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Ingiunzione di pagamento multe stradali del Comune

30 Settembre 2021 | Autore:
Ingiunzione di pagamento multe stradali del Comune

Quando è valida la riscossione delle somme operata direttamente dagli Enti locali o dai loro concessionari? Come avviene il recupero del credito?

Fotocamere ai semafori, autovelox, zone a traffico limitato (le famose Ztl), parcheggi in divieto di sosta e chi più ne ha più ne metta: l’automobilista che percorre le vie cittadine è sempre esposto al pericolo di essere multato dai solerti agenti della polizia municipale (e talvolta anche dai loro “vigilini”). Se il cittadino che è stato contravvenzionato non paga nei termini previsti, o non si oppone impugnando l’atto al giudice di Pace o al Prefetto ottenendone l’annullamento, la sanzione diventa definitiva e il Comune cercherà di riscuoterla con un’ingiunzione di pagamento multe stradali.

Molti Comuni risolvono alla radice il problema del recupero dei propri crediti convenzionandosi con l’Agenzia Entrate Riscossione e affidando ad essa l’incarico del recupero coattivo di qualsiasi tipo di somme (oltre alle multe stradali ci sono tutte le imposte locali, come l’Imu e la Tari); altri preferiscono il “fai da te” e ricorrono all’ingiunzione fiscale come strumento per intimare il pagamento delle multe stradali e delle varie tasse; altri ancora adottano una soluzione mista, affidando il recupero delle somme ai concessionari privati.

Vediamo, quindi, cos’è e come funziona l’ingiunzione di pagamento multe stradali del Comune, per capire se e quando gli importi dovuti possono essere riscossi con questo particolare strumento, che è molto diverso dalle consuete cartelle esattoriali ma per alcuni aspetti ha un effetto equivalente. Ti diremo anche se è valida l’ingiunzione fiscale emessa non dal Comune, bensì direttamente dal suo concessionario convenzionato per la riscossione.

Ingiunzione fiscale: cos’è e a cosa serve?

L’ingiunzione fiscale è uno strumento di riscossione previsto da un’antica legge [1] rimasta tuttora in vigore dopo alcune modifiche che non ne hanno alterato la struttura sostanziale. Consente agli Enti creditori – come i Comuni italiani – di agire esecutivamente nei confronti dei debitori inadempienti, saltando la fase dell’iscrizione a ruolo delle somme dovute (che, invece, deve necessariamente precedere l’emissione delle cartelle di pagamento). Per questo è uno strumento molto agile e rapido: dalla fase di accertamento si passa direttamente a quella di riscossione, senza necessità di emanare atti intermedi che allungano i tempi.

L’ingiunzione può essere emanata direttamente dai Comuni oppure dai soggetti giuridici ai quali essi hanno affidato, in virtù di apposite convenzioni, il recupero delle loro entrate patrimoniali: sono i cosiddetti Concessionari della riscossione, che devono essere costituite in forma di società ed iscritte ad un’apposito albo ministeriale che le autorizza ad operare [2].

Ingiunzione fiscale: cosa contiene e come funziona?

L’ingiunzione fiscale è un atto amministrativo che contiene sia l’accertamento del credito (che a seconda dei casi sarà una tassa locale o una multa per violazione alla circolazione stradale o altri tipi di sanzioni amministrative emanate dall’Ente) sia l’intimazione di pagamento del dovuto entro il termine di 30 giorni. Il provvedimento – che va sempre notificato all’interessato – contiene l’avvertenza che allo scadere del termine intimato si procederà ad esecuzione forzata e, quindi, sarà possibile avviare il pignoramento dei beni del debitore rimasto inadempiente e procedere alla loro vendita coattiva, in modo che il Comune possa soddisfarsi sul ricavato.

In concreto, quindi, l’ingiunzione fiscale vale come un perentorio ordine di pagamento delle somme indicate, che vengono accertate dalla stessa Pubblica Amministrazione. Equivale all’atto di precetto emanato dal creditore nell’ambito dei procedimenti civili ed ha la stessa valenza di un titolo esecutivo, che cioè non richiede l’accertamento giudiziale del credito ma consente di intraprendere direttamente l’espropriazione coattiva.

Ingiunzione fiscale: chi può emetterla?

L’ingiunzione fiscale, o ingiunzione di pagamento che dir si voglia, conferisce un potere impositivo molto forte, quello che normalmente viene esercitato dallo Stato e dai soggetti espressamente autorizzati, come l’Agenzia Entrate Riscossione, ma che in questo caso viene concesso, in via eccezionale, direttamente agli enti locali per tutelare meglio il recupero dei propri tributi e delle varie sanzioni irrogate.

A questo punto, si apre il problema di chi possa ricorrere a questo speciale strumento: è pacifico che i Comuni siano legittimati ad emettere l’ingiunzione fiscale, in quanto Enti pubblici territoriali espressamente contemplati dalla legge, assieme alle Province, ma sorgono dubbi quando il compito di adottare l’ingiunzione viene affidato ai vari Concessionari della riscossione, che, come abbiamo visto, sono società di diritto privato ben distinte dall’ente pubblico, seppur legate ad esso da un rapporto di convenzione.

In passato, si riteneva che l’ingiunzione fiscale fosse nulla se la società è privata, vale a dire che la società concessionaria, o partecipata dal Comune, non poteva validamente emettere questi titoli per recuperare il credito dai morosi e, in tali casi, si ravvisava un vizio di incompetenza funzionale, o di eccesso di potere; ma adesso le cose stanno cambiando, come dimostra l’ultima pronuncia della Corte di Cassazione intervenuta sul tema [3], che ha ritenuto legittima la riscossione operata tramite questi agenti anziché con l’emissione dell’ingiunzione direttamente ad opera del Comune.

Il Comune può riscuotere le multe stradali con l’ingiunzione fiscale?

La possibilità per i Comuni di avvalersi delle proprie società concessionarie per intraprendere la procedura di riscossione delle multe stradali non pagate tramite l’ingiunzione fiscale è stata espressamente ammessa dalla nuova ordinanza della Corte di Cassazione [3], che ha così respinto il ricorso di un cittadino che aveva ricevuto verbali per violazione delle norme del Codice della strada e aveva eccepito l’invalidità e l’illegittimità dell’ingiunzione fiscale emessa dal concessionario, anziché dal Comune.

La motivazione fornita dal Collegio è molto tecnica, ma comunque robusta e tale da rendere perfettamente valide le ingiunzioni di pagamento emesse dal concessionario del Comune per riscuotere le multe stradali: la Suprema Corte osserva che «ai fini del recupero delle somme dovute a titolo di sanzione amministrativa per violazione delle norme del Codice della strada, i Comuni possono avvalersi della procedura di riscossione coattiva tramite ingiunzione, anche affidando il relativo servizio ai concessionari iscritti all’albo, essendo tale affidamento consentito». Gli Ermellini richiamano la norma di legge [4] che legittima questi soggetti privati ad esercitare tale facoltà, precisando che essa «non è venuta meno in quanto le disposizioni successive che ne prevedevano l’abrogazione non sono state ancora emanate»[5].

Ingiunzione di pagamento del Comune: approfondimenti

Per ulteriori approfondimenti leggi questi articoli:


note

[1] R.D. n. 639/1910, modif. dal D.Lgs. 51/1998  e dal D.Lgs. n. 446/1997.

[2] Art. 52, co.5, D.Lgs. n. 446/1997.

[3] Cass. ord. n. 26308 del 26.09.2021.

[4] Art. 4, co. 2 sexies, del D.L. n. 209/2002.

[5] Il riferimento è all’art. 7, co. 2, del D.L n. 70/2011, conv. con modificazioni, in L. n. 106/2011.


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