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Figlio assegnato a entrambi i genitori: c’è il mantenimento?

29 Settembre 2021
Figlio assegnato a entrambi i genitori: c’è il mantenimento?

Collocamento paritario o alternato: l’obbligo di versare l’assegno di mantenimento cessa solo se le condizioni economiche e reddituali dei genitori sono sostanzialmente uguali. 

Spesso, ci si chiede se, nel caso di figlio assegnato a entrambi i genitori, c’è il mantenimento. La questione merita un approfondimento. 

Anche se si tratta ancora di ipotesi molto rare, accolte dalla giurisprudenza con una certa titubanza, esistono svariati casi di separazioni e divorzi in cui il giudice stabilisce che il figlio passi tanto tempo con il padre quanto con la madre. È il cosiddetto «collocamento paritario» (o alternato) che si contrappone al più frequente «collocamento prevalente». In quest’ultimo, il figlio va a vivere presso un solo genitore (appunto il cosiddetto «genitore collocatario»), con diritto di visita dell’altro da esercitare, di solito, a giorni alterni e senza pernottamento.  

Ci sono svariati modi per realizzare il collocamento alternato. Uno di questi prevede che siano i genitori ad alternarsi nell’ex casa coniugale (di norma, con cadenza settimanale) dove invece risiede stabilmente il figlio. In questo modo, quest’ultimo non è costretto a fare periodicamente le valige e a subire i traumi di un continuo trasferimento. Le conseguenze più scomode della separazione ricadono così solo sui genitori. 

Come impattano queste previsioni sugli obblighi alimentari? Nel caso di figlio assegnato a entrambi i genitori c’è il mantenimento? Se è vero che il tempo di permanenza del figlio con il padre è lo stesso di quello con la madre, non c’è ragione – qualcuno sostiene – che il primo versi alla seconda l’assegno mensile per la prole. 

Questo ragionamento, in realtà, non coglie la ratio della legge, non considera cioè il principio fondamentale in tema di genitorialità in base al quale entrambi i genitori devono contribuire al mantenimento del figlio in proporzione alle rispettive capacità economiche. Cerchiamo di fare il punto della situazione.

Mantenimento del figlio: come funziona?

Una volta intervenuta la separazione dei genitori – siano essi sposati o semplici conviventi – il figlio ha diritto ad essere mantenuto da entrambi i genitori fino a quando non si rende autosufficiente dal punto di vista economico. L’autosufficienza si raggiunge con il conseguimento di un reddito stabile, tale da consentirgli – anche se non per forza agiatamente – di vivere da solo. Nello stesso tempo, il figlio – una volta divenuto maggiorenne – deve fare di tutto per raggiungere l’obiettivo dell’indipendenza economica: studiando, formandosi, esercitando un mestiere o una professione. Il giovane che non vuole far nulla perde quindi il mantenimento. Allo stesso tempo, lo perde chi, arrivato alla soglia di 30/35 anni non è stato in grado di trovare un lavoro: si presume infatti che il suo stato di disoccupazione dipenda solo dall’inerzia.

Abbiamo detto che l’obbligo del mantenimento grava tanto sul padre quanto sulla madre anche se in modo diverso: il genitore collocatario infatti fa fronte, col proprio reddito, alle spese quotidiane per la gestione della prole, aiutato però da un assegno mensile che l’ex gli deve versare mensilmente. Il mantenimento non viene erogato direttamente al figlio beneficiario (salvo che questi sia maggiorenne e ne faccia esplicita richiesta) bensì al genitore che di lui si prende cura (il genitore collocatario). 

All’assegno mensile si aggiunge il contributo per le spese straordinarie, quelle cioè dovute una tantum per i libri di scuola, le visite mediche, le gite scolastiche, ecc.

A quanto ammonta il mantenimento del figlio?

In assenza di un accordo tra i genitori, è il giudice a stabilire l’ammontare di questo assegno. Scopo del mantenimento è garantire al figlio lo stesso tenore di vita che aveva quando ancora la famiglia era unita. Pertanto, tanto più agiate sono le condizioni economiche dei genitori – o di uno soltanto – tanto maggiore deve essere il mantenimento. L’assegno, infatti, non serve solo per garantire al giovane il sostentamento, il cibo, le medicine e i vestiti ma anche lo sport, le attività ludiche e ricreative, la relazioni e le comunicazione con i compagni, i viaggi, i mezzi di trasporto privati e così via. Il tutto, ovviamente, compatibilmente con le disponibilità reddituali dei genitori.

Collocamento paritario o alternato: c’è mantenimento?

Se è vero che il mantenimento viene ripartito tra i genitori non in modo paritario ma in proporzione alle rispettive capacità e che il figlio deve conservare lo stesso tenore di vita che aveva quando la famiglia era ancora unita, è sbagliato pensare che, nel caso di collocamento paritario, ciascun genitore debba provvedere da sé alle spese occorrenti per la prole, senza quindi l’assistenza dell’altro e la previsione di un assegno. Se così fosse, in presenza di una disparità di reddito tra i due genitori, il figlio condurrebbe due tenori di vita diversi: uno più ristretto (col genitore più povero) e uno più agiato (con il genitore più benestante). Per evitare poi che il giovane possa fare confronti con l’altro genitore, quello con il reddito più basso dovrebbe fare più sacrifici per non fargli mancare nulla.

Insomma, pretendere che, in costanza di affidamento paritario, non sia dovuto un mantenimento al genitore meno abbiente è sbagliato e contrario allo spirito della legge.

Le cose vanno in modo diverso quando il reddito dei due genitori è sostanzialmente uguale. In tal caso, non c’è ragione di riequilibrare le sorti proprio per via dell’assenza di una disparità economica. Si pensi al padre con uno stipendio di 2.000 euro mensili e un mutuo da pagare e alla madre con una busta paga di 1.600 euro. In tale ipotesi ,deve essere esclusa la corresponsione dell’assegno mensile se il figlio passa lo stesso tempo con entrambi i genitori.  



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