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Depenalizzazione reati: perché avviene

4 Ottobre 2021
Depenalizzazione reati: perché avviene

Perché un reato viene depenalizzato e trasformato in un semplice illecito amministrativo o civile?

Sono in molti a chiedersi spesso perché avviene la depenalizzazione dei reati. In un’epoca in cui la diffidenza nei confronti del legislatore è generalizzata e difficilmente sradicabile, non appena si mette mano a una sanzione penale e la rende più leggera o la si cancella del tutto, è normale chiedersi quali interessi si nascondano dietro tali scelte, quale politico ne trae beneficio, quali “amici” è necessario salvare.

A volte, però, si fa prima a pensar male che a comprendere le vere ragioni giuridiche di una riforma legislativa. E proprio la scelta della depenalizzazione può nascondere numerosi vantaggi sia per lo Stato che per la collettività. 

Ecco alcuni importanti spunti di riflessione che possono sfuggire, specie a chi non è un tecnico del diritto, quando ci si chiede perché avviene la depenalizzazione dei reati.

Che significa depenalizzazione?

Depenalizzazione significa cancellare un reato, rendere cioè non più penalmente rilevante una condotta che in precedenza era tale.

Non sempre «depenalizzare» significa «legalizzare». Il fatto di cancellare un reato non implica che il comportamento sia automaticamente diventato lecito. Il più delle volte, alla depenalizzazione consegue un diverso trattamento sanzionatorio: così ciò che un tempo costituiva reato può essere trasformato in un semplice illecito amministrativo o civile. Così è successo, nel 2016, al reato di danneggiamento, agli atti osceni in luogo pubblico o agli atti contrari alla pubblica decenza che ora sono puniti solo con sanzioni amministrative.

Cambiano quindi le conseguenze della condotta anche se, non sempre, queste sono più leggere. Così ben potrebbe essere che un illecito, pur trasformato da penale ad amministrativo, venga sanzionato con una pena pecuniaria più pesante. Si pensi agli atti osceni in luogo pubblico, oggi puniti con una sanzione da 5.000 a 30.000 euro quando un tempo veniva prevista la reclusione a tre mesi di carcere, quasi mai applicata nei confronti degli incensurati.

Perché la depenalizzazione dei reati?

Il più delle volte, la depenalizzazione di un reato consegue a una riconsiderazione della condotta incriminata: ciò che un tempo veniva ritenuto grave e deplorevole potrebbe non esserlo più alla luce dei cambiamenti economici e sociali che coinvolgono, nel tempo, la collettività.

Esemplare è il caso del protesto di assegni e cambiali. Da quando l’instabilità economica ha reso più aleatoria la programmazione dei budget familiari o imprenditoriali, la condotta di chi non adempie i propri debiti non viene più moralmente condannata come un tempo. 

In questo senso, il legislatore è più volte intervenuto nel definire la soglia di punibilità penale dell’evasione fiscale, aumentando o diminuendo gli importi a seconda del periodo storico e delle finalità perseguite dalla politica. Si pensi all’omessa dichiarazione dei redditi che oggi è un semplice illecito amministrativo quando l’imposta evasa allo Stato non supera 50mila euro mentre un tempo il tetto era di 30mila euro. 

I vantaggi della depenalizzazione

Se è vero che una norma viene rispettata nella misura in cui la relativa pena sia certa, la depenalizzazione offre numerosi vantaggi. Vediamoli da vicino. 

Quando la condotta viene punita penalmente, è necessario innanzitutto far partire le indagini. Questa fase, che non dura quasi mai meno di 6 mesi, può prolungarsi fino a 1 anno. Concluse le indagini, viene formulato il capo di imputazione e si passa al rinvio a giudizio. A quel punto, parte il processo penale vero e proprio. Qui, la condanna è tutt’altro che scontata, anche quando la colpevolezza è indiscutibile. Bisogna infatti considerare una serie di possibili imprevisti, primo tra tutti la prescrizione che ha spesso salvato da condanna certa numerosi imputati. 

Ci sono poi i tipici inghippi in cui può inciampare ogni processo: inghippi, il più delle volte, di natura formale e procedurale. Un difetto di notifica, la mancata autorizzazione per le indagini più delicate, il vuoto di memoria di un testimone: tutto ciò può pregiudicare la condanna del reo. 

Ci sono poi i numerosi “sconti” che la legge penale prevede per chi commette reati minori: primo tra tutti la «particolare tenuità del fatto» che, in assenza di conseguenze gravi e di condotte abituali, consente di ottenere l’archiviazione del procedimento penale e il perdono del reo.

Invece, nel caso di illeciti amministrativi, la sanzione viene inflitta direttamente dal Prefetto che ha ricevuto la segnalazione dalle autorità (ad esempio dalla polizia). 

I termini qui sono a favore dell’amministrazione della giustizia e non del trasgressore: ci sono infatti ben 5 anni di tempo per notificare al colpevole il verbale, senza che nel frattempo possa scattare la prescrizione. 

Inoltre, la sanzione viene irrogata senza la necessità di un preventivo processo, ma solo sulla base dell’accertamento eseguito dal pubblico ufficiale, proprio come succede per le violazioni del Codice della strada. Spetterà poi al trasgressore, se lo ritiene opportuno, proporre ricorso per impugnare – a proprie spese – il verbale e far annullare la multa. 

Insomma, rispetto al processo penale, nell’ambito degli illeciti amministrativi i ruoli delle parti si invertono e chi sa di non avere chance di successo potrebbe abbandonare l’idea del ricorso, accettando la sanzione.

A conti fatti, per gli illeciti amministrativi la pena è più “certa” rispetto agli illeciti penali. 

L’incriminazione penale ha un indubbia forza: quella della “macchia” sulla fedina, cosa che ancora costituisce – non per tutti – uno stigma sociale. Ma colpire il portafogli ha tutt’altra portata e maggior effetto deterrente.

Solo sotto un profilo ideologico la sanzione penale è più grave di quella amministrativa ma, da un punto di vista economico, non è detto che sia così. Anzi, l’esperienza insegna che, tutte le volte in cui si è voluto cancellare un reato, alla depenalizzazione ha fatto da contraltare un inasprimento delle sanzioni. In tal modo, al beneficio per la fedina penale, hanno fatto da contraltare le più gravi conseguenze economiche per il colpevole.

Ultimo vantaggio della depenalizzazione è l’alleggerimento del carico giudiziale per i tribunali che, in tal modo, potrebbero concentrarsi sui processi per reati più seri e gravi, senza perdere tempo nelle questioni che, di solito, non destano particolare allarme sociale. Difatti, come detto, tutta la fase dell’accertamento e dell’irrogazione della sanzione si svolge a livello amministrativo, a cura della Prefettura.

Leggi anche “Differenza tra sanzioni civili, penali e amministrative“.



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