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Come verificare rinuncia all’eredità?

16 Dicembre 2021 | Autore:
Come verificare rinuncia all’eredità?

Se il debitore rinuncia all’eredità, causando un danno al creditore, è possibile impugnare l’atto entro cinque anni dalla rinuncia.

Sei creditore di un’ingente somma di denaro. Per recuperarla, vuoi iniziare una procedura esecutiva nei confronti del tuo debitore. Temendo, però che i suoi beni non siano sufficienti a soddisfarti del tutto, hai interesse a sapere se quest’ultimo abbia o meno rinunciato all’eredità del padre. Esiste un modo per verificare la rinuncia all’eredità?

La risposta alla domanda è affermativa considerato che la rinuncia all’eredità va fatta con una dichiarazione ricevuta da un notaio o dal cancelliere del tribunale del circondario in cui si è aperta la successione e inserita nel registro delle successioni [1]. Quindi, è in detto registro che puoi trovare l’informazione che cerchi.

A tal fine, devi presentare un’istanza al Presidente del Tribunale territorialmente competente affinché autorizzi l’ufficiale giudiziario a consultare l’anagrafe tributaria, i registri di pubblicità immobiliare e il pubblico registro automobilistico, per individuare beni e crediti da sottoporre ad esecuzione, nonché il registro delle successioni, per verificare la sussistenza di un’eventuale rinuncia all’eredità. Ricorda che ciascun creditore può, entro cinque anni dal momento in cui il suo debitore ha rinunciato all’eredità, impugnare tale atto. Prosegui nella lettura per sapere come verificare la rinuncia all’eredità.

Come verificare la rinuncia all’eredità?

A norma dell’articolo 492-bis del Codice di procedura civile su istanza del creditore il Presidente del Tribunale del luogo in cui il debitore ha la residenza, il domicilio, la dimora o la sede ovvero un giudice da costui delegato, può autorizzare l’ufficiale giudiziario territorialmente competente ad accedere, mediante collegamento telematico diretto, alle informazioni contenute nelle banche dati delle pubbliche amministrazioni o alle quali le stesse possono accedere e, in particolare:

  • nell’anagrafe tributaria, compreso l’archivio dei rapporti finanziari;
  • in quelle degli enti previdenziali.

L’istanza può essere presentata dal creditore in generale, estendendosi tale possibilità anche a chi non ha ancora iniziato la procedura esecutiva.

Il Presidente del Tribunale, previa verifica del diritto della parte istante di procedere ad esecuzione forzata, autorizza la ricerca secondo le predette modalità.

Terminate le operazioni di ricerca, l’ufficiale giudiziario redige un unico processo verbale nel quale indica tutte le banche dati interrogate ed i risultati della ricerca. Quindi, per quanto attiene al registro delle successioni, nel verbale riporta se c’è stata o meno una rinuncia all’eredità da parte del debitore.

Cosa fare in caso di rinuncia all’eredità?

Se dalla ricerca compiuta dall’ufficiale giudiziario risulta una rinuncia all’eredità, fatta dal debitore ai danni del creditore, è possibile impugnarla [2]. Devono, però, essere presenti due presupposti, ovvero occorre che:

  1. il patrimonio del rinunciatario sia insufficiente a soddisfare il creditore. Invece, se il debitore ha beni che, in caso di pignoramento, garantiscono il soddisfacimento delle ragioni del creditore, la rinuncia non può essere impugnata. Sul punto, la Cassazione ha di recente chiarito che per l’impugnazione della rinuncia ereditaria il presupposto oggettivo è costituito unicamente dal prevedibile danno ai creditori, che si verifica quando, al momento dell’esercizio dell’azione, i beni personali del rinunziante appaiono insufficienti a soddisfare del tutto i suoi creditori. Se i creditori impugnanti dimostrano l’idoneità della rinuncia a recare pregiudizio alle loro ragioni, grava sul debitore provare che, nonostante la rinuncia, il suo residuo patrimonio è in grado di soddisfare il credito dell’attore [3];
  2. l’eredità rinunciata presenti un attivo, da intendersi nel senso che i beni devono avere un valore superiore al passivo. In caso contrario, infatti, la rinuncia all’eredità non importerebbe alcun pregiudizio per il creditore.

Legittimato ad agire mediante il ricorso all’impugnazione della rinuncia dell’eredità è soltanto il creditore che vanta una ragione di credito. Questi può farsi autorizzare dal giudice ad accettare l’eredità in nome e al posto del rinunciante al solo scopo di soddisfarsi sui beni ereditari fino alla concorrenza del proprio credito. In tal caso, è come se la rinuncia non fosse stata mai fatta.

Cosa succede dopo l’impugnazione della rinuncia all’eredità?

Quando l’erede rinuncia all’eredità, la stessa passa ad altri soggetti, sempre familiari, in modo tale da evitare la dispersione del patrimonio del defunto.

Muore Raffaella e lascia come unica erede la figlia Brunella, madre di Francesco. Brunella deve una somma di denaro consistente a Carla e, per evitare che quest’ultima possa pignorare la casa che le ha lasciato la madre, rinuncia all’eredità. L’immobile, quindi, passa al figlio Francesco, quale erede in linea diretta della nonna Raffaella. Carla può impugnare la rinuncia all’eredità fatta da Brunella.

In pratica, in caso di rinuncia, a divenire eredi saranno i chiamati in subordine (vedi il figlio della rinunciante nell’esempio appena fatto), coloro che hanno accettato l’eredità al posto del rinunciante o in cui favore si è verificato l’accrescimento dell’eredità.

Il creditore che ha impugnato la rinuncia dell’eredità può ugualmente pignorare i beni del patrimonio del defunto anche se si sono trasferiti in capo a un soggetto che non è il suo debitore.

Per evitare l’azione esecutiva, gli eredi che hanno accettato al posto del rinunciante, possono rilasciare i beni ereditati. In alternativa, possono offrire al creditore una somma equivalente a quella che si sarebbe potuta ricavare in caso di vendita dei beni stessi. Successivamente, potranno agire con azione di regresso nei confronti del rinunciante.


note

[1] Art. 519 cod. civ.

[2] Art. 524 cod. civ.

[3] Cass. Civ. sez. VI, sent. n. 5994/2020.


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