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Tradimento: quando le prove non sono valide

30 Settembre 2021
Tradimento: quando le prove non sono valide

Quando è consentito guardare il cellulare del coniuge e quando invece è una violazione della privacy: le prove acquisite dalla lettura non autorizzata dello smartphone altrui possono essere usate nel processo?

Non tutto è lecito, neanche quando si tratta di difendere in giudizio i propri diritti in una causa di separazione o divorzio. Tentare di incastrare il coniuge, con i messaggi e le chat da questi inviate all’amante, non è una buona idea. Spiare nel cellulare altrui infatti è una lesione della privacy, passibile di querela. Il paradosso è che, per dimostrare l’adulterio e ottenere l’addebito a carico dell’ex, si hanno molto spesso le mani legate. A spiegare quando le prove del tradimento sono valide è una recente sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo [1]. Ecco la sintesi di questa importante pronuncia che sembra suggerire a tutti i fedifraghi: «Negare sempre, anche davanti all’evidenza». 

Esiste la privacy tra coniugi?

La Cedu parte dal principio secondo cui la privacy va rispettata anche tra coniugi; una lesione di tale diritto costituisce un reato. Dunque, non c’è alcuna attenuazione nella sfera di riservatezza dell’individuo solo perché questi condivide il tetto con un’altra persona ed è ad essa legata dal matrimonio. 

Non c’è neanche alcun diritto del coniuge a vedere, sapere o controllare cosa l’altro scrive in chat o per e-mail. La corrispondenza resta riservata (principio questo sancito anche dalla nostra stessa Costituzione).

Resta pertanto il divieto di spiare sul cellulare o tra le e-mail del marito o della moglie, benché ciò possa servire per procurarsi le prove del tradimento, da portare dinanzi al giudice in una eventuale causa di separazione o divorzio. 

Guardare sul cellulare del coniuge: cosa si rischia?

Chi spia il cellulare del coniuge alla ricerca di prove del tradimento può essere querelato per violazione della privacy.

Non solo: il materiale così acquisito, in barba alla segretezza della corrispondenza, non può entrare in alcun processo. In altri termini, il giudice non può tenere conto né degli screenshot, né dei video, né delle foto, né delle dichiarazioni testimoniali relative al contenuto di un cellulare che è stato oggetto di controllo senza però il consenso del titolare. 

Il risultato è chiaro: mancando la prova del tradimento, questo non potrà essere accertato.

Chi poi strappa dalle mani del coniuge lo smartphone per vedere cosa esso contenga commette – secondo la Cassazione [2] – il reato di rapina e, anche per questo, può essere querelato. 

Insomma, per il diritto non vale l’antica massima «in guerra e in amore tutto è permesso».

Controllare sul computer del coniuge è reato?

Stesso discorso vale per chi spia all’interno degli account social o di piattaforme di incontri visitate dal coniuge, il cui accesso è da ritenersi abusivo se non è stato appositamente autorizzato. 

Il fatto di conoscere le credenziali di accesso (username e password) perché comunicate in una precedente occasione dal titolare dell’account non significa poterle utilizzare anche in seguito, per finalità diverse. Quindi, il marito che frughi tra le e-mail della moglie, conoscendone le password perché è stato lui stesso a crearle l’indirizzo di posta elettronica commette reato. 

Quando le prove del tradimento sono valide

La sentenza in commento scende poi nel particolare. Se, dinanzi alle insistenze del coniuge che vuol vedere cosa l’altro tenga nascosto all’interno del cellulare, si acconsente a dargli il dispositivo, non si può poi rivendicare una lesione della privacy. Neanche se, com’è facile intuire, si è stati costretti dalle circostanze, dalle accuse infamanti e dal clima fortemente conflittuale ed acceso. L’autorizzazione quindi elimina la possibilità di parlare del reato di lesione della privacy. Difatti, dal momento in cui viene prestato il proprio assenso, i messaggi incriminati confluiscono nella vita di coppia e non sono più tutelati dal segreto della corrispondenza. 

Il materiale così acquisito può poi essere prodotto liberamente nel processo e così divulgato, seppur solo a beneficio del giudice e agli avvocati delle parti. Il fascicolo infatti non è accessibile a terzi, sì che l’impatto della presunta violazione della privacy è minimo. 

Un altro metodo per incastrare il coniuge infedele è farlo controllare da un investigatore privato: le indagini effettuate dal detective tramite appostamenti, fotografie e video sono lecite nella misura in cui non si spingano fin dentro il domicilio del soggetto. 

Si consideri comunque che le foto e i video possono essere oggetto di contestazione della controparte qualora dovessero risultare non genuini (si pensi a un audio piuttosto disturbato o a una foto dove i soggetti sono difficilmente riconoscibili). Ebbene, in tal caso, si può sempre chiedere la testimonianza dell’investigatore che potrà così dichiarare al giudice ciò che i propri occhi hanno visto, integrando in tal modo la documentazione con audio/foto/video da lui stesso realizzata. 


note

[1] CEDU del 7 settembre 2021, caso M.P. c. Portugal, (ric. 27516/14)

[2] Cass.,sent. n. 26982 del 28 settembre 2020.

Autore immagine: depositphotos.com


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5 Commenti

  1. Tempo fa, temevo che mio marito mi stesse tradendo. Ho notato un suo cambiamento nei miei riguardi. Le attenzioni sono diminuite, lui appariva del tutto assente e disinteressato. Tutto lasciava presagire che ci fosse un’altra donna nella sua vita a «distrarlo» dalla nostra relazione. Lui è sempre stato molto attento: naviga in incognito in Rete (mi ha raccontato che è per il suo lavoro e per motivi di privacy), non lasciava mai il cellulare incustodito, quando rispondeva alle telefonate si allontanava (non avevo neppure il tempo di leggere sullo schermo dello smartphone di chi era il numero che lo aveva cercato). Volevo monitorare la sua posizione e scoprire se effettivamente si intratteneva fino a tardi con gli amici quando mi diceva che andava a calcetto oppure faceva una deviazione e prendeva un’altra strada prima di ritornare a casa. Allora. ho deciso di assumere un investigatore privato. I miei sospetti erano fondati. Se la faceva con la sorella di uno dei suoi amici… E una volta venuta fuori questa storia non vi dico il caos che si è sollevato. Ho avuto la meglio in tribunale. Almeno questo…

  2. Sono state tentata di sbirciare sullo smartphone del mio ex perché ero certa che mi tradiva con l’insegnante di nostro figlio… Stranamente, si proponeva di andare alle riunioni scolastiche anche da solo. La cosa mi puzzava perché ha sempre lasciato a me queste “incombenze”. Un giorno, parlando con le altre mamme è venuto fuori che era arrivata una supplente e tutti i mariti sbavano dietro a questa. Vai scoprire che questa maestra si concedeva a più uomini e tutti commentavano gli appuntamenti extra scolastici con lei… Uno schifo. Ovviamente, è stata poi cacciata dalla scuola.

  3. Ho scoperto che esiste un modo per sapere di nascosto dove si trova una persona con Google Maps. Ho preso di nascosto il telefono del mio ex ed ho seguito questi passaggi: sono andata sull’applicazione del suo cellulare, ho cliccato sul menu e su condivisione della posizione. Occorre cliccare sull’opzione «Condividi la posizione in tempo reale fino a quando non viene disabilitato», dopodiché ho selezionato il mio telefono come dispositivo con cui condividere la posizione. Una volta eseguiti questi passaggi, ho potuto monitorare la posizione del suo smartphone ed ho scoperto che tranquillo e beato se ne stava andando dalla sua amante… Ne ho parlato con il mio avvocato che mi ha consigliato di evitare questo comportamento e di ricorrere all’investigatore privato. Intanto, così io ho appurato che qualcosa di marcio c’era eccome e non ero io a farmi dei film

  4. Donatella, lasciatelo dire, ma sei un tantino stalker. Cioè un comportamento del genere non è consentito. Come fai ad appropriarti del telefono del tuo ex e ad impostare la condivisione della sua posizione. Non sono cose che si fanno. O meglio io eviterei per non incorrere in violazioni di legge. Meglio fare le cose come si deve rivolgendosi a degli esperti in modo che le prove acquisite siano valide e utilizzabili in aula

  5. La mia ex me l’ha fatta sotto il naso con il nostro compare di anello. Una situazione irreale. L’ho scoperto per caso e così ho portato fino in fondo le mie ricerche. Ho spiato sul suo telefono che era senza password ed era incustodito sul tavolo. Vivendo insieme è capitato di rispondere al suo telefono e viceversa… Purtroppo per me, io sono arrivato un giorno in casa prima del previsto e mentre lei era in bagno ad asciugare i capelli suona il telefono, io rispondo subito e mi sento gelare il sangue quando sento dall’altra parte urlare la voce di un uomo: Amore, sto arrivando. Speriamo che tuo marito faccia tardi così avremo più tempo… Io non ho pronunciato una parola. Sono uscito di casa senza farmi sentire ed ho subito contattato un mio collega che fa per mestiere l’investigatore. Abbiamo monitorato ogni mossa e li abbiamo beccati a casa insieme.., Pieno di delusione, l’ho guardata in faccia ed ho manifestato tutto il mio disprezzo… Da lì, non l’ho più voluta vedere. Ci siamo sentiti solo tramite avvocati.

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