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Dehors: quali autorizzazioni?

1 Ottobre 2021 | Autore:
Dehors: quali autorizzazioni?

Quali permessi servono per realizzare la struttura e quando l’opera può essere ritenuta irregolare o abusiva?

Molti bar e ristoranti ampliano l’area disponibile per i clienti sfruttando le aree esterne al locale grazie all’installazione di dehors. Questi spazi attrezzati consentono di creare una vera e propria sala in più, con soddisfazione di tutti: esercenti e clienti. Ma per collocare i dehors quali autorizzazioni occorrono?

Dal punto di vista tecnico non ci sono particolari problemi: il mercato offre molte valide soluzioni, con prodotti robusti, realizzati con materiali di qualità e anche preinstallati in modo da essere facili da montare. Le norme giuridiche, invece, sono un ginepraio e talvolta non è facile capire se e quando c’è bisogno di chiedere il permesso al Comune, anche perché molto dipende dai regolamenti locali.

In questo articolo vedremo, appunto, quali autorizzazioni servono per i dehors. In molti casi l’installazione è soggetta al rispetto di determinate prescrizioni e talvolta è necessario anche munirsi del permesso di costruire, specialmente se la struttura è fissa e crea spazi chiusi con aumento della volumetria. È bene conoscere queste regole, per evitare il rischio di essere denunciati per abuso edilizio o di dover subire sanzioni amministrative.

Dehors: tipi, struttura e materiali

I dehors sono strutture esterne poste in prossimità e al servizio di attività di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande, dunque di locali come bar, ristoranti, gelaterie, pub, yogurterie e pizzerie. Ci sono anche dehors specifici per svolgere altre attività commerciali, come le edicole.

Esistono vari tipi di dehors: ai fini delle autorizzazioni necessarie conta molto il fatto che alcuni modelli sono amovibili e precari, altri, invece, sono stabilmente ancorati al suolo, e in questo caso i vincoli sono maggiori. I dehors possono essere collocati anche su una pedana, anziché fissati direttamente sull’asfalto o sul terreno.

Quanto alla struttura, alcuni dehors sono aperti da alcuni lati (e gli spazi riservati vengono delimitati con altre strutture d’arredo, ad esempio le fioriere), altri, invece, sono completamente chiusi e si accede attraverso le porte, anche se le pareti non sono in muratura bensì vetrate o realizzate con materiali plastici trasparenti.

I materiali che compongono la struttura portante e il rivestimento dei dehors sono, solitamente, il legno o metalli leggeri come l’alluminio; la copertura è realizzata con tettoie, pergole o tende robuste.

Dehors e autorizzazione all’occupazione di suolo pubblico

Quasi tutti i Comuni italiani richiedono, per poter installare dehors al di fuori di aree private, l’autorizzazione all’occupazione di suolo pubblico, che, una volta concessa, comporterà l’obbligo di pagare l’apposita tassa (l’importo è previsto dalle delibere comunali e i principali parametri sono la posizione e la metratura).

La domanda per l’occupazione di suolo pubblico, che va presentata prima di posizionare la struttura, deve essere corredata della planimetria del luogo e dei dati tecnici relativi all’opera, e occorre specificare il periodo di utilizzo (ad esempio, stagionale o annuale).

Alcuni piani paesaggistici e regolamenti comunali, specialmente nelle città d’arte e nei centri storici di paesi e borghi, impongono ulteriori requisiti estetici a tutela del decoro urbano e ciò si ripercuote sulla scelta del tipo di manufatto che è possibile collocare in quei luoghi (ad esempio, può essere imposto il legno e vietato il metallo, o viceversa, e possono essere previsti o esclusi determinati colori).

Per posizionare il dehors su un’area condominiale e non pubblica occorre l’autorizzazione dell’assemblea, trattandosi di un’innovazione che incide sulle parti comuni dell’edificio e sugli spazi condivisi (le facoltà di uso degli altri condomini potrebbero essere compromesse). È anche necessario rispettare il decoro architettonico del fabbricato.

Dehors: quando serve il permesso di costruire?

Se il dehor è ancorato al suolo in modo fisso, è chiuso su tutti i lati e il suo posizionamento è permanente, è necessario munirsi del permesso di costruire. Questo titolo edilizio serve anche quando la struttura realizzata è destinata a rimanere installata per un apprezzabile periodo di tempo, «a nulla rilevando la precarietà strutturale, la rimovibilità e l’assenza di opere murarie, trattandosi di strutture deputate ad uso perdurante nel tempo», come ha affermato una sentenza del Tar Liguria [1].

La giurisprudenza prevalente considera questi tipi di dehors, permanenti o semipermanenti, come «nuove costruzioni» [2] in quanto queste opere «comportano una consistente trasformazione urbanistica ed edilizia del territorio e non possono essere considerate precarie, venendo utilizzate in modo duraturo nel tempo».

Realizzare un dehor senza il preventivo rilascio del permesso di costruire integra il reato di abuso edilizio, che comporta come conseguenza la demolizione dell’opera, oltre all’applicazione delle sanzioni penali nei confronti del responsabile. C’è però la possibilità di sanare l’abuso, sempre che il manufatto rientri nei parametri di superficie, volume, sagoma e linee stabiliti dai piani regolatori e dei regolamenti locali.

Dehors con materiali diversi da quelli previsti: è abusivo?

Una nuova sentenza della Corte di Cassazione [3] si è occupata della difformità dei materiali utilizzati per realizzare un dehor rispetto a quelli prescritti dal Comune e ha stabilito che non è reato impiegare pannelli in materiale plastico anziché in vetro: questo perché , ai fini della normativa penale, «la scelta del materiale della struttura non ha alcuna concreta offensività». Dunque in tali casi il reato di abuso edilizio non sussiste.

Si trattava di tende verticali trasparenti realizzate in lastre di plexiglass (occorrenti per riparare i clienti in caso di maltempo) che non si discostavano dalle previsioni del Regolamento comunale; inoltre l’uso di quei materiali era stato indicato nella Scia (Segnalazione certificata di inizio attività) presentata. L’impiego del vetro era stabilito solo per il tamponamento della struttura, cioè per la sua chiusura, mentre il tendaggio rappresentava un avvolgibile non permanente e dunque era un elemento di copertura aperto; perciò l’opera non creava una nuova volumetria.


note

[1] Tar Liguria, sent. n.685/20 del 8 ottobre 2020.

[2] Art. 3, comma 1, lett. e.5 del D.P.R. n.380/2001.

[3] Cass. sent. n. 35804 del 30.09.2021.


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