entrambi i casi, ci vuole la firma dietro l’assegno? Ecco come compilarlo e come riscuoterlo in maniera corretta.

Assegno trasferibile: come si compila?

L’assegno trasferibile, o per dirla in termini più precisi «privo della clausola di non trasferibilità», è un titolo di pagamento al portatore, vale a dire, incassabile da chiunque lo presenti ad uno sportello bancario. Si può dire che, a tutti gli effetti, è paragonabile al contante e, pertanto, è sottoposto ai vincoli stabiliti per il cash al fine di prevenire il riciclaggio e l’evasione fiscale. Significa che l’importo riportato sull’assegno trasferibile non può superare una determinata cifra, cioè non può arrivare a 1.000 euro.

Altra particolarità dell’assegno trasferibile è che, per averlo, occorre richiedere per iscritto alla banca l’apposito carnet. La legge, infatti, impone agli istituti di credito di rilasciare gli assegni con la clausola di «non trasferibilità». Vuol dire che per avere degli assegni trasferibili bisognerà chiederli appositamente «in forma libera». A meno che ci siano degli accordi diversi con la banca, per ogni assegno è dovuta un’imposta di bollo di 1,50 euro.

Per compilare l’assegno trasferibile basta indicare nella parte superiore il luogo, la data e l’importo in cifre. Nella parte centrale, invece, andrà riportata la cifra in lettere (con i centesimi in numeri separati da due barre dal resto dell’importo). Ad esempio, per scrivere per esteso 123,45 euro bisognerà scrivere «centoventitré//45 euro».

La riga riguardante il beneficiario può essere lasciata in bianco. Infine, la firma nella parte inferiore dell’assegno.

Assegno non trasferibile: come si compila?

Come appena detto, la banca rilascia «di default», cioè in automatico, i libretti degli assegni non trasferibili, a meno che il cliente faccia apposita richiesta per averne dell’altro tipo. In questo caso, non ci sono dei limiti di importo, cioè la cifra può essere pari o superiore a 1.000 euro.

Elemento particolare dell’assegno non trasferibile è quello dell’intestatario. Nel caso dell’assegno non trasferibile, infatti, la compilazione è la stessa rispetto a quello trasferibile ma va indicato chi è il beneficiario. Pertanto, nell’apposita riga che nell’altro assegno poteva essere lasciata in bianco, in questo caso, occorrerà riportare il nome o la ragione sociale di chi avrà la facoltà di incassarlo.

Questa peculiarità consente di avere maggiore sicurezza sulla fine che farà l’assegno: trattandosi di un titolo di credito «nominativo», si sa chi sarà la persona che potrà incassarlo. In caso contrario, chiunque dovesse avere in mano quel pezzetto di carta potrebbe presentarsi allo sportello. Il che, oltre al danno economico, potrebbe procurare qualche guaio giudiziario: si immagini cosa potrebbe succedere se l’assegno capitasse in mano a qualche malfattore dedito al traffico di stupefacenti o al riciclaggio di denaro sporco. Qualche spiegazione toccherebbe darla alle autorità.

Gli assegni hanno una scadenza?

L’assegno potrebbe non durare in eterno. A seconda del tipo, ci sono queste scadenze:

  • emesso su piazza, cioè nello stesso Comune in cui si trova la banca: 8 giorni dalla data di emissione;
  • emesso fuori piazza, cioè in un Comune diverso: 15 giorni;
  • emesso in un Paese dell’Unione europea o dello Spazio economico europeo: 20 giorni;
  • emesso al di fuori dall’Ue: 60 giorni.

Nel caso in cui questi termini vengano superati, che succede? Il beneficiario potrebbe, comunque, incassarlo anche dopo quattro, cinque, dieci mesi. A patto, però, che il correntista, cioè chi ha emesso il titolo di credito, non l’abbia bloccato. In sostanza, arrivati alla scadenza, chi ha firmato l’assegno può ripensarci e bloccarlo in modo che non venga più riscosso. Pertanto:

  • se non è stata superata la scadenza, l’assegno non può essere bloccato e il beneficiario lo può incassare;
  • se è stata superata la scadenza, l’assegno può essere bloccato e il beneficiario non potrà incassarlo.

Assegno quando va firmato dietro?

Chi riceve un pagamento mediante assegno bancario, al momento di recarsi allo sportello per riscuoterlo potrebbe essere tenuto a mettere una firma sul retro.

Se si tratta di un assegno trasferibile, non sarà necessario firmare dietro, a meno che il beneficiario voglia pagare a sua volta una terza persona con quello stesso titolo di credito. In tal caso, si fa quella che viene chiamata «la girata», cioè l’assegno viene, appunto, girato al beneficiario finale.

Tizio consegna a Caio un assegno trasferibile del valore di 500 euro per una prestazione professionale da lui ricevuta. Caio, però, ha un debito di 600 euro con Sempronio e decide di consegnargli quell’assegno più 100 euro in contanti. Per girare l’assegno a Sempronio, basterà che Caio metta una firma sulla parte posteriore.

Questa operazione, però, non è consentita sull’assegno non trasferibile, poiché la persona che lo riceve è l’unica a cui è consentito incassarlo. La cosiddetta «girata» è permessa solo quando il beneficiario decide di versare l’importo dell’assegno sul proprio conto corrente: a quel punto, «gira» l’assegno alla banca affinché l’istituto possa fare il versamento sul conto.

Importante sottolineare che per incassare un assegno non c’è bisogno di avere un conto corrente: in tal caso, basta andare in una filiale della banca che ha emesso il titolo di credito, muniti di un documento d’identità. L’operatore allo sportello controllerà il documento e pagherà la somma in contanti.



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