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Diffusione screenshot: diffamazione o lesione della privacy?

29 Settembre 2021
Diffusione screenshot: diffamazione o lesione della privacy?

È lecito condividere screenshot di chat con persone non coinvolte nella conversazione?

È legale inviare a terzi gli screenshot di una chat intrattenuta con una persona se questa non ne è consapevole o non ha autorizzato la diffusione dei propri dati? La pubblicazione di uno screenshot su un social network può essere ritenuta un reato e cosa fare, in tal caso, per tutelarsi?

Quando si condivide la corrispondenza privata con altre persone non coinvolte nella discussione bisogna fare molta attenzione: c’è il rischio, da un lato, di violare la riservatezza altrui e, dall’altro lato, di lederne la reputazione. E ciò vale anche per le forme di corrispondenza telematica come le e-mail o gli screenshot. 

In altri termini, la diffusione di screenshot può integrare la diffamazione o una lesione della privacy. Ma non sempre. In alcuni casi, quando cioè si tratta di conversazioni neutre, in cui non traspaiono i dati dei conversanti e non si rappresentano informazioni tali da pregiudicarne il decoro, non c’è alcun rischio di carattere penale o risarcitorio. Cerchiamo di spiegarci meglio.

Quando la diffusione di screenshot è una lesione della privacy

Come avevamo già detto in un precedente articolo (leggi Inviare screenshot è reato?), l’articolo 15 della Costituzione tutela la segretezza della corrispondenza. Inoltre, il numero di cellulare e il nome del mittente sono dati personali che non possono essere diffusi senza il consenso dell’interessato. E ciò a norma dell’articolo 6 del regolamento Ue 679/2016 (Gdpr – General data protection regulation). Questo significa che, prima di condividere uno screenshot con terzi, si deve avere cura di oscurare i nomi e tutte le informazioni dalle quali è possibile risalire all’identità dei conversanti. Diversamente, si commette una violazione dell’altrui privacy che, tuttavia, non essendo determinata da un intento di lucro e comunque non essendo disposta su “larga scala”, non costituisce reato ma semplice illecito civile. Il che implica che il danneggiato, non potendo denunciare il colpevole, a tutto voler concedere potrà esigere da questi un risarcimento previa dimostrazione del danno. 

In ogni caso, se per esempio lo screenshot della chat viene diffuso su un social network, l’interessato che sia identificabile può chiedere l’immediata rimozione del post.

Quando la diffusione di screenshot è diffamazione

Se poi dalla diffusione del messaggio non autorizzato vengono arrecati un danno e un’offesa alla reputazione del mittente, potrebbero essere configurati anche i reati di trattamento illecito dei dati personali e di diffamazione. Si pensi al caso di un tale che, in una chat riservata con un proprio amico, riveli dei particolari imbarazzanti riguardanti sé stesso o di un’altra persona. 

Quando la diffusione di screenshot è violazione della corrispondenza

Esiste inoltre il reato specifico di violazione della corrispondenza (articolo 616 del Codice penale), che prescinde dal danno e dall’offesa cagionati alla vittima ma si applica quando viene diffusa una chat non diretta al soggetto agente. Tant’è vero che fare il forward di un’email a un’altra persona, con l’inoltro di tutte le precedenti conversazioni, può essere sanzionato penalmente. 

Quando la diffusione di screenshot è lecita e legale

Non sempre però la condivisione di uno screenshot o la sua pubblicazione può integrare un reato. Come anticipato, quando dalla conversazione sono stati eliminati tutti i dati personali e i riferimenti – anche indiretti – ai conversanti non c’è alcun rischio né di incriminazione penale, né di richieste di risarcimento. 

Si pensi a chi fa uno screenshot della conversazione con un’altra persona eliminando il nome di questa e la sua foto o oscurandoli con tecniche di post produzione. Ad esempio, per rimanere in ambito legale, un avvocato potrebbe diffondere il parere fornito in chat a un cliente, a beneficio di tutti gli eventuali interessati alla medesima questione, solo se prima cancella il nome del conversante, ogni immagine, raffigurazione o elemento della narrazione che lo possa rendere riconoscibile agli occhi di terzi. 



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