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Bocciatura: quando la si può contestare davanti al giudice?

16 Giugno 2014
Bocciatura: quando la si può contestare davanti al giudice?

Possibile impugnare gli scrutini finali solo in caso di macroscopici vizi logici: ecco qualche esempio.

È tempo di bilanci sugli scrutini. Ma bocciare un alunno, di questi tempi, è una scelta delicata. I genitori, infatti, mostrano di avere, sempre più spesso, il “grilletto facile” e non poche volte – perso il rispetto dei tempi che furono verso il corpo scolastico – non si fanno problemi a ingaggiare una difesa ad oltranza del proprio figlio, “incompreso e poco valorizzato” dai professori.

Ma quando è possibile impugnare, davanti a un giudice, una bocciatura?

La risposta ci viene fornita da una recente sentenza pubblicata dal Tar Lazio [1].

La mancata ammissione dello studente all’anno scolastico successivo, ricordano i giudici, costituisce espressione di un potere di natura tecnico-discrezionale del consiglio di classe, che può essere “contestato” davanti al giudice solo se affetto da macroscopici vizi logici.

Ecco qualche esempio di cosa si possa intendere per “macroscopici vizi logici”:

1. disparità di trattamento: se, ad esempio, a due alunni, che hanno riportato gli stessi voti nelle interrogazioni e negli scritti, sono stati riservati due trattamenti diversi in merito alla promozione;

2. errore manifesto: se, ad esempio, non si è tenuto conto della media superiore alla sufficienza riportata in tutte le materie oppure se il risultato di un compito (una traduzione, una prova di matematica), su cui si è fondato il giudizio finale, è da considerarsi corretto mentre invece è stato valutato in modo errato dal docente;

3. contraddittorietà rilevabile a vista d’occhio.

Come è facile comprendere, l’indirizzo fornito dal TAR del Lazio non lascia spazio a molte possibilità di impugnazione e il giudizio del collegio di scuola resta, in gran parte, incontestabile nelle valutazioni.

Se la famiglia è lasciata all’oscuro

Non costituisce un “vizio” della bocciatura – come tale impugnabile – il fatto che il/i docente/i non abbia/no avvisato la famiglia del giovane delle difficoltà di rendimento di quest’ultimo. Tale omissione non ha alcuna influenza sul giudizio che il consiglio di classe è chiamato ad esprimere in sede di scrutinio finale, il quale si basa esclusivamente sulla constatazione della insufficiente preparazione e dell’incompleta maturazione personale dello studente, necessari per accedere alla successiva fase di studi.


note

[1] Tar Lazio sent. n. 3468/14.

Autore immagine: 123rf com


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