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Cosa si intende per trattamento sanitario?

13 Dicembre 2021 | Autore:
Cosa si intende per trattamento sanitario?

Il paziente deve prestare consenso al trattamento terapeutico da seguire attraverso una informazione esaustiva sulle sue condizioni di salute e sulle conseguenze e i rischi connessi alla terapia stessa.

Cosa si intende per trattamento sanitario? Prima di rispondere a questa domanda, dobbiamo fare alcune importanti premesse. Partiamo dall’articolo 32 della Costituzione che riconosce il diritto alla salute come un diritto fondamentale dell’individuo nonché come un interesse primario per la collettività.

I costituenti hanno inteso la salute non in senso negativo, ovvero come assenza di malattia, bensì in senso positivo, cioè come stato di completa integrità fisica e mentale. E siccome la salute non riguarda solo la sfera individuale ma si riflette su tutta la collettività, è compito dello Stato impegnarsi per realizzare il benessere del cittadino. In altre parole, lo Stato attraverso il Servizio sanitario nazionale (Ssn) deve assicurare a tutti i cittadini le prestazioni mediche e farmaceutiche necessarie a tutela della salute individuale e collettiva. Al contempo, però, la Costituzione sancisce anche il diritto dei cittadini di rifiutare i trattamenti sanitari, salvo il caso in cui non siano imposti dalla legge.

Prosegui nella lettura di questo articolo per sapere cosa si intende per trattamento sanitario e in cosa consiste il consenso informato.

Cosa si intende per trattamento sanitario?

Per trattamento sanitario si intende qualsiasi intervento terapeutico o diagnostico da praticare sul corpo di un paziente. Pertanto, sebbene il diritto alla salute sia un diritto sociale, in quanto la malattia di una persona provoca ripercussioni sulla collettività, ogni individuo è libero di rifiutare trattamenti sanitari. Soltanto la legge può obbligare il cittadino ad un determinato trattamento sanitario (trattamento sanitario obbligatorio), fermo restando il rispetto della persona umana.

Tale principio trova conferma nella legge istitutiva del Ssn con cui si stabilisce che gli accertamenti ed i trattamenti sanitari sono di norma volontari; qualora previsti, i trattamenti sanitari obbligatori devono comunque rispettare la dignità della persona, i diritti civici e politici, compreso, per quanto possibile, il diritto alla libera scelta del medico e del luogo di cura.

Altresì, nessun trattamento sanitario può essere compiuto o proseguito se manca il preventivo ed esplicito consenso personale e revocabile del soggetto interessato; spetta a quest’ultimo decidere autonomamente se e da chi farsi curare, purché si tratti di un soggetto specializzato e presso strutture autorizzate.

Esaminiamo più nel dettaglio l’argomento relativo al consenso informato ai trattamenti sanitari.

Consenso informato: in cosa consiste e qual è la forma?

Presupposto di legittimità dell’azione di un medico è il consenso informato del paziente poiché nessuno può essere sottoposto a trattamenti sanitari contro la sua volontà.

In particolare, tale consenso deve essere libero, consapevole, informato e revocabile in qualsiasi momento. Questa regola è stata affermata a livello nazionale, dall’articolo 32 della Costituzione ed internazionale dalla Convenzione di Oviedo del 1997 [1].

L’interessato, quindi, deve ricevere preliminarmente informazioni adeguate sulle finalità e sulla natura del trattamento nonché sulle sue conseguenze e i suoi rischi e deve dare il proprio assenso ad ogni intervento o terapia.

In ogni caso, il paziente è libero in qualsiasi momento di revocare il consenso precedentemente prestato.

Se l’interessato non è in grado di esprimere il proprio consenso/dissenso al trattamento sanitario (vedi un soggetto legalmente interdetto), lo stesso va richiesto al soggetto che lo rappresenta. Se il paziente è un minorenne, il consenso viene prestato dal soggetto che esercita la responsabilità genitoriale. In caso di opposizione da parte del rappresentante legale al trattamento necessario e indifferibile a favore di minori o di incapaci, il medico è tenuto ad informare l’autorità giudiziaria.

Quanto alla forma del consenso, la legge non richiede espressamente la forma scritta. Tuttavia, il consenso scritto è da considerarsi un dovere morale del medico in tutti quei casi in cui le prestazioni diagnostiche/terapeutiche in ragione della loro natura sono tali da rendere opportuna una manifestazione inequivoca e documentata della volontà del paziente.

Le strutture sanitarie, di solito, fanno firmare ai propri pazienti degli appositi moduli prestampati, contenenti le informative principali sulle cure e le terapie che verranno praticate. All’occorrenza, tali moduli potranno essere utilizzati per fornire la prova che i pazienti si sono sottoposti volontariamente ai trattamenti. In alcuni casi, bisognerà anche dimostrare che i pazienti non solo hanno sottoscritto i moduli ma che ne hanno compreso il contenuto.

Quando può mancare il consenso informato al trattamento sanitario?

In casi di necessità e di urgenza, il medico può intervenire anche senza il preventivo consenso informato del paziente. Si pensi ad esempio all’ipotesi in cui il soggetto è incosciente, quindi, non è in grado di dare il proprio consenso e si trova in una situazione di pericolo grave ed imminente per la sua salute.

A tal proposito, l’articolo 54 del Codice penale prevede che il sanitario possa prescindere dal consenso (oltre al caso in cui sia stato disposto un trattamento sanitario obbligatorio) qualora sussista «la necessità di salvare sé od altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato né altrimenti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo».

Pertanto, dopo aver valutato la necessità e l’urgenza dell’intervento diretto a prevenire un danno grave alla persona, il sanitario può procedere al trattamento terapeutico anche in assenza di consenso ove per assenza si fa riferimento all’incapacità naturale del soggetto di prestare consenso all’atto sanitario. Del resto, se così non fosse, sarebbero violati l’articolo 328 (omissione e rifiuto atti d’ufficio) e l’articolo 593 del Codice penale (omissione di soccorso).

È ovvio che, qualora l’atto sanitario riguardi interventi non urgenti né indispensabili, il medico deve desistere dall’intervenire prima di aver acquisito il consenso.

Come viene punita la violazione dell’obbligo di informativa?

La violazione dell’obbligo di informativa al paziente è ritenuta fonte di risarcimento del danno in quanto viene lesa la libertà di autodeterminazione delle proprie scelte esistenziali del paziente, anche nell’ipotesi in cui la prestazione sanitaria è stata eseguita correttamente e senza errori [2].

L’obbligo informativo ha valore costituzionale e la sua violazione comporta un risarcimento autonomo e distinto rispetto al danno alla salute cagionato da errore medico in quanto l’interesse tutelato rientra nella previsione dell’articolo 2059 Codice civile [3].

Pertanto, oltre al danno morale soggettivo, inteso come perturbamento dell’animo, ed al danno biologico, inteso come lesione dell’integrità psicofisica della persona, può essere chiesto il risarcimento per danno derivante dalla lesione di altri interessi garantiti costituzionalmente, tra i quali rientra il diritto di autodeterminazione.

Tuttavia, la lesione di tale diritto non necessariamente dà luogo al risarcimento, soprattutto se dovesse mancare un effettivo pregiudizio alla salute del paziente.

In tali ipotesi, spetta allo stesso paziente dimostrare l’esistenza del danno di cui chiede il ristoro oltre a provare che tale pregiudizio sia conseguenza normale, seppur indiretta, del mancato obbligo di informazione da parte dei sanitari.


note

[1] la Convenzione di Oviedo è stata ratificata dall’Italia con la L. n. 145/2001.

[2] Cass. Civ., sent. n. 5444/2006.

[3] Cass. Civ., sent. n. 8827/2003 e n. 8828/2003.


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