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Abuso edilizio: che fare se il Comune non interviene

30 Settembre 2021 | Autore:
Abuso edilizio: che fare se il Comune non interviene

Quali sono i poteri del cittadino in caso di silenzio o di rifiuto ad adempiere dalla PA e come attivarli.

Il tuo vicino di casa ha intrapreso dei lavori edilizi e ha realizzato una nuova costruzione senza avvertirti e dirti nulla. Tu sospetti che abbia commesso un abuso e hai segnalato il fatto alla polizia municipale. Dopodiché, tutto è rimasto come prima: l’opera è ancora lì, nessuno è andato a verificare e non sai che esito abbia avuto la tua denuncia. Vediamo che fare quando c’è un abuso edilizio e il Comune non interviene.

Le strade a tua disposizione sono essenzialmente due: rivolgerti ancora al Comune e insistere perché ti diano riscontro – e come vedrai sono obbligati a farlo – oppure ricorrere all’autorità giudiziaria. L’intervento del giudice diventa, però, indispensabile quando la Pubblica Amministrazione, che era stata attivata con l’iniziale denuncia e con eventuali successive diffide, rimane inerte o rifiuta di provvedere. Il cittadino ha diritto a conoscere l’esito della sua segnalazione e ad apprendere i provvedimenti che sono stati adottati dall’Ente.

Come sapere se l’opera del vicino è abusiva?

Esiste uno strumento molto semplice per sapere se il tuo vicino ha chiesto il permesso di costruire oppure ha realizzato l’opera abusivamente: puoi presentare al Comune una richiesta di accesso agli atti amministrativi. Questa istanza è prevista espressamente dalla legge [2] e ti consente di visionare le pratiche che il tuo vicino ha (o dovrebbe avere) presentato all’Ufficio tecnico del Comune.

E la privacy? In questo caso non c’è, perché si tratta di far valere un tuo diritto. Per questo motivo la richiesta può essere presentata solo da chi abbia un interesse meritevole di tutela in quanto potrebbe subire un danno dall’opera realizzata: la norma parla di un «interesse diretto, concreto e attuale, corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata e collegata al documento al quale è chiesto l’accesso», che nel nostro caso è la pratica edilizia.

È consigliabile farsi assistere in questa fase da un tecnico specialista del ramo urbanistico e edilizio: dunque un ingegnere, un architetto o un geometra, che sapranno controllare la documentazione in modo da verificare eventuali irregolarità o difformità. Non è invece necessaria l’assistenza di un avvocato: l’istanza può essere proposta dal cittadino personalmente e a nome proprio.

Il Comune deve riscontrare l’istanza entro 30 giorni. Se non provvede – sia manifestando un rifiuto espresso, sia attraverso il silenzio che comporta la mancata esibizione dei documenti richiesti – il cittadino può presentare un ricorso al Tar, il Tribunale amministrativo regionale, per far dichiarare l’illegittimità di tale condotta e ottenere il rilascio dei documenti.

Come denunciare un abuso edilizio

Se dall’esito dell’accesso agli atti emerge la mancanza del permesso di costruire, oppure risulta che la costruzione è stata realizzata in difformità dalle prescrizioni in esso impartite, potrai inviare una diffida legale, predisposta dal tuo avvocato, per dare modo al tuo vicino di ripensarci, avvertendolo che se non rimuove l’opera di sua iniziativa sarai costretto a rivolgerti alle pubbliche autorità e potrai chiedergli anche il risarcimento dei danni arrecati alla tua proprietà.

Se non vuoi fare la diffida – oppure se l’hai inviata e non ha avuto esito – puoi denunciare direttamente il fatto, alternativamente o cumulativamente:

  • al Comune stesso, chiedendo la verifica di conformità dell’opera da parte della Polizia municipale e del personale dell’Ufficio tecnico incaricato; se risultano irregolarità, il Comune deve intimare al responsabile di ripristinare lo stato dei luoghi entro 90 giorni, altrimenti scatterà la demolizione; quando il Comune interviene tempestivamente, riuscirai così a far bloccare i lavori edilizi non autorizzati;
  • all’autorità giudiziaria. Siccome l’abuso edilizio costituisce reato, dovrai presentare una denuncia alla Procura della Repubblica competente per territorio in relazione al luogo dove è ubicato l’immobile, direttamente o anche per il tramite della polizia giudiziaria (leggi “Abuso edilizio: come fare denuncia“).

In entrambi i casi, le autorità amministrative e giudiziarie dovranno irrogare al responsabile le sanzioni previste in relazione alla tipologia di violazione commessa e intimare la demolizione della costruzione abusiva, a meno che non sia possibile realizzarla o l’abuso sia di minima entità (leggi “Ordine di demolizione abuso edilizio: cosa c’è da sapere“).

Che fare se il Comune non provvede?

Se l’amministrazione comunale non si attiva e non provvede a bloccare i lavori, ad applicare le sanzioni al trasgressore e ad emanare l’ordine di demolizione, potrai diffidare ufficialmente il Comune con un’intimazione scritta a provvedere sulle segnalazioni e denunce già inviate. Una recente sentenza del Tar [2] ha affermato che, dopo la diffida del vicino, il Comune è tenuto ad adottare i provvedimenti di natura ripristinatoria dei luoghi e ad applicare le sanzioni previste per le violazioni di legge accertate.

Tutto ciò deve avvenire entro 90 giorni: è questo il termine massimo entro il quale il Comune deve riscontrare la segnalazione dell’abuso edilizio da parte del privato cittadino (per le attività edilizie soggette a Scia o a Cila il termine è ridotto a 30 giorni). Il silenzio è illegittimo perché l’Amministrazione ha per legge [3] il dovere di provvedere sulle istanze presentate, concludendo il procedimento con l’adozione di un provvedimento espresso (che potrebbe essere anche di archiviazione, ove l’abuso risulti insussistente).

Il Tar ha precisato che il termine di 90 giorni è perentorio, perciò la risposta del Comune non può essere interlocutoria o comunque parziale e non definitiva (nella vicenda, l’Ente aveva risposto dando atto di aver avviato un procedimento amministrativo finalizzato all’adozione delle sanzioni, ma non aveva indicato se e come esso si era concluso). In tali casi, per evitare ulteriori inadempienze, il Tar nomina un «commissario ad acta», cioè un funzionario della Prefettura incaricato di intervenire se il Comune non provvede autonomamente entro i 90 giorni concessi.


note

[1] Art. 22 L. n. 241/1990.

[2] Tar Lombardia, sent. n. 1026/2021.

[3] Art. 2 L. n. 241/1990.


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