Tradimento: ecco perché negare di fronte all’evidenza

30 Settembre 2021 | Autore:
Tradimento: ecco perché negare di fronte all’evidenza

La Corte europea dei diritti dell’uomo: leggere i messaggi del coniuge è violazione della privacy. Ma permettere all’altro di guardarli può costare caro.

Chiunque sia stato sospettato di «avere una storia» extraconiugale sa che la regola numero 1 in questi casi è «negare». Sempre e comunque. Ora lo conferma anche la Corte europea dei diritti dell’uomo con una sentenza dalla quale si capisce che il modo migliore per non essere smascherati resta quello di negare. Soprattutto se l’unica prova che ha la persona tradita è il cellulare del fedifrago pieno zeppo di chat scottanti: nel caso in cui abbia preso di nascosto il telefonino del coniuge e abbia scoperto delle conversazioni degne da un film di Tinto Brass da cui si evince il tradimento, ecco perché negare di fronte all’evidenza.

Per spiegare la sentenza della Cedu, basta raccontare la storia che, dalla Penisola Iberica è balzata fino al tavolo dei giudici di Strasburgo. Trattasi di una donna sposata che abitava in Portogallo con il marito ma che per anni andava avanti e indietro dalla Spagna, dove svolgeva il suo lavoro. Col passare del tempo, la relazione si è incrinata e lui ha intuito che lei potrebbe avere un altro. Così, si è intrufolato di nascosto nell’account del social network in cui la moglie intratteneva delle conversazioni con altri uomini. E, ovviamente, non certo per parlare di calcio o per scambiarsi la ricetta della paella (o non solo, magari sarà anche capitato).

Il fatto è che, di fronte all’insistenza del marito, lei gli ha dato libero accesso alle conversazioni nel tentativo di convincerlo che si trattava di uno scherzo. Non l’avesse mai fatto.

L’errore della donna è stato proprio quello di cedere alle insistenze di lui e di consentirgli il libero accesso all’account in cui si frequentava virtualmente con altri uomini. In questo modo, il marito ha potuto stampare le conversazioni e portarle in tribunale alla causa di divorzio.

Che cosa sarebbe successo se lei avesse negato l’evidenza e avesse impedito che il marito entrasse a leggere quei messaggi? È la stessa Corte europea dei diritti dell’uomo a ricordarlo: la privacy va rispettata anche tra marito e moglie. Il che significa che un coniuge non ha alcun diritto di leggere, sapere o controllare quello che l’altro scrive su WhatsApp, nella chat privata di Facebook o via e-mail. Oltretutto, la stessa Costituzione italiana sancisce il principio secondo cui la corrispondenza resta riservata, anche agli occhi di chi condivide casa, famiglia e letto.

Se ne deduce che chi spia nei cellulari o nei pc altrui alla ricerca di una prova del tradimento rischia una querela per violazione della privacy e le prove – semmai venissero trovate – non possono essere mostrate in tribunale. Se, per di più, strappa al marito o alla moglie il telefonino dalle mani con la forza per controllarne il contenuto, la querela sarà per rapina.

Ma se, come ha fatto la signora portoghese, il coniuge sospettato di adulterio dà all’altro l’username e la password per entrare nei propri account, il materiale scottante non è più protetto dalla privacy di chi l’ha scritto ma diventa materiale che confluisce nella vita di coppia e, quindi, può essere esibito come prova del tradimento davanti a un giudice.


note

[1] CEDU del 7 settembre 2021, caso M.P. c. Portugal, (ric. 27516/14).


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