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Srl: quando il socio risponde con il proprio patrimonio?

17 Dicembre 2021
Srl: quando il socio risponde con il proprio patrimonio?

In una Srl la responsabilità è davvero sempre limitata?

La tematica della responsabilità limitata è molto delicata. Esistono, infatti, dei casi in cui la responsabilità patrimoniale limitata delle Srl apre le porte a delle responsabilità personali per i soci o per gli amministratori. Quando il socio risponde con il proprio patrimonio? Cerchiamo quindi di capire quando in una società a responsabilità limitata i beni personali dei soci sono a rischio e quando invece non lo sono.  Prima però sarà bene chiarire brevemente cosa si intende esattamente con «responsabilità patrimoniale».

Responsabilità patrimoniale: cos’è?

È possibile distinguere due tipi di responsabilità patrimoniale: la responsabilità patrimoniale universale e la responsabilità limitata.

La responsabilità patrimoniale universale, propria delle ditte individuali e delle società di persone, si configura come una responsabilità illimitata a tutte le obbligazioni dell’impresa. Laddove la società o la ditta non sia in grado di provvedere agli obblighi presi nei confronti dei fornitori o dei creditori, la persona fisica risponderà in maniera illimitata con il suo patrimonio personale.

La responsabilità limitata delle Srl, invece, protegge il capitale personale. Ciò è possibile perché una Srl costituisce un soggetto giuridico a sé stante, a cui verranno imputate tutte le obbligazioni sociali e su cui i creditori potranno rivalersi. Questo tipo di società di capitali permette quindi di scongiurare la commistione tra il patrimonio personale dei soci e il patrimonio del nuovo soggetto giuridico, ovvero della società.

In alcuni casi, tuttavia, questa commistione si verifica anche nelle società a responsabilità limitata e si tramuta in una responsabilità di tipo personale allargata. Scopriamo perché.

La responsabilità limitata

Partiamo da una premessa: la responsabilità limitata è limitata non soltanto al capitale investito in una società, ma anche a quello che si è promesso di investire. Nel momento in cui si costituisce una Srl, si sottoscrive un capitale sociale. Di questa sottoscrizione è obbligatorio versare almeno il 25% in contanti. Fanno eccezione le società unipersonali, per le quali viene versato in un’unica quota l’ammontare totale.

Poniamo il caso che ci siano due soci al 50% e che il capitale sociale della Srl corrisponda a 10 mila euro. Ogni socio si impegna a sottoscrivere un capitale sociale pari a 5.000 euro. Nel momento della costituzione societaria, i due soci non sono obbligati a versare i 5 mila euro a testa richiesti, in quanto la legge consente un versamento minimo pari al 25% del capitale sociale. Pertanto, i soci, recandosi dal notaio per la costituzione della società, possono limitarsi a versare 2.500 euro sul totale dei 10.000.

Ciò significa che la loro responsabilità è limitata a 2500 euro? Assolutamente no. Dal momento che i soci hanno sottoscritto un capitale sociale di 10 mila euro, sono tenuti a versare ancora 7.500 euro. La società o l’amministratore, infatti, possono sollecitare i soci al versamento del restante per far fronte alle obbligazioni sociali, in quello che in gergo tecnico prende il nome di «richiamo del capitale sottoscritto».

Questa sottoscrizione si ripete ogni volta che i soci fanno un aumento di capitale. Per effettuare un aumento di capitale, è però prima necessario aver completato tutti i versamenti che, nel nostro esempio, ammontano a 10 mila euro. In seguito, i soci possono versare un altro 25% sul totale dell’aumento di capitale. La società, da parte sua, ha nuovamente la facoltà di richiamare il restate.

Commistione dei patrimoni tra società e i singoli soci

Il secondo caso di commistione dei patrimoni tra società e i singoli soci si verifica quando si ricorre al credito bancario. È molto difficile, soprattutto nelle Srl di piccole dimensioni, che la banca non richieda una fideiussione personale. Nel momento in cui, con una Srl, si accede a un prestito bancario, la banca chiede personalmente la fideiussione, ovvero una garanzia da parte dei singoli soci. Se la società dovesse mancare di pagare le rate del finanziamento del mutuo, scatterà l’immediata richiesta di soldi da parte della banca ai soci garanti.

Il rapporto di fideiussione non è un rapporto societario, ma un rapporto di tipo privato tra il singolo socio e la banca. Si tratta di una specie di triangolazione giuridica tra socio, banca e società, in cui è però il socio amministratore, in ultima istanza, a rispondere personalmente del mancato pagamento di quel singolo debito. Si noti che il socio, in caso di fallimento societario, non è tenuto a coprire i debiti generati dalla società, ma solo a restituire il singolo debito rimasto in sospeso con l’ente bancario.

Operazioni contabili di aggiustamento

Il terzo e ultimo caso si verifica in presenza di operazioni contabili di aggiustamento. Si pensi a una società di piccole dimensioni. In questo tipo di realtà, solitamente, la contabilità non è seguita su base giornaliera, mensile o persino trimestrale, alle volte. Pertanto, è abbastanza frequente che si creino delle situazioni di rilevazione contabile che portano, per esempio:

  • a una cassa molto elevata;
  • allo spostamento di poste in favore di crediti verso i soci;
  • a situazioni di utilizzo di riserve.

Queste operazioni di aggiustamento, in genere effettuate per far quadrare il bilancio, generano delle anomalie contabili che fanno sì, in caso di fallimento o di vendita della società, che i nuovi amministratori possano rivalersi sul patrimonio personale dei vecchi soci, chiedendo loro di restituire o rifondere il capitale mancante alla società.



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