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Trattamento sanitario obbligatorio: cosa si intende per TSO?

15 Dicembre 2021 | Autore:
Trattamento sanitario obbligatorio: cosa si intende per TSO?

Il trattamento sanitario obbligatorio è finalizzato alla tutela della salute del soggetto che vi è sottoposto e della sicurezza della collettività.

Nel nostro ordinamento giuridico, l’articolo 33 della Legge n. 833/1978 – intitolata “Norme per gli accertamenti e i trattamenti sanitari volontari e obbligatori” – che ha sostituito la precedente Legge n. 180/1978, meglio conosciuta come Legge Basaglia, regolamenta il trattamento sanitario obbligatorio. Alla luce della predetta normativa, in casi di motivata necessità ed urgenza, un soggetto può essere sottoposto a cure mediche anche contro la sua volontà. Più semplicemente, nei suoi confronti può essere disposto un trattamento sanitario obbligatorio. Cosa si intende per TSO?

Con il termine «trattamento sanitario obbligatorio» si intende una serie di interventi che possono essere applicati qualora sussista il rifiuto agli stessi da parte del soggetto che deve ricevere assistenza.

Spesso, i TSO sono associati alle sole patologie psichiatriche ma possono essere disposti per qualsiasi causa sanitaria come ad esempio per le malattie infettive dove il rifiuto di un trattamento potrebbe rappresentare una minaccia per la salute pubblica. Basti pensare che durante la recente pandemia da coronavirus, in più occasioni, il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha parlato di TSO per i soggetti che rifiutavano la quarantena obbligatoria. Il tutto, però, si è risolto in un nulla di fatto.

Cos’è il trattamento sanitario obbligatorio?

Il trattamento sanitario obbligatorio è un atto composito, di natura medica e giuridica, che consente l’effettuazione di determinati accertamenti e terapie.

In ambito psichiatrico, il TSO viene applicato quando un soggetto, affetto da una malattia mentale, anche in presenza di alterazioni psichiche tali da rendere urgenti interventi terapeutici, rifiuti il trattamento, di solito, perché inconsapevole della propria patologia.

Nella sua concreta attuazione, il TSO comporta risvolti giuridici piuttosto complessi e, soprattutto in ambito psichiatrico, può determinare conseguenze psicologiche e fisiche piuttosto rilevanti.

In ogni caso, alla base della sua applicazione, sussistono valutazioni di gravità clinica e di urgenza per cui lo stesso va inteso come una procedura finalizzata alla tutela della salute e della sicurezza del paziente e dell’intera comunità.

Trattamento sanitario obbligatorio: come viene disposto?

Il TSO è disposto con provvedimento del sindaco, in qualità di massima autorità sanitaria del Comune di residenza o del Comune dove la persona da assistere si trova momentaneamente, su proposta motivata di due medici, di cui uno appartenente all’Asl (Azienda sanitaria locale) territoriale del Comune stesso.

In particolare, le certificazioni mediche, rilasciate dai due differenti sanitari, devono attestare la sussistenza di tre condizioni fondamentali, ossia che:

  • la persona si trova in una situazione di alterazione tale da necessitare di urgenti interventi terapeutici;
  • gli interventi proposti vengono rifiutati;
  • non è possibile adottare tempestive misure extraospedaliere.

Tutte e tre le condizioni devono essere presenti contemporaneamente e devono essere certificate da un primo medico, che può essere il medico di famiglia, ma anche un qualsiasi altro medico e convalidate dal secondo medico appartenente alla struttura pubblica (generalmente, uno psichiatra dell’Asl).

Pur non essendo esplicitamente citato nella legge, è opinione giuridica comune che sia possibile effettuare anche un TSO extraospedaliero (tipicamente, la somministrazione obbligatoria di una terapia a domicilio) qualora siano presenti i primi due criteri citati precedentemente, ma non il terzo.

La legge non prevede che i due medici debbano essere necessariamente degli psichiatri.

Le certificazioni, altresì, devono essere motivate e non devono limitarsi ad attestare la presenza delle condizioni che giustificano la proposta di TSO.

Il TSO può essere effettuato senza ricorrere al ricovero, quindi, presso il Centro di salute mentale, l’ambulatorio, il domicilio del paziente, il pronto soccorso. Se è necessario il ricovero ospedaliero, il TSO può essere effettuato esclusivamente presso il Servizio psichiatrico di diagnosi e cura (Spdc) dell’Azienda sanitaria locale. In tale ipotesi, il trasporto presso la struttura ospedaliera deve essere operato dal servizio di emergenza extra-ospedaliero in collaborazione con l’organo di polizia locale del Comune di riferimento.

Quando si applica il TSO?

Il TSO si applica quando la persona appare pericolosa per sé o per gli altri. Si pensi ad esempio a un soggetto che manifesta l’intenzione di suicidio, che minaccia o mette in atto azioni lesive nei confronti di persone o di cose. Vedi anche un soggetto che rifiuta di comunicare con conseguente isolamento oppure che rifiuta una terapia o tenta di lasciarsi morire d’inedia (rifiuto di mangiare o bere).

Il Trattamento sanitario obbligatorio può essere utilizzato anche nei confronti di una persona disturbata psichicamente, un tossicodipendente in crisi di astinenza o di un alcoldipendente, che assume dei comportamenti imprevedibili o violenti.

Qual è la procedura per il trattamento sanitario obbligatorio?

Il sindaco, dopo avere ricevuto le certificazioni mediche, entro 48 ore, deve disporre il TSO, tramite ordinanza, facendo accompagnare il soggetto interessato dagli agenti della polizia municipale presso i sanitari che devono prenderlo in cura. Se la persona rifiuta il ricovero, può essere prelevata con la forza.

Altresì, il sindaco, nelle 48 ore successive al ricovero, deve inviare l’ordinanza di TSO al giudice tutelare per la convalida.

Il giudice tutelare, a sua volta, deve convalidare il provvedimento entro le 48 ore successive. In caso contrario, il TSO decade automaticamente.

Il TSO dura, per legge, sette giorni ma può essere prorogato, qualora il sanitario responsabile lo ritenga opportuno. In tal caso, il professionista deve formulare tempestivamente una proposta motivata al sindaco che ha disposto il trattamento sanitario obbligatorio. Questi deve informare il giudice tutelare per la convalida che deve avvenire negli stessi tempi e con le medesime formalità già viste in precedenza. Allo stesso modo, il sanitario deve comunicare eventuali modifiche sulla necessità e praticabilità del TSO.

Il provvedimento con il quale è stato disposto il trattamento sanitario obbligatorio può essere modificato o revocato su richiesta del diretto interessato, di un congiunto o di un estraneo. Il sindaco deve pronunciarsi nel termine di 10 giorni e la sua decisione va convalidata dal giudice tutelare.

È possibile opporsi al TSO?

La persona sottoposta a TSO o chiunque vi abbia interesse può presentare ricorso al tribunale contro il provvedimento convalidato dal giudice tutelare.

In caso di mancata convalida del provvedimento di TSO, anche il sindaco può proporre ricorso, nel termine di 30 giorni dalla scadenza del termine per la convalida da parte del giudice tutelare.

Se durante l’udienza fissata per la comparizione delle parti viene presentata istanza di sospensione del TSO, il presidente del tribunale deve decidere sulla richiesta entro 10 giorni. Tuttavia, può decidere di sospendere il trattamento anche prima dell’udienza medesima.

Come si deve applicare il trattamento sanitario obbligatorio?

Il trattamento sanitario obbligatorio, come sancito dall’articolo 32 della Costituzione, deve svolgersi nel rispetto della dignità della persona e dei diritti civili e politici. Peraltro, può essere trasformato, in qualsiasi momento, in ricovero volontario su richiesta del paziente. La persona che vi è sottoposta, per quanto possibile, ha diritto alla scelta del medico e del luogo di cura.

Tuttavia, nei soggetti affetti da patologie psichiatriche, è la legge ad indicare la scelta del luogo di ricovero nei reparti di psichiatria esistenti negli ospedali pubblici, i cosiddetti Servizi psichiatrici di diagnosi e cura.



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