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Ferie: entro quando vanno godute?

13 Dicembre 2021 | Autore:
Ferie: entro quando vanno godute?

Vacanze spettanti ai dipendenti per legge e da contratto: come vanno godute, qual è il termine per fruirne.

Nel corso della tua carriera, hai sempre usufruito di poche giornate di ferie all’anno, giusto delle due settimane complessive di chiusura annuale dell’azienda. In questo modo, però, con il tempo hai accumulato molte giornate di ferie. Recentemente, hai appreso che le ferie devono essere fruite entro un periodo massimo e che poi non è più possibile richiederle. Ciò significa che, trascorso un certo periodo, queste assenze scadono e non si possono più fruire: le ferie entro quando vanno godute?

Al riguardo, in molti fanno confusione: certamente, esiste un termine entro il quale il datore di lavoro deve far fruire delle ferie al dipendente, però non è vero che dopo questo termine le ferie risultino precluse. Invece è vero che, entro questo termine, devono essere versati i contributi sulle giornate di ferie non godute, che sono trattenuti al dipendente e “restituiti” al momento dell’effettiva fruizione della vacanza.

Da sottolineare che il diritto alle ferie è imprescindibile, garantito sia dalla Costituzione [1] che dalla legge [2]: per questo motivo, il datore di lavoro che non fa godere le ferie minime al dipendente entro i termini previsti dalla normativa può essere sanzionato.

Oltre a ciò, il dipendente ha diritto al risarcimento del danno in quanto non gli è stato garantito un sufficiente recupero psicofisico. Diverso è il caso in cui a rifiutarsi di godere delle ferie è il dipendente. Vediamo ora di procedere con ordine, analizzando quali siano le previsioni normative sulle ferie e sul termine per fruirne.

Quante giornate di ferie spettano all’anno?

Occorre prima di tutto sapere che, in base alla legge [2], alla generalità dei dipendenti spetta un minimo di 4 settimane di ferie all’anno (l’anno è inteso come periodo di 365 giorni, può non coincidere con l’intervallo 1° gennaio- 31 dicembre). In base poi ai contratti collettivi, si possono prevedere un numero maggiore di giornate di assenza per ferie. Anche le pattuizioni individuali, cioè gli accordi tra datore di lavoro e lavoratore, possono prevedere più ferie rispetto alle giornate minime disposte dalla legge.

Da notare che le ferie maturano mensilmente: ogni mese, cioè, matura un rateo ferie pari a 1/12 di quelle spettanti per l’intero anno.

Giulia, da contratto, ha diritto a 26 giorni di ferie all’anno. Perciò, ogni mese, matura un rateo ferie pari a 2,167 giorni.

Entro quando bisogna andare in ferie?

Rispetto alle quattro settimane di ferie minime annuali, il datore di lavoro deve concederne almeno due, possibilmente di seguito, entro l’anno di maturazione. Ciò significa che, considerando il periodo 1° gennaio- 31 dicembre, se nel 2021 maturi 4 settimane di ferie, il datore di lavoro te ne deve far godere almeno 2 entro il 31 dicembre 2021, se possibile di fila e non in modo frazionato.

Riguardo alle altre due settimane restanti, devono essere fruite entro i 18 mesi successivi all’anno di maturazione, salvo diversa disposizione del contratto collettivo, che però non può differire eccessivamente il termine di fruizione, per non snaturare la finalità delle ferie, che è quella di consentire un adeguato recupero fisico e psichico.

A questo proposito, si sottolinea che, se il contratto fissa il termine massimo di fruizione delle assenze molto oltre i 18 mesi successivi all’anno di maturazione, pregiudica lo scopo delle ferie e non consente al dipendente di riposarsi adeguatamente.

Francesco matura quattro settimane di ferie nel 2021, avendo lavorato tutto l’anno: due settimane devono essere godute entro il 31 dicembre 2021, mentre le altre due entro il 30 giugno 2023, salvo eccezione degli accordi collettivi.

Il datore di lavoro può monetizzare le ferie?

Può essere deciso dal datore di lavoro, per esigenze legate alla produzione o all’organizzazione aziendale, di monetizzare le ferie, cioè di convertire parte delle ferie in un’indennità in denaro?

Riguardo a ciò, devi sapere che il diritto alle ferie è fondamentale e non è monetizzabile. Questo sta a significare che non è possibile convertire le ferie minime previste per legge in denaro.

Vi sono comunque delle eccezioni: prima di tutto, se il contratto di lavoro ha una durata inferiore all’anno, è possibile convertire le ferie in denaro, perché la breve durata dell’attività garantisce comunque il recupero psicofisico del dipendente. Si possono anche convertire in denaro le ferie aggiuntive, eventualmente previste dai contratti collettivi o dalle pattuizioni individuali, rispetto alle ferie minime disposte dalla legge. Infatti, in questo modo, non si viola il diritto al recupero psicofisico del dipendente, perché si tratta di assenze aggiuntive ed il riposo minimo è comunque garantito al lavoratore.

Per finire, sono generalmente convertite in indennità tutte quelle ferie che risultano non fruite al termine del rapporto di lavoro. Difatti, il datore di lavoro deve tenere il conto delle ferie non godute: se non ne permette al dipendente la fruizione, questi ha il diritto di vedersi riconoscere la corrispondente indennità al termine del rapporto.

Il discorso cambia, però, se è il lavoratore ad essersi rifiutato di andare in vacanza.

Le ferie hanno una scadenza?

Abbiamo potuto osservare che le ferie non godute “per colpa dell’azienda” non si perdono, anche una volta scaduto il termine per il loro godimento: le giornate di assenza ancora da fruire, che residuano al termine del contratto di lavoro, possono essere monetizzate, cioè convertite in un’indennità e non sono, dunque, “regalate” al datore di lavoro.

Ci si chiede tuttavia se esista comunque un termine ultimo, superato il quale il lavoratore non possa più fruire delle ferie e possa solo monetizzarle. La scadenza dei 18 mesi successivi all’anno di maturazione delle ferie non costituisce questo termine, ma è utilizzata ai soli fini del versamento dei contributi.

Il datore di lavoro, in pratica, è tenuto a versare i contributi sulle ferie anche se queste assenze non sono state fruite, entro i 18 mesi successivi dalla fine dell’anno in cui le stesse ferie sono maturate.

È possibile, una volta avvenuto il versamento della contribuzione, che il lavoratore fruisca delle ferie successivamente: in questo caso, non devono essere trattenuti i contributi già versati sulle ferie non godute, quindi la contribuzione viene restituita “virtualmente”. Nel momento in cui il datore di lavoro versa i contributi sulle ferie non godute, è normalmente tenuto anche a trattenere la quota a carico del dipendente, quota che poi questi recupera fruendo delle assenze.

Le ferie si perdono se il dipendente non vuole assentarsi?

Vi è però un’eccezione alla regola in base alla quale il dipendente ha sempre diritto di godere delle ferie, o al limite dell’indennità sostitutiva: il caso in cui sia il dipendente stesso a rifiutare le ferie, cioè a non voler usufruire delle assenze.

In base alla giurisprudenza europea [3], le ferie si perdono, se è il lavoratore ad evitare di assentarsi per ferie, pur essendo messo in condizione di esercitare il proprio diritto al riposo.

Anche la Cassazione, in una recente ordinanza [6], ha chiarito che il lavoratore può perdere le ferie arretrate se, nell’arco dell’intera carriera, per sua scelta ha limitato il godimento delle assenze al minimo.

Deve però essere dimostrato dal datore di lavoro che il dipendente, “deliberatamente e con piena consapevolezza”, si sia astenuto dal fruire dalle proprie ferie annuali, pur essendo stato messo nella condizione di godere di queste assenze retribuite. Nel dettaglio, il datore deve provare di aver invitato il lavoratore a fruire delle ferie e di averlo informato del fatto che, non usufruendone, le ferie sarebbero state precluse al termine del periodo di riferimento o di un eventuale periodo di riporto autorizzato.

Relativamente a ciò che ha affermato la Corte di giustizia europea [3], dunque, le ferie scadono, ma solo se il dipendente è stato sollecitato ad utilizzarle e messo nelle condizioni di fruirne.

Quando scadono le ferie?

Nel caso in cui sia il lavoratore a rifiutarsi di fruire delle assenze, la possibilità di fruire delle ferie termina con la fine del periodo di riferimento, quindi entro i 18 mesi dall’anno di maturazione o entro il diverso termine stabilito dalla contrattazione.

Quando scadono le ferie per i dipendenti pubblici?

I principi stabiliti in materia di mancato godimento delle ferie sono stati di recente ripresi anche dal Tar della Valle D’Aosta, per i dipendenti pubblici [4].

Si deve inoltre precisare che, per quanto riguarda i lavoratori delle Pubbliche Amministrazioni, l’attuale indirizzo non contempla in nessun caso la monetizzazione delle ferie, ma richiede la loro integrale fruizione. Il dipartimento della Funzione pubblica [5], seguendo la finalità generale della spending review (cioè del taglio della spesa pubblica), ha infatti previsto a tal proposito:

  • che si debbano necessariamente godere le ferie spettanti, anche in caso di cessazione del rapporto;
  • che le ferie non godute non diano luogo all’erogazione di indennità economiche sostitutive.

A questa previsione fanno eccezione soltanto le seguenti ipotesi:

  • cessazione del rapporto di servizio per decesso del lavoratore;
  • dispensa dal servizio in base agli accertamenti medico-legali, quindi in base all’eventuale riconoscimento dell’invalidità;
  • ulteriori altri casi di cessazione del rapporto di lavoro, se risulta impossibile godere delle ferie secondo le tempistiche dell’ordinamento di appartenenza.

In sintesi, in base a quanto esposto, emerge comunque che in nessun caso il dipendente pubblico possa perdere le ferie, pur non essendo ammessa la loro monetizzazione.


note

[1] Art.36 Cost.

[2] Art.10 D.lgs. 66/2003.

[3] Corte di Giustizia europea, cause C-619/16 e C-684/16.

[4] TAR Valle d’Aosta, sez. Unica, sentenza n. 1/20.

[5] Dip. Funz. Pubb., Parere n. 40033 del 8/10/2012.

[6] Cass. ord. 15952/2021.

Autore immagine: pixabay.com


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