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Riduzione assegno di divorzio a ex coniuge anziano

30 Settembre 2021 | Autore:
Riduzione assegno di divorzio a ex coniuge anziano

Quando e quanto l’età incide sulla cifra da versare? Come considerare lo stato di salute, la capacità lavorativa e il mutamento delle condizioni economiche?

Quando il tempo passa e la vecchiaia avanza, ci sono da rivedere molte cose nella propria vita. Anche le coppie ormai divise da tempo potrebbero avere delle pendenze da sistemare: tra queste, c’è la possibilità della riduzione dell’assegno di divorzio all’ex coniuge anziano.

Devi sapere che l’importo dell’assegno divorzile non è immutabile, ma può cambiare se si verificano circostanze sopravvenute che impongono una modifica delle condizioni già stabilite. Ad esempio, se il beneficiario si risposa perde totalmente l’assegno. Ma oltre a questo, nel corso degli anni potrebbero essere cambiate, in meglio o in peggio, le condizioni patrimoniali delle parti e, dunque, si rende necessario un riequilibrio. Continuano a contare, però, anche i fattori preesistenti, come la durata del matrimonio, l’apporto fornito da entrambi i coniugi alla formazione del patrimonio comune e il contributo dato dalla moglie che aveva rinunciato al proprio lavoro rimanendo a casa per appoggiare la crescita professionale del marito.

In questo bilanciamento delle opposte esigenze – da un lato l’onerato al versamento dell’assegno, che vorrebbe ridurlo, dall’altro il beneficiario, che vorrebbe mantenerlo o aumentarlo – conta anche l’età degli ex coniugi e, in particolare, quella di chi riceve il contributo economico. Una nuova sentenza della Cassazione [1] ha disposto la riduzione dell’assegno di divorzio all’ex coniuge anziano: si trattava di una donna di più di sessant’anni, che però aveva ancora un bagaglio professionale utile e ben remunerato. Queste qualità personali, individuate non solo nell’età avanzata, ma anche nella capacità lavorativa residua, hanno giocato un ruolo decisivo nel taglio dell’assegno mensile, che è sceso da 1.400 euro a 900 euro.

Assegno divorzile: come si calcola?

A differenza dell’assegno di mantenimento stabilito a seguito della separazione coniugale, dove conta ancora il tenore di vita goduto dalle parti in costanza del matrimonio, l’assegno di divorzio ha una funzione totalmente diversa: è «assistenziale e in pari misura compensativa e perequativa», come ha stabilito nel 2018 una fondamentale sentenza della Cassazione a Sezioni Unite [2] che ormai è presa da tutti i giudici italiani come riferimento per la determinazione di questo contributo economico.

I principali fattori da tenere in considerazione per stabilire la spettanza e l’entità dell’assegno di divorzio sono:

  • le rispettive condizioni economiche degli ex coniugi, da valutare in modo comparativo;
  • il contributo dato da ciascuno al ménage familiare e alla formazione del patrimonio comune;
  • l’ammontare dei redditi di entrambi, per verificare se c’è uno squilibrio e se uno degli ex coniugi non ha mezzi di sussistenza adeguati;
  • la durata del matrimonio (se è stata brevissima, l’assegno non spetta);
  • lo stato di salute del beneficiario e la sua età: per la giurisprudenza chi ha più di 40 o 45 anni ha indubbie difficoltà di inserimento nel mondo del lavoro (ma vi sono eccezioni per chi è dotato di professionalità particolari che lo rendono comunque appetibile sul mercato, come un avvocato o un medico).

Riduzione dell’assegno di divorzio: per quali motivi? 

Chi chiede l’assegno divorzile, o vuole mantenerlo nell’importo già stabilito subito dopo la pronuncia di divorzio, deve per legge [3] dimostrare la mancanza di sufficienti risorse economiche e l’impossibilità di procurarsele per ragioni indipendenti dalla sua volontà, come una malattia, l’età avanzata che preclude l’ottenimento di un impiego retribuito o uno stato di invalidità.

Ecco perché la Cassazione, nella sentenza che ti abbiamo anticipato all’inizio dell’articolo, ha disposto la riduzione dell’importo: nonostante l’età al di sopra dei 60 anni, la beneficiaria era in buono stato di salute e aveva una professione qualificata (svolgeva l’attività di fisioterapista anche privatamente, nell’ex casa coniugale che le era stata assegnata dal giudice).

Riduzione dell’assegno di divorzio: come avviene?

La revisione dell’assegno di divorzio richiede sempre un’istanza della parte interessata e, dunque, una domanda giudiziale, da proporre al tribunale che aveva emanato la sentenza di divorzio, da parte di chi è già obbligato al versamento del contributo mensile. A questa richiesta potrà contrapporsi il beneficiario dell’assegno, richiedendo il mantenimento della cifra iniziale o addirittura l’aumento, se ha ragioni da far valere in tal senso.

Per ottenere una riduzione dell’assegno, è necessario addurre «giustificati motivi» [4], da ravvisare in circostanze ulteriori e sopravvenute rispetto a quelle già considerate dal giudice nella determinazione dell’importo originario. Infatti, nel corso degli anni, potrebbero essere sensibilmente cambiate le condizioni economiche di uno o di entrambi i coniugi: ciò accade, ad esempio, se l’obbligato al pagamento ha perso il lavoro (o se è fallito come imprenditore), o quando il beneficiario ha ricevuto una grossa eredità da un suo parente o ha conseguito una vincita che ha incrementato il suo patrimonio.

Tali ragioni legittimano e sostengono la richiesta di modifica della cifra da pagare mensilmente, e possono anche comportare l’eliminazione totale dell’obbligo di versamento periodico, se le condizioni reddituali e patrimoniali dell’anziano beneficiario dell’assegno divorzile hanno avuto un miglioramento consistente e definitivamente acquisito. Così, se i coniugi già divorziati sono in età avanzata, anche il pensionamento di uno o di entrambi potrebbe incidere sull’importo da versare, tenuto conto dell’entità degli emolumenti ricevuti dall’Inps o dalla Cassa di riferimento, e considerando anche il fatto che essi hanno carattere stabile e non potranno venire meno, come invece accade per i redditi di lavoro o d’impresa. A tal proposito, leggi anche “Assegno di divorzio: il pensionato può chiederne la riduzione“.


note

[1] Cass. ord. n. 26389 del 29.09.2021.

[2] Cass. S.U. sent. n. 18278/2018.

[3] Art. 5 co. 6 L. n. 898/1970.

[4] Art. 9 L. n. 898/1970.


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