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Chi usa l’altrui nome sul social network per adescare commette reato

16 giugno 2014


Chi usa l’altrui nome sul social network per adescare commette reato

> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 giugno 2014



Scatta il reato di “sostituzione di persona” se si lede la fede pubblica su Facebook.

Attenti a usare le foto di un/a modello/a, di un personaggio famoso o, semplicemente, di un bel ragazzo/a come “immagine profilo” solo per impressionare, sul social network o su un sito di incontri privati, i contatti dell’altro sesso e cercare di “carpirne” l’attenzione. State commettendo, in questo caso, un grave reato.

Secondo una sentenza della Cassazione pubblicata poche ore fa [1], si macchia del reato di sostituzione di persona colui che crea e utilizza un profilo “fake”, utilizzando falsamente le generalità e l’immagine di un altro soggetto, inducendo così in errore gli altri utenti della rete.

Perché scatti il reato in commento (che – è sempre bene ricordarlo – si tratta di un delitto [2]) è necessaria una delle due condizioni:

1. o l’intenzione, da parte del reo, di procurare a sé o ad altri un vantaggio (patrimoniale o non patrimoniale);

2. oppure l’intenzione di recare ad altri un danno.

Tali condizioni, nel caso di specie, sono facilmente individuabili. E infatti:

a) quanto ai vantaggi derivanti dall’attribuirsi una diversa identità, essi consistono nella possibilità di intrattenere rapporti con altre persone (essenzialmente dell’altro sesso) o nel soddisfacimento di una propria vanità (vantaggio non patrimoniale).

b) quanto al danno recato al terzo soggetto, è chiaro nell’attribuire a questi condotte adescatrici.

Non vi sono, quindi, dubbi che anche il semplice uso di una foto non propria faccia scattare il reato di sostituzione di persona. Così come è reato il creare e utilizzare un account di posta elettronica, attribuendosi falsamente le generalità di un diverso soggetto, inducendo in errore gli utenti con i quali si viene in contatto, allo scopo di arrecare danno al soggetto le cui generalità siano state abusivamente spese [3].

note

[1] Cass. sent. n. 25774/14 del 16.06.14.

[2] Art. 494 cod. pen.

[3] Cass. sent. n. 46674/07.


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